Parla l’infermiere del video provocazione: «Per i negazionisti siamo assassini e complici di questo complotto. Augurano sofferenze anche ai miei cari» – L’intervista

di Fabio Giuffrida

34 anni, Antonio Capodieci lavora all’ospedale Maggiore di Bologna e non ce la fa più a sopportare gli insulti, le offese e le minacce dei negazionisti. Ieri si è sottoposto alla prima dose di vaccino: «Una luce in fondo al tunnel, ho festeggiato con la mia fidanzata, anche lei infermiera»

Lui è Antonio Capodieci, 34 anni, infermiere all’ospedale Maggiore di Bologna e autore del video provocazione, pubblicato il 6 gennaio da Open, e rivolto ai negazionisti del Coronavirus. «Incredibile come abbiano distorto i contenuti di quel filmato. “Finalmente qualcuno che dice la verità”, hanno detto. Qualcuno ha anche augurato una malattia ai miei cari, chiaramente non il Covid, visto che per loro non esiste». Ed è proprio da qui che nasce la narrazione a colpi di fake news che in questi mesi ha oltraggiato il lavoro di medici e infermieri. Operatori sanitari che ci hanno rimesso la pelle.


Il video provocazione


Video da YOUTUBE | La provocazione dell’infermiere Antonio Capodieci

«Perché non ci credono più?»

«Tutto questo ci fa male, è frustrante, perché non ci credono più? Vengono persino fuori dal pronto soccorso per dire poi che è vuoto. Peccato che le immagini le facciano in lontananza, dal parcheggio. Ma che senso ha?», ci racconta. E la cosa più grave è che capita anche all’interno dell’ospedale: «Certo, tra chi ci dice che siamo esagerati e chi si rifiuta di mettere la mascherina. Poi, però, vedendo i pazienti con l’ossigeno, ci ripensano… Il mio invito è: venite a lavorare insieme a noi così da rendervene conto». Altro che messinscena.

«Per loro siamo complici di un complotto»

Una battaglia che medici e infermieri sembra quasi stiano combattendo da soli. Da eroi a «assassini, terroristi e complici». Un «complotto» dal quale Antonio Capodieci vorrebbe uscire presto: «L’unica volta in cui ho visto i miei genitori è stata in estate, da lontano, con tutte le precauzioni. Sono anziani e vanno tutelati». Lui, tra l’altro, lavora al pronto soccorso, la sua fidanzata in medicina d’urgenza. Entrambi infermieri, entrambi a contatto, tutto il giorno, con pazienti Covid. Entrambi, per ore ed ore, bardati e, dunque, sudati e impossibilitati persino ad andare in bagno. «Da marzo non abbiamo tregua. Mentre i negazionisti dubitano dei decessi, noi assistiamo ai contagi o alla morte di familiari e colleghi. Oltre allo straziante ultimo saluto, tramite tablet, di pazienti Covid in fin di vita».

«Ho festeggiato la prima dose del vaccino»

Ora per Antonio Capodieci – già autore del video «Non sono un eroe» – è il momento della speranza. Ieri è stato sottoposto alla prima dose di vaccino Pfizer. Lui e la sua ragazza. È stato un giorno da incorniciare. Altro che No-Vax. «Abbiamo festeggiato, è la luce in fondo al tunnel. È una speranza, certo. Certo, sappiamo che anche nel 2021 sarà dura ma ne usciremo. Vogliamo tornare a sorridere con i nostri pazienti».

Foto in copertina di ANTONIO CAPODIECI

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