Il rientro a scuola con l’incognita della variante Covid, in forse il 7 gennaio: i dubbi degli esperti

Tra chi invece si dice sicuro della ripresa c’è l’ex ministro dell’Istruzione Bussetti, ora dirigente dell’Ufficio scolastico lombardo: «A gennaio, gli studenti torneranno sui banchi per seguire in presenza le lezioni»

«A gennaio, gli studenti degli istituti superiori di Milano torneranno a scuola per seguire in presenza le lezioni». Nessun dubbio all’orizzonte per il dirigente dell’Ufficio scolastico del capoluogo lombardo ed ex ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti: dal 7 gennaio i ragazzi faranno il loro ritorno sui banchi e lo faranno «nelle migliori condizioni possibili, grazie a un piano approvato e reso pubblico oggi dalla Prefettura di Milano», scrive Bussetti in un post su Facebook. Per l’ex ministro l’andamento epidemico del Coronavirus non sembra un ostacolo, così come la sua nuova variante, che non è presa nemmeno in considerazione. Certo è che se il numero di contagi dovesse ricominciare a salire, quella data rischierebbe uno slittamento nel tempo.


«All’incertezza delle scorse settimane abbiamo risposto con la determinazione di una squadra. Ragionando sull’intera partita, riadattando le esigenze delle categorie coinvolte, convergendo verso l’unico obiettivo possibile: il benessere dei nostri ragazzi e il contenimento del contagio. Tutte le Istituzioni hanno fatto la propria parte». Il dirigente spiega che al tavolo gestito dalla Prefettura «ho condiviso le difficoltà dei dirigenti scolastici, le richieste degli insegnanti e, naturalmente, le attese degli studenti. Già da aprile avevo iniziato a lavorare sui trasporti, convinto che non potesse esserci un rientro in sicurezza senza considerare come il “tempo scuola” fosse da quando lo studente esce di casa fino al suo ritorno. E non da quando entra in un edificio scolastico fino all’uscita al termine delle lezioni», prosegue il provveditore.

E conclude: «Dal 7 gennaio, entro le ore 8 faranno il loro ingresso a scuola fino al 50% degli studenti totali. Dopo le 9.30, i restanti fino a raggiungere la percentuale del 75% della popolazione studentesca», come indicato dal ministero dell’Istruzione. «Di fronte alle emergenze, non esiste che una risposta: agire subito, insieme».

Pregliasco: «Con la scuola che riapre non sono tranquillo»

ANSA/Mourad Balti Touati | Fabrizio Pregliasco

Diversa è la visione delle cose per il virologo Fabrizio Pregliasco, ricercatore di igiene dell’Università degli Studi di Milano, che invece mette un freno alla questione scolastica, proprio per via della mutazione del virus. «La riapertura delle scuole non fa stare tranquilli», dice a Il Messaggero. «Ricordiamo che la riapertura a settembre ha dato una bella spinta a questa seconda ondata. Se quindi vogliamo riaprirle, bisognerà prima capire cosa fare perché non rappresentino di nuovo un rischio». E aggiunge: «Se finora riuscire a tenere sotto controllo il Sars Cov 2 non è stato affatto semplice, con la mutazione che lo rende più contagioso la situazione potrebbe sfuggire di mano». Ecco perché, «occorre aumentare la nostra responsabilità personale e rispettare tutte le misure di sicurezza. Siamo alla seconda ondata, ma rischiamo un rialzo davvero pericoloso».

Ricciardi: «Con variante, difficile riprendere le lezioni»

ANSA/BOVE | Walter Ricciardi

«È arduo riaprire» la scuola in presenza dal 7 gennaio. Così ieri, 21 dicembre, Walter Ricciardi, consigliere del ministero della Salute, in un’intervista radiofonica a Un Giorno da Pecora. Per lo scienziato, la variante Covid andrebbe presa di petto con un lockdown totale e «subito». Questo perché, «se esplosa in Gran Bretagna, accelera la diffusione del contagio in tutta Europa». Che la variante inglese arrivasse «era prevedibile» ha specificato lo scienziato. «Purtroppo il governo inglese ha avvertito tardi e questo non è bello». ha aggiunto. E sottolinea che per Natale aveva in mente ben altro: «Avrei fatto misure di più lunga durata sul modello di Germania e Austria perché quelle prese – ha sottolineato – non sono sufficienti».

Locatelli: «Se Regioni in fascia gialla, mi auguro si riapra»

locatelli
ANSA/Andrea Fasani | Franco Locatelli

Più morbido ma comunque in allerta è Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di Sanità, che sulla ripresa della scuola il 7 gennaio dice: «Mi auguro che potranno riaprire. Se larga parte delle regioni sarà in fascia gialla ci potranno essere le condizioni, tenendo presente che la scuola è la priorità assoluta». E spiega al Fatto Quotidiano che, per quanto riguarda la variante del virus, «ci sono già diverse varianti di SarsCov2. Quella inglese è un ceppo isolato il 20 settembre progressivamente emerso come la variante di gran lunga più diffusa nel Regno Unito. I colleghi inglesi ci informano di una sua maggiore velocità di trasmissione. Per il resto, soprattutto per capacità di determinare forme più gravi di malattia Covid-19, non c’è nulla di diverso».

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