Il dem Alfieri avverte Renzi: «Al Quirinale dia la disponibilità a dialogare con Conte o Italia viva si sfalderà» – L’intervista

Il senatore, coordinatore di Base riformista, smentisce i malumori all’interno del Pd per l’appoggio al premier: «Ma deve cambiare sulla giustizia e impegnarsi davvero per il proporzionale»

C’è chi parla di un Partito democratico incrinato, con alcuni retropensieri sull’appoggio senza riserve a Giuseppe Conte per un terzo governo guidato dall’avvocato. Base riformista, la corrente capeggiata dal ministro della Difesa Lorenzo Guerini e dall’ex ministro e braccio destro di Matteo Renzi, Luca Lotti, è tra i gruppi interni al Pd meno convinti della linea contiana adottata dal segretario Nicola Zingaretti. «Sono solo dicerie messe in giro da qualcuno per dividerci. Siamo tutti allineati sul reincarico a Conte», dice il senatore Alessandro Alfieri, coordinatore di Base riformista.


Perché, per voi, al primo giro di consultazioni esiste solo l’ipotesi Conte ter?


«Conte è il miglior punto di equilibrio tra le forze di maggioranza. Il Pd è compatto nel fare il suo nome, con un allargamento della base parlamentare per le sfide enormi che ci attendono. Allo stesso tempo, va rilanciato il patto di legislatura: devono essere più riconoscibili le battaglie del Partito democratico. Gli autonomisti, il gruppo degli europeisti, Leu, i 5 stelle e noi facciamo il nome di Conte al presidente della Repubblica, senza incertezze».

Non ha inserito nell’elenco Italia viva.

«Italia viva non sappiamo cosa andrà a dire. Ma non penso che si possano permettere di mettere un veto su Conte, perché causerebbe dei problemi interni».

Un veto no, ma proporre altri nomi sì.

«Quando tutte le altre forze di maggioranza danno un segnale di poter andare avanti con Conte sarebbe un veto proporre altre persone per Chigi. Renzi fa trasparire che non ci sono veti, e allora se non ci sono davvero è giusto consentire a Conte di verificare se incontra una maggioranza solida».

State lasciando carta bianca a Conte?

«Non proprio. Anche lui deve dare un profilo più definito e una prospettiva politica al gruppo degli europeisti. Quando si dice che la maggioranza deve essere solida, intendiamoci, deve essere solida sia quantitativamente che qualitativamente. Visto che la proposta di una nuova formazione europeista è partita da lui in aula, adesso compete a Conte chiarirne le caratteristiche».

È una perifrasi per chiedere chiarimenti sugli incarichi di governo che Conte affiderà al nuovo gruppo?

«No, no. Parlo di una prospettiva programmatica, di una maggiore fisionomia, anche per permettere a questa formazione di diventare più attrattiva nei confronti di qualche parlamentare che è lì, affacciato alla finestra, a cerca di capire il futuro di questo nuovo soggetto. Ad esempio, aspettiamo parole chiare sulla riforma della legge elettorale in senso proporzionale. Ancora, un ragionamento sulla giustizia: da tempo il Pd chiede un cambio di passo su questo tema».

Il cambio di passo corrisponde a un passo indietro di Bonafede?

«Non è una questione personale. Le persone sono una conseguenza. Dobbiamo capire se c’è la volontà di mettere mano alla riforma della giustizia».

Tornando al problema del gruppo degli europeisti, Merlo ha detto che loro si pongono come embrione del nuovo partito di Conte. Il Pd è preoccupato dalla nascita di un nuovo partito che può erodere il suo consenso?

«Più che di parlare di un partito, ritengo che questo sia il momento di parlare di un gruppo che sostiene un progetto di governo e sottoscrive un patto di legislatura. Per questo chiediamo che Conte dia un profilo chiaro al progetto, soprattutto dal punto di vista qualitativo».

Sul fronte Italia viva, come mai il Pd e anche il suo segretario, Nicola Zingaretti, mantiene i toni alti?

«C’è stato un grande senso di responsabilità da parte del Pd, ma non possiamo dimenticare che la crisi l’ha creata Renzi, ritirando le ministre e attaccando Conte. Adesso non bastano le dichiarazioni e le conferenze stampa di Renzi e Italia viva sulla volontà di dialogare. Servono atti concreti, servono comportamenti concludenti. Renzi, mantenendo le sue idee, le sue specificità, il suo profilo, dimostri di sostenere il tentativo di un Conte ter».

Ribadisco, il Pd continua a polemizzare con Renzi, non mi sembra un buon modo per tornare a collaborare.

«Ribadisco anch’io: occorre andare avanti senza veti e rigidità da parte di nessuno. Se si vuol rafforzare la maggioranza, partendo da un progetto europeista e di responsabilità nazionale, è chiaro che non puoi porre veti e il Pd non li ha posti. Certo, è lecito ricordare di chi sono le responsabilità della crisi, ma poi la politica non si fa con i risentimenti».

Parlava di comportamenti concludenti e di atti concreti: cosa vi aspettate da Renzi?

«Quando ci sono cinque gruppi che vanno a indicare Conte come prospettiva di una nuova fase politica, con partiti che hanno un numero di senatori vicino a 160, Renzi può dare una prova di essere disponibile a ragionare con Conte, sedersi al tavolo. Anche perché, se Italia viva non aprisse a Conte durante le consultazioni con Mattarella, si innescherebbe un’accesa discussione all’interno del suo gruppo. Conosco bene molti parlamentari di Italia viva e conosco anche il loro travaglio interiore, la difficoltà di dover dividere le loro strade da una collaborazione comune con il Pd. La loro preoccupazione di collocarsi dallo stesso lato dei sovranisti, poi, è molto forte. Se Renzi tira troppo la corda…».

Se al primo giro di consultazioni non emergesse con chiarezza il nome di Conte, occorrerà puntare su un’altra persona?

«Ci sono tutte le condizioni perché l’incarico possa essere dato già dopo il primo giro. Fermo restando che è una decisione che compete al presidente della Repubblica».

Il Pd ha elaborato un piano B, se Conte non dovesse farcela, per uscire da un’eventuale impasse politico?

«Preferisco discutere del piano principale, perché se si comincia a discutere dei piani subordinati, questi finiscono per schiacciare il principale: sostegno a Conte. Con tutti questi sì che arrivano dai vari soggetti politici, Renzi si assumerebbe un’enorme responsabilità nell’affossare, per la seconda volta, i tentativi di ricomposizione. E a quel punto, il problema più grande forse se lo troverebbe lui stesso all’interno del suo partito politico».

Un possibile ingresso di Forza Italia nella maggioranza non crea problemi per alcune componenti del Pd?

«Se avviene con un patto trasparente, fatto su pochi punti decisivi a cui si affianca un’intesa sulle riforme, a partire da quella della legge elettorale in senso proporzionale, secondo me le condizioni si possono costruire. In qualsiasi caso, anche se il Conte ter partisse con la maggioranza classica che abbiamo già visto in parlamento, penso che un patto sulle riforme andrà fatto coinvolgendo anche le opposizioni».

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