Un Consiglio europeo inconcludente, sui vaccini non decide nulla. Tutti d’accordo solo su una cosa: più soldi a Erdogan per fermare i migranti

Lungo scontro su come distribuire le dosi fra i vari paesi e intesa limitata anche sul blocco delle esportazioni. Annullato il secondo giorno di lavori: interviene Biden, poi tutti a casa

Nel Consiglio europeo del 25 marzo i dossier sul tavolo dei leader dell’Unione europea erano tanti, dai rapporti con Russia e Cina a quelli con la Turchia, ma la discussione è stata dominata dalla campagna vaccinale, in un crescendo di tensioni intorno al nodo delle forniture, della redistribuzione interna e del meccanismo per rafforzare il controllo sulle esportazioni. Una discussione andata avanti per ore che si è incagliata sulla questione di 10 milioni di dosi Pfizer/BioNTech da redistribuire tra gli Stati membri. Dopo infiniti litigi e accuse, l’agenda si è spostata sugli argomenti già definiti come i rapporti con Ankara e il ruolo internazionale dell’euro, tralasciando il resto. 


Alle 20:45 il presidente degli Stati Uniti Joe Biden si è collegato con i leader per riaffermare l’intenzione di rilanciare l’Alleanza transatlantica. Biden ha detto che USA e Ue devono dimostrare che le democrazie sono più adatte a proteggere i cittadini e generare prosperità. I leader hanno espresso il desiderio di lavorare con Washington per salvaguardare la pace, la sicurezza e i valori democratici dalle minacce interne ed esterne. Prima di fare questo però, le Capitali dovranno mettersi d’accordo su come sconfiggere la pandemia senza compromettere le relazioni europee e internazionali. Dopo le decisioni prese nei giorni scorsi e le divisioni emerse nella discussione, il vertice si è rivelato per lo più privo di significato e la seconda giornata è stata annullata: il Consiglio europeo si è concluso ieri sera dopo il collegamento con Biden.

Il caso dell’Austria e il “bazar” dei vaccini

La storia è questa. Nelle ultime settimane alcuni Stati membri si sono scambiati minacce e accuse sulla distribuzione dei vaccini. Al centro della contesa la decisione dell’Austria e di altri cinque governi (Cechia, Croazia, Estonia e Lituania) di rifiutare i vaccini costosi per scommettere sul più economico AstraZeneca, che però è in ritardo con le consegne. Come parte degli accordi per la distribuzione nell’Ue, i vaccini “rifiutati” sono stati acquistati da altri governi. Il risultato è che il cancelliere austriaco Sebastian Kurz, rimasto con poche dosi, da settimane accusa l’Ue di gestire un “bazar” dei vaccini, alludendo anche ad accordi segreti tra alcuni governi. 

Sebastian Kurz si è reso molto impopolare 

Kurz ha proposto che le 10 milioni di dosi in eccesso di Pfizer/BioNTech venissero redistribuite tra i sei infelici, privando della fornitura i Paesi in condizioni sanitarie migliori. Ovviamente gli altri si sono arrabbiati, sia per la proposta che per l’atteggiamento di Kurz. Angela Merkel ha messo in dubbio le necessità dell’Austria (che infatti non è messa così male), e ha proposto di ridistribuire tre milioni di quelle dosi a Paesi realmente  in ritardo con le vaccinazioni, lasciando il resto (sette milioni) a tutti gli altri.

Secondo i dati dell’ECDC diffusi al vertice, Vienna ha vaccinato 14,6 persone ogni 100 residenti, più della media Ue di 13,6 persone. Bulgaria e Lettonia invece hanno urgente bisogno di aiuto. I leader hanno passato ore a discutere le proposte di compromesso su questo argomento imposto dall’Austria. Secondo le fonti, Kurz ha anche minacciato il veto sulle conclusioni del Consiglio. Alla fine il problema non è stato risolto e le dosi dovrebbero essere distribuite secondo le regole esistenti.

Il meccanismo per il blocco delle esportazioni

Mario Draghi ha dato pieno sostegno alla proposta di Ursula von der Leyen, affermando che non si può stare fermi di fronte a violazioni contrattuali che mettono a rischio la campagna vaccinale. Dopo aver ripercorso la vicenda delle dosi di AstraZeneca trovate ad Anagni, Draghi ha chiesto alla presidente se ritiene giusto che le dosi localizzate in Belgio e Olanda vengano destinate all’Ue, in tutto o in parte. Nel suo intervento, von der Leyen ha rassicurato che le dosi prodotte nell’Ue saranno destinate alla Ue.

Tra i leader è emersa un’intesa generale sulla necessità di dotarsi di una leva, ma Belgio, Olanda, Irlanda, Danimarca e Svezia hanno chiesto che la Commissione europea valuti attentamente le proprie decisioni e si consulti con le Capitali prima di varare misure contro aziende e governi, e che ogni azione sia bilanciata con il bisogno di mantenere aperte le catene di approvvigionamento del commercio globale. Al di là delle dichiarazioni, per l’Ue il problema era ed è con AstraZeneca e il Regno Unito, ed è solo con un negoziato specifico e riservato che sarà possibile superare questa crisi.

I rapporti con la Turchia

Nel vertice è stato approvato l’accordo per una cooperazione più stretta con la Turchia di Erdogan, in cambio di un impegno di Ankara a soddisfare alcune condizioni stabilite dall’Ue e mantenere l’impegno di risolvere le tensioni nel Mediterraneo orientale. In cambio, l’Ue ha promesso di sviluppare le relazioni economiche, e di fornire ulteriore sostegno finanziario per l’assistenza ai circa quattro milioni di rifugiati siriani presenti nel Paese. 

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