«Signor giudice non sono un gatto». Dal docente a luci rosse all’avvocato felino, Zoom svela l’ignoranza digitale

Spopola il video dell’avvocato texano che ha tenuto un’udienza telematica con l’immagine di un gatto per “colpa” di un filtro. Ennesimo esempio del fatto che serve una formazione adeguata per evitare figuracce

Da ieri spopola sui social il video dell’avvocato texano che ha tenuto un’udienza telematica presentandosi al giudice e alle altre parti con l’immagine di un gatto, per “colpa” di un filtro inserito nel PC dalla sua nipotina. L’avvocato che dice al Giudice «I’m not a cat» e, nonostante diversi tentativi, non riesce a rimuove il filtro si appresta a diventare il nuovo eroe del web, almeno per una mezza giornata.


Questa piccola grande disavventura è solo l’ultimo esempio di una lunga lista di pasticci telematici commessi in questi mesi: persone che vanno in bagno senza disattivare la telecamera, docenti che compiono atti osceni durante le lezioni dimenticandosi di spegnere la video camera, riunioni aziendali nella quali qualcuno dimentica il microfono acceso e inizia a insultare gli altri e così via. Sono piccole grandi disavventure che fanno sorridere (o disperare), ma testimoniano anche l’esistenza di un problema reale: non siamo pronti ancora a gestire in maniera completa e professionale i nuovi strumenti di comunicazione digitale.

Il Coronavirus ha fatto disastri ma ha avuto almeno un piccolo merito: è riuscito a dare una forte spinta verso la digitalizzazione delle comunicazioni aziendali e professionali, portando a termine la missione in cui avevano fallito decine e decine di amministratori delegati. Questo successo è stato talmente forte, prorompente e dilagante da trovare impreparati gli utenti. Ci approcciamo agli strumenti digitali in maniera artigianale, come se fossero dei giocattoli poco importanti e facili da maneggiare. Si tratta, invece, di strumenti molto sofisticati che possono offrire grandi opportunità, ma creano anche grandi rischi.

Non si può pensare di utilizzare Zoom e le altre piattaforme di video comunicazione come se fossero un giocattolo ma bisogna capire che vanno utilizzati con la stessa attenzione con la quale si sceglie una cravatta e con la stessa professionalità con la quale si prova a svolgere il proprio lavoro.
L’avvocato che urla “I’m not a cat” coglie – involontariamente – questo aspetto in modo tragicomico ma reale: in quel momento per tutti lui è un gatto.

Per evitare di doversi trovare in situazioni spiacevoli come questa tutti gli utenti digitali – sopratutto quelli che non sono nativi di questo mondo – dovrebbero, quindi, ammettere di “sapere di non sapere”, avvicinandosi ai tanti strumenti esistenti solo dopo aver svolto un piano serio e strutturato di formazione che consenta un utilizzo sicuro, efficiente e profittevole delle varie tecnologie. In questo modo potranno presentarsi in udienza sotto le sembianze di un gatto solo gli avvocati veramente intenzionati a dare un’immagine felina di se stessi

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