Crisanti: «Se salta il vaccino AstraZeneca, rischiamo di avere migliaia di morti nei prossimi mesi» – L’intervista

«Basta allarmismo, parliamo di pochissimi casi di trombosi a fronte di milioni di dosi somministrate», dice a Open il virologo e professore ordinario di microbiologia all’Università di Padova

«Non si può bloccare l’AstraZeneca solo perché c’è una leggerissima prevalenza di casi di trombosi in alcuni soggetti che hanno avuto la vaccinazione. Non esistono dati che dimostrino come la somministrazione del vaccino sia stata necessaria e sufficiente a causare queste complicazioni. Basta allarmismo, parliamo di pochissimi casi di trombosi a fronte di milioni e milioni di dosi anti-Covid somministrate nel mondo. Se salta l’AstraZeneca, esponiamo l’Italia a migliaia di morti nei prossimi 6-7 mesi. Non ne vale davvero la pena». A parlare a Open è Andrea Crisanti, professore ordinario di microbiologia all’Università di Padova che si inserisce nel (delicato e controverso) dibattito relativo al caos AstraZeneca. C’è una correlazione tra i casi di trombosi e le somministrazioni del vaccino? Oggi l’Ema, che in queste settimane ha avanzato diversi dubbi, deciderà cosa fare. Un verdetto atteso.


Il confronto con gli altri vaccini

Una situazione che, di fatto, ha portato molti italiani a essere scettici (e dubbiosi) verso il vaccino AstraZeneca e, in alcuni casi, persino a rinunciarci. Un allarmismo ingiustificato, secondo gli esperti, visto che in passato non era mai accaduto nulla di simile. «Ma di che cosa stiamo parlando? Nessuno si è sognato di sospendere, ad esempio, il vaccino antipolio (contro l’infezione della poliomielite, ndr) che esponeva i pazienti a rischi ben più gravi come la paralisi. Questo era sicuramente causa-effetto. A nessuno in quel caso è venuta in mente l’idea folle di bloccarlo. E la gente è ancora convinta che quel vaccino non avesse alcun problema e, invece, così non era. Stesso discorso per l’anti-vaiolo che era veramente pericoloso. Causava al 100 per cento una cicatrice e poteva portare a gravissime infezioni all’occhio o a una encefalite erpetica che era mortale. Tra l’altro, in questo caso, non dimentichiamoci che questa è la prima volta che un vaccino viene dato a una così vasta platea di persone intrecciandosi, di fatto, con le patologie più svariate di ogni singolo individuo», dice Crisanti.

La zona bianca sfumata in Sardegna

Sullo sfondo della campagna vaccinale, la sfida resta quella di ripartire il prima possibile. Il virologo, in tutti questi mesi, ha sempre sostenuto le riaperture parziali e in sicurezza. Crisanti è riuscito, in pochissimo tempo – in qualità di consulente della campagna di screening anti-Covid Sardi e sicuri – a portare la Sardegna in zona bianca con un coprifuoco light, l’apertura di bar e ristoranti e un ritorno (quasi) alla normalità. Una conquista che, però, è durata poco: la regione guidata da Christian Solinas, infatti, nel giro di pochissimo tempo, è passata dalla zona bianca a quella arancione (saltando la gialla che, intanto, era stata abolita).

«No alla riapertura di bar e ristoranti»

Oggi, con una situazione epidemiologica che continua a preoccupare, la parola d’ordine resta “prudenza”. Per Crisanti l’obiettivo deve essere quello di vaccinare più gente possibile prima di riaprire le attività economiche (e delle vacanze estive). Il virologo, a differenza del prof. Matteo Bassetti – che non si spiega il perché bar e ristoranti debbano restare ancora chiusi e chissà per quanto altro tempo – si schiera dalla parte dei rigoristi. Meglio resistere ancora: «La corsa alla riapertura non mi convince. Così diamo una mano al virus. Pensiamo, invece, a fare più vaccini possibili e poi casomai riapriamo», dice.

Il crollo del numero dei tamponi: «Non c’è più niente da fare, tracciamento saltato»

Infine Crisanti torna a parlare dell’importanza dei tamponi, del tracciamento per combattere il virus (e lo fa perché è stato uno dei suoi cavalli di battaglia). Fin dall’inizio, infatti, ha sostenuto la necessità di effettuare almeno 400 mila test al giorno ma nessuno, numeri alla mano, gli ha dato ascolto. Commentando gli ultimi dati (che parlano di 102.795 e 112.962 tamponi e che, dunque, evidenziano un crollo di test in appena 48 ore), il virologo tuona: «102 mila in 24 ore? Bazzecole. Il tracciamento lo abbiamo perso da tantissimo tempo. Ci abbiamo rinunciato da mesi, l’Italia non si è dotata della capacità di fare così tanti tamponi ogni giorno. Ormai non c’è più niente da fare. Ma attenzione a come usiamo i test rapidi. Hanno una sensibilità più bassa dei molecolari, sono meno attendibili. La conseguenza è che alcune varianti non vengono neppure rilevate».

Foto in copertina: ANSA

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