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Coronavirus, l’esperto Marco Gerdol smonta la disinformazione su Pfizer e i vaccini a mRNA

Sul web circola un post che rilancia tesi già smentite sul farmaco anti-Covid. Facciamo chiarezza una volta per tutte

Ci avete segnalato il post su Facebook di un personaggio che nel suo profilo social riporta di aver studiato nutrizione clinica, neurobiologia e microbiologia all’Università degli Studi di Palermo. Il testo riprende due filoni narrativi, da noi precedentemente analizzati e rivelatisi infondati: il primo sui vaccini a mRNA che provocano una reazione autoimmune nota come fenomeno ADE; il secondo sulla possibilità che il vaccino generi la stessa infiammazione tipica delle forme gravi di Covid-19 – provocata dal nuovo Coronavirus. I vaccini dovrebbero invece scongiurarla. Il testo riguarda in particolare il vaccino di Pfizer.

I concetti utilizzati sono rivolti agli «addetti ai lavori», ma finiscono per essere recepiti da non esperti, che non hanno i mezzi per coglierne le fallacie. Devono prendere per buone tutte le criticità presentate, e che un vero esperto scarterebbe. Così è successo quando avevamo chiesto precisazioni al microbiologo Luca Fanasca. Lo stesso accade – come vedremo – intervistando l’esperto di genomica comparata Marco Gerdol.

Gli studi che l’autore avrebbe conseguito, secondo il suo account Facebook.

Per chi ha fretta:

  • Un nutrizionista rilancia alcune tesi contro i vaccini anti-Covid a mRNA, usando argomentazioni rivelatesi infondate dagli stessi «addetti ai lavori» a cui l’autore vorrebbe rivolgersi;
  • Nell’analisi si parla di concetti come Spike (S), l’antigene del SARS-CoV-2, ovvero il mezzo con cui infetta le cellule. Quando parliamo di recettori ACE2 ci riferiamo ai bersagli presenti nella membrana cellulare che gli antigeni prendono di mira per attaccare le cellule;
  • I vaccini a mRNA (come quello di Pfizer) sono tutti quelli che usano tale macromolecola per veicolare nelle cellule le sole informazioni per produrre gli antigeni, così il sistema immunitario può prenderli di mira scongiurando la Covid-19;
  • I nucleotidi sono unità di base degli acidi nucleici (RNA e DNA);
  • La tempesta di citochine è in fenomeno tipico della Covid-19 grave, che ne provoca la caratteristica infiammazione nei polmoni;
  • Il fenomeno ADE è un meccanismo autoimmune che porterebbe un virus ad attaccare le stesse cellule del Sistema immunitario;
  • Tutti i presunti eventi avversi, quali il fenomeno ADE o la tempesta citochinica, non compaiono in tutte le fasi di sperimentazione, che hanno coinvolto decine di migliaia di volontari, prima dell’autorizzazione da parte degli Enti regolatori (EMA, FDA o AIFA);
  • Invece di informare correttamente, il post in questione non fa altro che gettare benzina sul fuoco della disinformazione, veicolando suggestioni pericolose che incentivano la reticenza ai vaccini nell’opinione pubblica.

Analisi

È sempre meglio inserire nel giusto contesto il personaggio che pubblica certi contenuti controversi, su temi così delicati come la vaccinazione di massa. Precisiamo, quindi, che l’autore non svolge funzioni di docente presso l’ateneo palermitano. Nel suo profilo risulta al momento «Referente Scuola Ospedaliera at MIUR».

Uno sguardo ai primi 500 nucleotidi del mRNA di Pfizer

Il nutrizionista mostra la «sequenza dei primi (fondamentali) 500 nucleotidi che formano il “vaccino” ad mRNA della Pfizer». Il virgolettato sul termine vaccino ricorda le narrazioni «free vax». Queste hanno preso piede già negli Stati Uniti. I guru nostrani le hanno quindi riprese nelle loro narrazioni. Riguardano la negazione dello status di vaccino a quelli di nuova generazione. A proposito di questo discorso avevamo già trattato in un precedente articolo.

