Il caso Regeni al Consiglio Ue cinque anni dopo la scomparsa. Di Maio: «Gravi responsabilità dell’Egitto»

L’intervento in video conferenza del ministro degli Esteri italiano: «Avviare un dialogo costruttivo con Il Cairo, ma non a scapito dei diritti umani»

Era il il 25 gennaio del 2016 quando, alle 19.41, Giulio Regeni inviò dall’Egitto l’ultimo messaggio prima di sparire. Il suo corpo venne trovato senza vita solo il 3 febbraio, torturato e abbandonato sul ciglio della statale che dal Cairo porta ad Alessandria. Per cinque anni le autorità egiziane hanno depistato le indagini portate avanti dalla procura di Roma. Oggi, 25 gennaio, nel giorno dell’anniversario della scomparsa, il caso dell’omicidio del ricercatore friulano è discusso nel Consiglio degli Esteri Ue, durante il quale i ministri dei Paesi membri sono chiamati a decidere se intraprendere nuove azioni.


«Da cinque anni la famiglia di Giulio e tutti noi chiediamo giustizia, ma non è ancora arrivata», ha detto in video collegamento alla riunione il ministro degli Esteri italiano Luigi Di Maio. «Di recente la Procura di Roma ha portato a conclusione indagini che hanno individuato gravi responsabilità che presto saranno sottoposte al vaglio di un processo. Sia chiaro, l’Italia ritiene l’Egitto un interlocutore cruciale nel Mediterraneo (soprattutto per la vendita di armi e navi, ndr), e ritiene che il nostro compito in Europa sia quello di avviare un dialogo franco, costruttivo e trasparente con Il Cairo, ma non può avvenire a scapito dei diritti umani».

«Il suo barbaro omicidio – ha dichiarato ancora Di Maio – è una ferita ancora aperta in Italia. Ma oggi sono qui a confrontarmi con voi perché quella stessa ferita è inevitabilmente anche europea». La speranza è che tanto il governo italiano quanto le istituzioni europee facciano sentire la loro voce per pretendere verità e giustizia per Giulio in maniera concreta, come ribadito con forza dai familiari e dalle associazioni impegnate nella battaglia per il rispetto dei diritti umani.

Anche stavolta, non sarà facile veder muoversi qualcosa, perché non c’è solo l’Italia ad avere interessi economici in Egitto. Anche la Francia ha rapporti più che buoni con il regime egiziano, tanto che lo scorso mese Emmanuel Macron ha conferito la Legion d’onore ad al-Sisi. Stando a quanto appreso, sul caso Regeni sono intervenuti i ministri degli Esteri di Lussemburgo, Belgio, Grecia, Cipro, Estonia, Bulgaria, Malta, oltre all’Alto rappresentante Josep Borrell, per esprimere solidarietà.

Immagine di copertina: ANSA/EDOARDO SISMONDI

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