Lo sfogo di Ippolito (Cts): «Da novembre muoiono 600 persone al giorno, ma sembra che non interessi a nessuno»

di Maria Pia Mazza

Il direttore scientifico dell’Istituto Spallanzani sul vaccino: «Dopo tutto quello che abbiamo passato, perché non dovremmo voler tornare alla normalità?»

«Angela Merkel è andata in tv a scongiurare i suoi concittadini di limitare i contatti e rimanere a casa il giorno in cui è stato raggiunto il record di 590 decessi. In Italia muoiono in media 600 persone al giorno dall’inizio di novembre, ma sembra che la cosa non interessi a nessuno». C’è un senso di profonda amarezza nelle dichiarazioni del professor Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell’Istituto Spallanzani di Roma e membro del Comitato tecnico scientifico. Parlando dello stato dell’emergenza Coronavirus in Italia, il membro del Cts rileva come quanto accaduto negli scorsi mesi non abbia insegnato nulla, tant’è che ora, con il nuovo timido rallentamento della curva dei contagi, «si stanno ripetendo gli stessi errori».


Solo ieri il Comitato tecnico scientifico ha chiesto al Governo nuove restrizioni per far fronte al numero ancora «preoccupante» di contagi. Un messaggio recepito, anche se con qualche riserva. Ma il tempo ormai stringe e il ministro per la Salute, Roberto Speranza, ha assicurato che l’esecutivo guidato da Giuseppe Conte rimodulerà le misure messe in atto con il Dpcm del 3 dicembre scorso, applicando ulteriori strette per scongiurare la terza ondata. Anche se questa, secondo diversi esperti, sembra praticamente inevitabile.


«Il virus era pericoloso a marzo scorso e lo sarà a marzo 2021»

«Il virus è ancora lì e si diffonde sempre allo stesso modo – ribadisce con forza Ippolito in un’intervista al Corriere della Sera – è pericoloso oggi come lo era a marzo scorso e come lo sarà a marzo del 2021, se non saremo stati intelligenti durante le festività di fine anno». E non mancano dure accuse verso chi ha minimizzato la portata della pandemia: «In Italia ci sono stati 30.000 decessi per il Coronavirus da quando, a fine maggio, qualcuno disse che il virus clinicamente non esisteva più», ricorda il professor Ippolito, riferendosi al professor Alberto Zangrillo

Ma il direttore scientifico dello Spallanzani non risparmia neanche chi, come la dottoressa Maria Rita Gismondo, ha detto di «non essere sicura che nei camion militari, che lo scorso marzo uscivano dall’ospedale di Bergamo, ci fossero effettivamente dei cadaveri». Dichiarazioni che non aiutano di certo la piena comprensione della realtà delle cose e che di conseguenza potrebbero influenzare in negativo i comportamenti delle persone. 

«Il vaccino s’è dimostrato sicuro»

Anche perché la strada è ancora tutta in salita e, sino a quando la campagna di vaccinazione non sarà capillare e raggiungerà percentuali superiori al 70%, «non dovremo dimenticarci che le armi di difesa» sono mascherine, distanziamento sociale, igiene. A chi ancora è scettico nei confronti del vaccino, il professor Ippolito dice: «Per quale motivo, dopo tutto quello che abbiamo vissuto quest’anno, non dovremmo fare un vaccino, che si è dimostrato sicuro ed efficace nel 95% dei casi, che ci permetterebbe di tornare alla vita di un anno fa?».

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