WHO | I primi 500 nucleotidi del mRNA su cui si basa il vaccino di Pfizer.

La prima cosa da capire è in che senso le prime 500 “lettere” del genoma sarebbero fondamentali. «Bisognerebbe chiederlo a chi ha scritto quel post – spiega Gerdol – l’mRNA sintetico, sia di Pfizer che di Moderna, codifica l’intera proteina Spike (S). Ha delle regioni, all’inizio e alla fine, che in qualche modo sono state ingegnerizzate per avere una espressione molto efficiente dell’antigene».

«Parliamo di una molecola di mRNA di circa quattromila nucleotidi. Non c’è nessun motivo per ritenere che quelli riportati nel post siano particolarmente importanti rispetto agli altri. Potremmo considerare interessanti i primi 55, perché sono la parte non codificante che precede quella codificante la proteina vera e propria».

Come funziona l’mRNA dei vaccini?

Come si ottiene la sequenza di mRNA? Sappiamo che contiene le informazioni per produrre i soli antigeni nelle cellule:

«Questa sequenza non é quella originale presente nel virus SARS-CoV-2, ma una sua versione “rivista e riadattata” affinché l’mRNA possa raggiungere risultati “eccellenti” (dipende dal punto di vista). Esso é stato ottenuto da un apposito DNA sintetizzato in laboratorio e, poi, inserito in cellule di E. Coli per produrre l’mRNA, poi, con particolari tecniche, l’Uracile é stato sostituito, in tutta la sequenza, con 1-metil-3′-pseudouridina».

Cerchiamo di tradurre il tutto per i non addetti ai lavori che ci leggono. «Tecnicamente la parte citata è corretta – continua il Genetista – Però, viene presentata come fosse un mostro di laboratorio. Chiaramente qualsiasi RNA eterologo, quindi non prodotto direttamente dalle nostre cellule, viene visto dai sistemi di difesa immunitaria. La modifica di questo mRNA con la sostituzione di Uracile con questo nucleoside modificato serve per impedire che ciò avvenga».

«Di fatto serve per garantire che la proteina possa essere prodotta. Anche questo serve a evitare la risposta infiammatoria. Chiaramente una risposta naturale verso un RNA virale scatenerebbe invece, tra le altre cose, la produzione di citochine e una risposta infiammatoria».

Vaccini e morte cellulare

La parte più preoccupante, di cui ci eravamo già occupati assieme al microbiologo Fanasca, riguarda il presunto pericolo di «morte cellulare». Confondibile col concetto di «necrosi». Tutte cose infondate. Anche in questo caso abbiamo un concetto critico, quello di RdRp. Il nutrizionista, non essendo microbiologo, né genetista, trascura il fatto che non ha senso menzionare il ruolo di RdRp nella produzione di mRNA che saranno trascritte in Spike (S).

«RdRp, per la produzione del filamento complementare mRNA- e la creazione di un dsRNA che funga da stampo per gli mRNA futuri».

«L’autore lascia intendere che il vaccino a mRNA contenga anche le informazioni per produrre RdRp (RNA polimerasi RNA dipendente) – spiega Gerdol – questo permetterebbe al virus di replicarsi. Il problema è che tale proteina non viene affatto codificata dal mRNA alla base vaccino. C’è la proteinta Spike (S) e basta».

«Anche le cellule umane non presentano alcuna RdRp. Ed è impossibile che un virus di questo tipo possa replicarsi sfruttando delle attività enzimatiche affatto presenti nelle cellule dell’ospite. Questo discorso non si capisce proprio da dove salta fuori. Così come quando parla di “RNA a doppia elica”, cosa che non può succedere, proprio perché manca RdRp, tanto meno potrebbe integrarsi nel nostro genoma a DNA».

