Coronavirus, Fontana fa ricorso al Tar contro il Dpcm: «Dovremmo essere arancioni, criteri sbagliati per la scelta dei colori»

di Redazione

Entro martedì mattina il presidente della Lombardia depositerà il testo al Tar del Lazio: «L’Rt non è un parametro adeguato»

Si prospettano giorni intensi per i Tar di tutta Italia. Dopo i ricorsi presentati da genitori e associazioni contro le chiusure delle scuole nelle zone non rosse, ora anche Attilio Fontana, presidente della Lombardia, si rivolge a un tribunale regionale. Tra stasera e domani mattina, verrà depositato il ricorso già formulato al Tar del Lazio, attraverso il quale la Regione impugnerà l’intero Dpcm anti Coronavirus – e non, come si pensava inizialmente, l’ordinanza del ministro Roberto Speranza sulla zona rossa.


A essere criticati sono i criteri attraverso i quali viene deciso il colore delle varie Regioni. Secondo il presidente, che ha parlato in una conferenza stampa, il governo dovrebbe dare «maggior peso al parametro dell’incidenza» piuttosto che a quello sugli scenari di rischio. Fontana si è detto «assolutamente convinto che l’interpretazione più corretta dei parametri dovrebbe prevedere che la Lombardia si trovi in zona arancione e non in zona rossa». «C’è un documento tecnico – ha sottolineato – che ribadisce l’importanza fondamentale dell’incidenza piuttosto che dell’indice Rt».

Fontana: l’Rt è una fotografia «vecchia»

Nelle scorse ore si era già consumata una discussione interna sulla zona rossa e sull’Rt. Secondo la giunta, la decisione di mettere la Lombardia in zona rossa sarebbe stata presa sulla base di dati vecchi relativi all’indice di trasmissione del contagio – il famoso Rt, appunto. La neo vicepresidente e assessora al Welfare Letizia Moratti aveva chiesto al governo di sospendere «con effetto immediato» l’ordinanza del ministero della Salute per due giorni, così da dare tempo alla Regione di fornire dati più aggiornati.

Secondo quanto comunicato da Moratti, al 16 gennaio la situazione in Lombardia fotograferebbe un Rt all’1,01 – in decremento rispetto al’1,17 di domenica 10 gennaio. In ogni caso, quel che rivendica la Lombardia è che «l’Rt è un parametro strutturalmente in ritardo»: quello attraverso il quale è stata decisa la zona rossa si riferisce alla settimana dal 23 al 30 dicembre, «mentre l’incidenza è un parametro molto più aggiornato e aderente alla realtà».

«Nel caso in cui il governo dovesse risponderci – ha dichiarato Fontana- saremmo pronti anche a cambiare idea sul ricorso». «Mi rendo conto che per il governo oggi è una giornata un pochettino complicata (c’è il voto alla Camera per la fiducia al premier Giuseppe Conte, ndr), quindi non mi sento di accusare nessuno. Però – ha insistito – noi avevamo necessità di dare seguito all’impegno che ci eravamo assunti».

Malfunzionamenti nel sistema di sorveglianza

Intanto, malfunzionamenti del sistema di biosorveglianza mandano in tilt i sindaci. La scorsa settimana, i primi cittadini lombardi hanno visto schizzare il numero dei positivi senza apparente ragione sul sistema di monitoraggio a cui hanno accesso tutte le amministrazioni locali. Una delle prime a segnalare l’intoppo è stata la sindaca di Peschiera Borromeo, Caterina Molinari: «La mappa dei contagi non funziona», ha detto a la Repubblica. «Fino al 9 gennaio avevamo poco meno di 400 casi, un numero verosimile per la nostra realtà. Ma da mercoledì scorso la stessa piattaforma ne indica circa 1.200. Significa 800 in più nel giro di pochissimo in un Comune di 24 mila abitanti».

Immagine di copertina: ANSA / Mourad Balti Touati

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