I numeri in chiaro, il virologo Maga: «Il virus non rallenta più: il numero di contagi non scende e il tasso di positività è fermo al 30%»

di Cristin Cappelletti

Per il direttore dell’istituto di Genetica molecolare del CNR di Pavia, l’infezione non rallenta più. Anzi, la circolazione del virus mostra segnali di ripresa: «Gennaio è un mese cruciale, dobbiamo stare attenti anche all’influenza». E sulla scuola: «Le regioni fanno bene a posticipare il ritorno in classe»

Nella giornata di oggi l’ultimo monitoraggio sull’andamento dell’epidemia da Coronavirus in Italia ha registrato 10.800 contagi a fronte di 77.993 tamponi, 25 mila in meno rispetto a Ieri. Una fotografia sulla situazione epidemiologica «per niente brillante», spiega a Open il virologo Giovanni Maga, direttore dell’istituto di Genetica molecolare del CNR di Pavia.


Professore, cosa ci dicono i dati di oggi?


«Il numero dei contagi non scende più. Anche guardando al rapporto tra i nuovi casi e i test effettuati, il tasso di positività rimane sempre intorno al 30%. Se poi guardiamo ai ricoveri e alle terapie intensive si osserva un rallentamento nella diminuzione della curva. La circolazione del virus è quindi intensa e stabile e questo era atteso. Quando si impongono misure di restrizione a un certo punto raggiungono la loro efficacia massima e inoltre siamo in una stagione favorevole alla circolazione del virus».

Il ministro della Salute ha intenzione di inasprire l’indice Rt per il passaggio alla zona rossa e arancione. Scelta giusta?

«Credo che non si possa fare altrimenti. L’indice Rt è tornato a salire ed è sopra l’1 in diverse regioni, mentre in altre ci è molto vicino. Ci sono Regioni che hanno indici di occupazione dei letti per i ricoveri e le terapie intensive superiori alla soglia di attenzione e il sistema di tracciamento appare in crisi. Abbiamo una situazione estremamente dinamica e l’infezione non soltanto non rallenta più, ma mostra dei segnali di ripresa».

Ha senso quindi continuare a differenziare per regione?

«Credo che questa diversificazione possa aiutare a tenere sotto controllo la situazione con monitoraggi settimanali. Dobbiamo essere in grado di valutare immediatamente ogni piccolo cambiamento per evitare che la circolazione del virus ci sfugga di mano e si vadano a creare focolai importanti. Ad oggi, non possiamo permetterci un alleggerimento generalizzato delle misure».

E proprio su un allentamento delle misure il tema centrale è la scuola. Che cosa ci dice il report dell’Iss sui focolai scolastici?

«Con un impatto del 2% sui focolai nazionali possiamo dire che, in generale, la scuola è un ambiente sicuro. E lo è nel momento in cui vengono adottate tutte le precauzioni previste: dalla mascherina al distanziamento. La maggior parte delle infezioni che avvengono in quella fascia d’età avvengono fuori dall’ambiente scolastico.

Quello che complica il ritorno a scuola è la gestione di tutto ciò che ci gira intorno: gli afflussi e i trasporti. In questo senso credo che alcune regioni facciano bene a posticipare il ritorno in classe a fine gennaio perché è un mese importante per capire dove stiamo andando. L’influenza non è ancora arrivata e questo è un elemento cruciale da tenere in considerazione».

Ma cruciale è anche la campagna di vaccinazione. In una settimana sono state vaccinate 118 mila persone sulle 480 mila dosi consegnate

«Sicuramente ci sono regioni che vanno più speditamente, ma non andiamo male. Chiaramente più veloci riusciamo ad andare e meglio è. Vediamo per esempio dati molto diversi tra Lazio e Lombardia, due Regioni molto popolose, e diventa difficile capire quali siano gli elementi che ostacolano la campagna di vaccinazioni. È necessario che lo Stato e le Regioni intervengano per facilitare l’accesso al vaccino: è la priorità assoluta. Fino a quando non sarà il nostro turno, la prima difesa rimarrà la mascherina».

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