Governo in fibrillazione sul Recovery Fund. Salta il Cdm: Renzi e Boschi minacciano lo strappo

di Redazione

Tensioni sui poteri della task force. Il leader di Italia Viva: «Se pensano che stia scherzando, mi conoscono poco. O si cambia, o io mi sgancio». Oggi un nuovo Consiglio dei ministri

E alla fine, le tensioni portano a un nuovo slittamento del consiglio dei ministri sul Recovery Fund. Previsto per oggi (dopo che ieri era stato interrotto a causa della notizia della positività al Coronavirus della ministra dell’Interno Luciana Lamorgese), secondo fonti di governo, a causa del clima che si è creato nella maggioranza, non si terrà nel pomeriggio come previsto. Non c’è l’accordo. La trattativa è di quelle che rischia di logorare la tenuta del governo, e ruota attorno alla figura dei sei manager che gestiranno i progetti del Recovery Plan italiano. Da una parte, il premier Giuseppe Conte vorrebbe inquadrarli sotto l’ombrello di Palazzo Chigi e investirli della facoltà di agire in deroga e con poteri sostitutivi. Dall’altra, Matteo Renzi vorrebbe ridurne l’autonomia. Il braccio di ferro in seno alla maggioranza ha agitato il Consiglio dei ministri di ieri, 7 dicembre. Tanto che nella notte è andato in scena un lungo lavoro di mediazione, con Conte che sembra intenzionato a cedere alle richieste dell’ingombrante alleato di governo, ma teme per la tenuta dell’esecutivo in vista dei prossimi scogli.


Consiglio dei ministri ad alta tensione

Secondo quanto si apprende da fonti di maggioranza, nella riunione tecnica del pre-Consiglio dei ministri, chiamato a trovare una quadra non solo sullo schema di aggiornamento del Recovery ma, soprattutto, sulla cabina di regia destinata a finire in un decreto ad hoc, Italia Viva ha fatto muro. «Il problema – ha fatto sapere Renzi nel corso di una serata ad alta tensione – non è solo la governance del Recovery, è tutto il piano. Se pensano che io stia scherzando, mi conoscono poco. Se non cambia, io mi sgancio». Conte, riporta la Repubblica, teme che la maggioranza sia entrata nel pericoloso terreno dei pretesti. La priorità, a Palazzo Chigi, è evitare figuracce europee e, soprattutto, crisi di governo.


Tentativi di mediazione

Ecco allora che il premier sembra pronto a rinunciare ad alcuni dei poteri dei sei manager. Non solo. Nel corso delle discussioni tra i vertici della maggioranza, s’è parlato anche di includere la renziana Teresa Bellanova nel team di ministri (il dem Roberto Gualtieri e il pentastellato Stefano Patuanelli) incaricato, assieme a Conte, di vigilare sull’utilizzo dei 209 miliardi di euro in arrivo dall’Unione europea. L’ipotesi, per ora, è stata messa da parte per le resistenze del Pd, ma ai renziani l’idea di essere esclusi dal processo decisionale non piace. «Già abbiamo Orban che frena – ha sbottato il ministro Peppe Provenzano – dividerci anche tra noi per ragioni di visibilità sarebbe molto grave».

Boschi: «Se Conte vuole rompere faccia pure»

Dopo il nulla di fatto di ieri – la riunione è stata interrotta a causa della positività della ministra Luciana Lamorgese -, oggi è previsto un nuovo Consiglio dei ministri. Il rischio di una fumata nera, però, c’è ed è concreto. «Se rischiamo la rottura? Spero di no, ma temo di sì», ha alzato il tiro Maria Elena Boschi in una intervista al Corriere della Sera. «Siamo in presenza di un fatto gravissimo. Non è possibile che il premier sostituisca il governo con una task force, i servizi segreti con una fondazione, le sedute parlamentari con le dirette Facebook. Sono mesi che chiediamo una discussione parlamentare e scopriamo oggi un piano di cento pagine che commissaria i ministri con un emendamento in legge di Bilancio? Se il premier vuole rompere ci dispiace, ma faccia pure».

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