Il principe machiavellico: l’ascesa al potere di Mohammed Bin Salman tra epurazioni, guerre e riforme

A soli 35 anni, il ministro della Difesa, e sesto figlio di re Salman, è forse una delle figure più controverse di Riad

Conosciuto semplicemente come MbS, il nome del politico saudita è diventato sempre più presente tra le cronache internazionali a partire dal 2015, anno in cui il padre Salman bin Abdulaziz al Saud è salito al trono. Attorno alla sua figura controversa si è detto di tutto, dal principe riformatore, a un abile calcolatore autoritario.


La carriera

Difficile, certo, parlare di una carriera per un principe destinato per linea di successione ai grandi palazzi sauditi. Ma, negli ultimi dieci anni, quella di Mohammad Bin Salman è stata sì un’ascesa veloce, e per molti inaspettata. Nel 2009, dopo essersi laureato in legge alla università King Saud, ottiene diverse posizioni in comitati “governativi” per poi essere nominato consigliere speciale del padre. Ma è nel 2015 che MbS ottiene quello che è forse uno dei suoi incarichi più importanti diventando ministro della Difesa.


La guerra nello Yemen

È proprio attraverso questa posizione che MbS spinge per una politica estera più aggressiva. Nel 2015 lancia Decisive Storm, l’operazione della coalizione a guida saudita, insieme agli Emirati Arabi, contro la milizia degli Houthi nello Yemen. Una mossa, quella del principe ereditario, per attaccare direttamente l’influenza iraniana nella Regione. Ma nel corso degli anni, la coalizione di Riad ha subito pesanti sconfitte. Gli attacchi aerei sauditi hanno inoltre preso di mira ospedali e un terzo di tutti gli attacchi ha colpito obiettivi civili, inclusi ospedali e scuole, secondo uno studio condotto nel Regno Unito.

Vision 3030

Nell’aprile 2016, il principe MbS ha introdotto Vision 2030, il piano a lungo termine che mira a rendere il Regno saudita indipendente dal petrolio. Nei prossimi 10 anni, Mohammed Bin Salman prevede tra le altre cose la modifica del curriculum scolastico, l’aumento della partecipazione delle donne alla forza lavoro del paese e investimenti nel settore dell’intrattenimento per creare più posti di lavoro per i giovani.

Epurazioni e riforme

Nel novembre 2017, quattro ministri, 11 principi e diversi imprenditori di alto profilo sono stati arrestati per ordine di MBS in quella che è stata presentata come un’epurazione anticorruzione. Tuttavia, le misure miravano a escludere molti dei suoi diretti rivali, consolidando così il il suo potere. Lo stesso è accaduto a livello regionale con l’embargo imposto al Qatar da alcuni Paesi arabi nel giugno 2017, e di cui il principe è stato tra i maggiori promotori. Dall’altra parte, sul piano domestico, il principe ha eliminato nel 2018 il bando che impediva alle donne di guidare, ricevendo il plauso di politici e analisti occidentali. Tuttavia, diverse attiviste per i diritti delle donne che si sono spese proprio per maggiori libertà sono state arrestate poco prima della revoca del divieto.

Il caso Khashoggi

Il 2 ottobre 2018, il giornalista del Washington Post, Jamal Khashoggi viene ucciso dentro il consolato saudita di Istanbul. Il reporter, da tempo critico dell’operato del Regno e soprattutto del principe ereditario, si trovava in Turchia per ottenere i documenti per il suo matrimonio. Da subito, i sospetti per l’omicidio sono stati diretti verso Mbs. La responsabile Onu per le esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie, Agnes Callamard, aveva dichiarato in un report di aver trovato “prove credibili” che Mohammed Bin Salman e altri ufficiali sauditi fossero i mandanti dell’assassinio. A settembre, in un tentativo di mettere a tacere le voci sul suo coinvolgimento, un tribunale saudita ha emesso otto condanne da 7 a 20 anni per l’omicidio di Khashoggi.

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