La Brexit fa anche cose buone: da oggi nel Regno Unito addio alla Tampon Tax

di Angela Gennaro

La cancellazione è resa possibile dal fatto che il Paese non è più legalmente vincolato alla direttiva europea sull’Iva che impone «un’imposta minima del 5% su tutti i prodotti sanitari»

Addio Europa, ma addio anche alla cosiddetta Tampon Tax. A fare quello che in Italia continua a sembrare impensabile – e che, se proposto, non manca di essere addirittura deriso – è il Regno Unito, che abolisce con oggi, 1 gennaio 2021 – e quindi con la Brexit che diventa realtà – la tassa sui tamponi: niente più Iva sui prodotti sanitari per le donne. «I prodotti sanitari sono essenziali, quindi è giusto non addebitare l’Iva», dice in una nota il Cancelliere dello Scacchiere (ovvero il ministro dell’Economia e delle Finanze britannico) Rishi Sunak.


L’abolizione della Tampon Tax è uno dei tanti cambiamenti che l’uscita dall’Unione europea porta, indirettamente, con sé. Ed è una promessa mantenuta: l’annuncio era infatti stato fatto dal ministro in occasione del bilancio di marzo 2020. Ora, giacché il periodo di transizione si è concluso il 31 dicembre 2020, il Regno Unito «non è più vincolato dalla direttiva Ue sull’Iva che impone un’imposta minima del 5% su tutti i prodotti sanitari», spiega la nota.

Brexit e mestruazioni

Mentre in Italia dalla legge di Bilancio è stato cancellato l’emendamento a prima firma di Laura Boldrini per la riduzione dell’Iva su assorbenti e prodotti sanitari femminili, il Regno Unito l’Iva la cancella del tutto. Con un risparmio stimato, secondo il Tesoro, di quasi 40 sterline nel corso della vita di una donna, 7 centesimi su una confezione di 20 tamponi e 5 centesimi su quella da 12 assorbenti.

Come? Lo spiega lo stesso ministero del Tesoro britannico: il Paese, con la Brexit, non è più legalmente vincolato dalle leggi dell’Unione europea che hanno visto i prodotti sanitari «soggetti a cinque diverse aliquote Iva dal 1973, l’ultima delle quali era del 5%, in vigore dal gennaio 2001». Il Regno Unito ha già rigettato il vincolo della direttiva europea sull’Iva con il Finance Act del 2016, approvando in parlamento un’aliquota zero (da applicarsi appena possibile da un punto di vista legale, quindi da oggi) e l’istituzione del Tampon Tax Fund nel 2015 per donare denaro in beneficenza equivalente all’importo delle entrate Iva raccolte e finanziare progetti per le pari opportunità.

La novità è stata accolta con favore da chi, da anni, fa campagne e battaglie per chiedere l’abolizione di quella che viene definita, spiega la BBC, una «tassa sessista». Tra loro anche Laura Coryton, 27 anni, impegnata in campagne per l’abolizione della Tampon Tax fin da quando ne aveva 21. Coryton spiega alla BBC che l’abolizione pone fine «a un sintomo di sessismo, sfidando il messaggio negativo sulle donne che questa tassa inviava alla società».

«La strada per arrivare fino a qui è stata lunga», aggiunge Felicia Willow, direttrice generale della Fawcett Society, organizzazione a difesa dei diritti delle donne. «Ma finalmente la tassa sessista che vedeva i prodotti sanitari classificati come articoli di lusso non essenziali può essere consegnata ai libri di storia». «Sento che stiamo discutendo su un bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto», diceva solo mercoledì scorso Sir Bernard Jenkin, presidente conservatore del Commons Liaison Select Committee, nel corso del dibattito sulla Brexit. «Ma penso che valga la pena ricordare a noi stessi che saremo in grado di fare cose come abolire la tassa sui tamponi, contro cui tante onorevoli signore hanno inveito contro il governo, solo perché stiamo lasciando l’Ue».

Quando le mestruazioni sono un lusso

La cancellazione, spiega ancora la nota del ministero, fa parte di una più ampia azione del governo per porre fine alla Period Poverty, un termine con cui si indica l’impossibilità economica per donne e ragazze di assicurarsi una idonea igiene nei giorni del ciclo sia dal punto di vista dei prodotti necessari sia da quello di luoghi idonei, attrezzati e puliti. «Abbiamo già lanciato prodotti sanitari gratuiti nelle scuole, nelle università e negli ospedali e questo impegno ci fa fare un ulteriore passo in avanti per renderli disponibili e alla portata di tutte le donne», spiega oggi Rishi Sunak.

A fine novembre era stata la Scozia a diventare il primo Paese al mondo a permettere l’accesso gratuito e universale ad assorbenti e tamponi con l’approvazione all’unanimità, da parte del parlamento, del “Period Products (free Provision) Scotland Act”, proposto inizialmente nel 2017 dalla laburista Monica Lennon, con lo scopo di far fronte proprio alla “period poverty“.

L’impossibilità di acquisto di assorbenti e tamponi per le donne – e soprattutto le ragazze – con basso reddito spesso rappresenta un vero e proprio ostacolo alla frequenza scolastica, con annessi effetti su percorsi e istruzione. E l’Unicef stima che in tutto il mondo una scuola su tre non abbia servizi igienici adeguati, una su due nei paesi a basso reddito. In un contesto in cui le mestruazioni restano stigmatizzate in tutto il mondo.

In copertina Unsplash/Josefin

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