Draghi, l’endorsement dell’economista Roventini vicino al M5s: «Compatibile con le idee del Movimento»

Il docente del Sant’Anna di Pisa che fu proposto da Di Maio per il Mef: «Non penso che Draghi si opporrebbe alle politiche contro la povertà pensate dal M5s»

Si chiedeva il governo dei migliori e Sergio Mattarella ha calato la sua carta: Mario Draghi. Dal momento in cui il suo nome è stato pronunciato al Quirinale, una crepa ha iniziato ad aprirsi nelle alleanze e nei partiti stessi. Alla sinistra Draghi ricorda i tempi della Bce e dell’austerity post-2008, mentre alla destra anti-establishment riporta alla mente le vecchie battaglie contro i poteri forti. Fratelli d’Italia dice no, Forza Italia invece sì. La Lega non sa che fare. Il Movimento 5 stelle, che ha costruito la sua fortuna politica nello scontro con le élite europee, si spacca: per la parte ortodossa, accettare un governo Draghi sarebbe quantomeno controintuitivo.


Eppure, secondo l’economista Andrea Roventini – il professore del Sant’Anna che Luigi Di Maio propose per il Ministero dell’Economia per ben due volte nel corso del 2018 – Draghi non dovrebbe essere visto come un nemico del Movimento. «Posto che il governo tecnico resta per le parti una sconfitta politica, bisogna essere contenti che il presidente Mattarella abbia proposto il suo nome», ha spiegato. «È stato uno dei primi esperti a rendersi conto che la crisi del Coronavirus aveva bisogno di interventi immediati e massicci».

ANSA/ALESSANDRO DI MEO | Andrea Roventini durante la presentazione della squadra di ministri M5s a Roma, 1 marzo 2018

C’è Draghi e Draghi

Nel suo discorso al Quirinale di oggi, 3 febbraio, Draghi ha ribadito la necessità di usare subito e al meglio le risorse straordinarie provenienti dall’Ue (il NextGenEu) per far fronte alla crisi. «Non penso che Draghi sia per forza in contrasto con le politiche contro la povertà pensate dal Movimento nel Conte I e nel Conte II, e mi riferisco al reddito di cittadinanza e a quello di emergenza».

Nonostante il nome ingombrante che lo inchioda agli anni da presidente della Bce, Draghi ha mutato spesso i suoi atteggiamenti, adattandosi ai vari contesti e ruoli che ha ricoperto. Un esempio su tutti: nel famoso intervento sul Financial Times di marzo 2020, Draghi aveva parlato della necessità di costruire un’Europa dagli intenti e dalle politiche comuni (anche fiscali), di iniezioni di liquidità e di aumento del debito pubblico.

«C’è bisogno di un necessario cambio di mentalità di fronte al Covid», scriveva l’ex capo della Bce. In virtù di questa consapevolezza, non ha negato l’utilità di un reddito di base per far fronte all’emergenza («basic income»). Chi non potrà lavorare – scriveva Draghi – non ne avrà colpa, perché la pandemia «è un po’ come un cataclisma naturale».

Austerity addio

«L’austerity è superata, perfino dall’Ocse e dal Fondo monetario internazionale», dice Roventini. «Non penso che Draghi toglierebbe i sussidi già in vigore. Poi senza dubbio metterà la crescita economica nella sua agenda, e in questo il Piano del Recovery avrà un ruolo fondamentale». Il Movimento 5 stelle, dunque, stando a uno degli economisti da loro più ammirati, non dovrebbe temere né tantomeno ostacolare l’ascesa di Draghi a Palazzo Chigi. Ma la partita, come dimostrano gli ultimi aggiornamenti, è ancora tutta da giocare.

Immagine di copertina: ROBERTO MONALDO/LAPRESSE

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