Non smettiamo di lavorare: è il momento di avviare la “riconversione digitale” delle aziende

Piccolo manuale per reagire proattivamente all’emergenza Covid-19

Un mio compagno di scuola del liceo si ruppe il braccio destro durante la settimana bianca, riportando una brutta frattura che gli immobilizzò per 40 giorni una grossa parte del corpo (spalla, mano, braccio). Giacomo, di fronte a questa brutta disavventura, e al rischio di perdere l’anno scolastico (all’epoca i PC erano solo videogiochi, la scuola senza mani non si poteva fare..) non si perse d’animo, e prese l’unica decisione razionale possibile: imparò a scrivere con la mano sinistra. All’inizio fu dura, la grafia era orrenda e i movimenti innaturali.

Ma a un certo punto spiccò il volo e l’anno scolastico terminò alla grande, nello stupore e l’ammirazione di docenti e compagni di classe (a parte qualche invidioso, quelli non mancano mai). Il nostro Paese si trova nella stessa situazione: ha una parte importante del proprio corpo fratturata e ingessata, la socialità “fisica”. Ma non può smettere di vivere in attesa che questa frattura si ricomponga, deve per forza attivare il “braccio sinistro”, finora sfruttato poco e male: la tecnologia digitale.

È necessario che ciascuno di noi, a tutti i livelli, adotti una regola basilare: non rinviare o annullare impegni e incontri fisici che possono essere convertiti e ripensati in appuntamenti virtuali, utilizzando le semplici ed economiche tecnologie che esistono su qualsiasi smartphone. Il primo soggetto che deve scegliere questa linea di azione è il Governo. La chiusura delle scuole, dei tribunali e degli uffici pubblici era doverosa, ma bisogna preparare già ora una strategia per evitare  che la chiusura fisica generi danni irreparabili.

Questa strategia passa per l’utilizzo delle tecnologie più semplici che abbiamo, il cellulare e una qualsiasi App per riunioni digitali (skype, whatsapp e simili). Prendiamo il caso della scuola: tutti gli istituti dovrebbero riprendere quanto prima (come già prevedono i DPCM del Governo) le lezioni via smartphone. Le procedure al momento sono molto farraginose e burocratiche (serve una firma fisica per accedere alle lezioni!) mentre andrebbe lasciata massima libertà al docente sulla scelta degli strumenti, partendo da quelli più semplici ed elementari (es. skype).

Lo stesso dicasi per la udienze: perché chiudere i Tribunali, invece di affidare al Giudice il potere-dovere di svolgere le udienze usando un normale sistema di videoconferenza? Analogo criterio dovrebbe guidare il lavoro delle aziende, che anzi dovrebbero essere il motore di questa trasformazione, creando buone prassi e modelli di comportamento da replicare in altri contesti. 

Non sarebbe un percorso facile, gli ostacoli e i problemi sarebbero tanti (primo tra tutti, il rischio di digital divide) ma sarebbe fondamentale farlo: il rinvio “ad altra data da destinarsi” di qualsiasi attività collettiva è  un virus pericoloso che può creare danni al sistema produttivo di cui oggi non abbiamo completa visione, ma possono essere profondi quanto quelli che sta provocando il Coronavirus alla salute collettiva. 

Il parere degli esperti

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