Coronavirus, per Zaia i vaccini sono ancora pochi: «A questi ritmi finiremo tra quattro anni»

Tra le priorità del governatore, l’introduzione di un passaporto vaccinale. «Sono stato contestato per aver chiuso la scuola, ma è stata la mia salvezza. Ora vedo colleghi che hanno riaperto e devono richiudere», ha detto

I vaccini contro il Coronavirus dati all’Italia non sono sufficienti, e con questi ritmi il Paese «terminerà la campagna in tre-quattro anni», non prima. A dirlo è Luca Zaia, la cui Regione, il Veneto, è per ora in zona gialla. Secondo il governatore i prossimi mesi saranno cruciali per trattare con l’Europa e con il mondo. Le speranze sono tutte per Mario Draghi e il suo governo: ha tutte le potenzialità per rilanciare l’economia e l’occupazione e fare in modo che l’Italia sui vaccini possa correre molto di più». Tra le priorità del governatore, l’introduzione di un passaporto vaccinale.


«Sono stato il primo in Europa a parlarne e mi hanno tirato le pietre, ma ora tutti mi danno ragione», ha raccontato in un’intervista al Corriere della Sera. «Dietro io ci vedo la competizione vaccinale. Per una regione come il Veneto, che in tempi normali vanta 70 milioni di presenze turistiche l’anno per 18 miliardi di Pil, non è cosa da poco poter dire che hai vaccinato tutta la popolazione».

«Qui abbiamo 17 varianti e quella inglese pesa per il 17%»

Sulle varianti Covid, che potrebbero influenzare l’andamento della curva epidemiologica e quindi le decisioni prese dal Governo e dalle Regioni, Zaia spiega: «Qui abbiamo 17 varianti e quella inglese pesa per il 17%. Sono stato contestato per aver chiuso la scuola, ma è stata la mia salvezza. Ora vedo colleghi che hanno riaperto e devono richiudere».

E su un ipotetico lockdown nazionale, dice: «Dobbiamo prendere atto che siamo l’unico Paese che ha fatto il lockdown solo in primavera, quando Germania e Francia ne hanno fatti due e la Gran Bretagna tre. Noi abbiamo gestito di comune accordo la partita delle zone di rischio, che ci ha permesso di attutire il colpo. La gente è andata a lavorare e non abbiamo chiuso le attività produttive».

Per il governatore, le future restrizioni andranno stabilite di comune accordo tra le Regioni. «Ne discuteremo nella Conferenza delle Regioni e con il governo e poi bisogna capire cosa si intende per restrizione omogenea, perché in questo concetto c’è una notevole gradualità».

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