Sputnik V, la Slovacchia denuncia: il vaccino non è quello promesso. La verità è che ancora mancano i dati (e forse ce li procureremo da soli)

Secondo Bratislava il prodotto consegnato non coincide con quello descritto nello studio su Lancet. Mosca parla di fake news, ma sul farmaco servono ulteriori evidenze scientifiche. E San Marino potrebbe venirci in soccorso

Non ci sono solo i dubbi sulla sperimentazione del vaccino Sputnik V e l’indagine dell’Ema. L’ex premier slovacco Igor Matovic si era dimesso il 29 marzo 2021 proprio a causa del prodotto russo, per aver acquistato 2 milioni di dosi dalla Russia all’insaputa del suo stesso governo. La gestione delle 200 mila dosi per ora giunte a Bratislava era stata affidata all’Agenzia del farmaco nazionale (ŠUKL), che a febbraio si era già resa disponibile a verificarne la sicurezza, ma a quanto pare il prodotto ottenuto sarebbe risultato diverso da quello descritto nello studio pubblicato da Lancet.


Cosa sappiamo di Sputnik V, il vaccino russo anti Covid19? Molto per quanto riguarda l’aspetto pubblicitario e propagandistico. Basti pensare all’interesse politico, con le richieste indirette all’Ema per velocizzare un’approvazione per cui non è stata ancora fatta domanda da Gamaleya, l’istituto che ha sviluppato il farmaco, così come i tweet sponsorizzati per promuovere l’account ufficiale del vaccino: ma dove sono i dati? Quanto siamo sicuri della sua efficacia? L’incertezza, inizialmente scientifica, sta contagiando anche il mondo politico a seguito di quanto è accaduto in Slovacchia.

La denuncia di un quotidiano slovacco

La denuncia viene lanciata dal quotidiano slovacco Dennikn.sk in un articolo del 6 aprile. L’Agenzia del farmaco ŠUKL si era impegnata a richiedere al produttore tutto il necessario per effettuare le dovute verifiche sul vaccino come i risultati delle sperimentazioni precliniche e degli studi clinici, ma anche i dati sulla produzione del farmaco, le informazioni sulla conservazione e ovviamente quelle relative alla sicurezza.

Tuttavia, secondo quanto dichiarato a Dennik dal ŠUKL, i dati ottenuti dal produttore non risultano essere sufficienti per fornire un parere, come spiegato già in passato dalla responsabile dell’Agenzia Zuzana Baťová: «Non disponiamo della documentazione completa del vaccino russo e due articoli non sono sufficienti». Dichiarazioni che le erano costate critiche pesanti dall’allora premier Matovic.

Secondo quanto riportato da Dennik, il Ministero della Salute richiederà la documentazione mancante a Mosca al fine di poter garantire all’Agenzia del farmaco il proprio lavoro di farmacovigilanza, ma la risposta fornita dalla Russia è di fatto un due di picche. La reazione arriva proprio dall’account Twitter di Sputnik V che classifica la vicenda come «fake news», parla di «campagna di disinformazione» volta a screditare il vaccino, e accusa l’Agenzia ŠUKL di violazione degli accordi e di sabotaggio. Non solo, ora la Russia vorrebbe farsi restituire i lotti consegnati alla Slovacchia per distribuirli in altri paesi.

L’appello degli esperti per vedere i dati

La Russia non fornisce i dati necessari, non è un’invenzione slovacca. La prestigiosa rivista British Medical Journal ha da poco pubblicato una lettera, firmata da diversi scienziati di diversi Paesi del mondo, con la quale viene presentata la richiesta che i dati di efficacia tanto sbandierati vengano resi noti alla comunità scientifica.

In Italia alcuni politici si augurano una pronta autorizzazione del vaccino da parte dell’Ema, la quale deve ancora ricevere questi dati che forse dovremmo in qualche modo mettere insieme da soli come la Slovacchia, non sulla base del prodotto ma delle persone che lo hanno ricevuto. L’Università di Ferrara, insieme allo Spallanzani di Roma, sta procedendo con uno studio su 10 mila cittadini di San Marino, ai quali sono state somministrate le dosi del prodotto russo, per ottenere una valutazione qualitativa e quantitativa della risposta anticorpale.

Insomma, vogliamo sapere se le persone che si sono prestate al vaccino lo hanno fatto in sicurezza nonostante non sappiano con certezza se funziona davvero. Speriamo bene, perché in Italia qualcuno ha già fatto richiesta del vaccino che, tra le altre cose, potremmo produrre in casa anche se in quantità irrilevanti. In tutto questo, dove sono finiti i No vax? Forse sono troppo occupati a parlare male di Pfizer, di Moderna, di Johnson & Johnson e del tanto discusso vaccino di AstraZeneca.

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