I vaccini a mRNA possono provocare l’infiammazione tipica della Covid-19?

L’autore fa riferimento anche alla «tempesta di citochine», proprio quel fenomeno alla base delle infiammazioni che troviamo nelle forme gravi di Covid-19.

«Si può calcolare (c’è chi lo ha fatto) che una singola dose di vaccino possa contenere fino a 14.000 -20.000 miliardi di particelle di mRNA! Ognuna infetta una cellula differente e vi resta attiva per diversi giorni! Non deve, quindi, sorprendere se si genera una “tempesta citochinica” che ha le dimensioni di uno Tsunami!».

«Questi sono i classici numeri buttati a caso per spaventare la gente – continua il Genetista – Supponendo che quelle cifre siano reali, dobbiamo ricordare che ogni cellula del nostro corpo produce normalmente 300/400 mila molecole di mRNA, se moltiplichiamo per 15 triliardi di cellule, possiamo ridimensionare i numeri riportati nel post. In una sola infezione influenzale nelle vie respiratorie vengono prodotti diversi triliardi di copie di genoma virale».

«Non si capisce poi perché la tempesta citochinica dovrebbe essere collegata al numero di molecole di mRNA. Come se venissero prodotte da qualsiasi tipo di cellula, e si distribuissero in maniera uniforme nel nostro Organismo, permanendo per diverse settimane».

Vaccini e presunte reazioni autoimmuni

Torna anche la narrazione sul pericolo di fenomeno ADE, ovvero un meccanismo autoimmune, che porterebbe il positivo vaccinato ad aiutare il virus a infettarci, prendendo di mira gli stessi linfociti. Avevamo già visto in un articolo precedente, che questa tesi non ha alcun fondamento: 

«La presenza di immunocomplessi Spike-recettore-antigene, in caso di reinfezione con il virus SARS, o sue variabili o altri coronavirus ambientali, o se, per caso, si è venuti a contatto con virus simili in passato, può dare origine alla ADE, una risposta immunitaria che, anzichè impedire l’ingresso del virus nella cellula, lo facilità, causando tutti icasi di “positività” e di sindromi covidiane, di inaudita potenza (dato che il vaccino è oramai non solo inutile, ma causa stessa della malattia!)».

«Sul fenomeno ADE si sono già espressi tantissimi immunologi in tutto il mondo – spiega Gerdol – Al di là delle possibilità teoriche, se fenomeni di questo tipo avvenissero nei vaccini a mRNA, questo entrerebbe in netto contrasto tutte le pubblicazioni di altissimo livello in merito. Parliamo di vaccini che hanno superato la fase 3 di sperimentazione clinica».

«Per non parlare dei dati che arrivano per direttissima, dove vediamo che palesemente c’è stato un abbattimento dei parametri epidemiologici. Proprio a seguito della somministrazione del vaccino di Pfizer, di cui il personaggio fa menzione Oltre a questo c’è tutta la farmaco-vigilanza, da cui non emerge, né il fenomeno ADE, né la tempesta citochinica».

Fantomatici eventi avversi di tipo neurologico

Arriviamo a un argomento un po’ più originale: le Spike (S) rilasciate, legandosi coi recettori ACE2 delle cellule, finirebbero per provocare una «interferenza», tale da generare «ipo o iper-tensione», comportando anche gravi conseguenze neurologiche:

«La proteina Spike ha affinità di legame per i recettori ACE2, per i recettori T4 e per le integrine. Inoltre, si lega ai recettori di membrana dei batteri Gram+ presenti nella flora batterica intestinale. Il suo legame con questi recettori potrebbe provocarne la inattivazione e, di conseguenza, generare una interferenza, ad esempio, con l’equilibrio renina-angiotensina, provocando ipo o iper-tensione arteriosa e squilibri nel bilancio elettrolitico cellulare. […] Ciò che, però, mi preoccupa di più è il legame alle integrine. Esse, infatti, sono ubiquitarie e presenti in tutti i tessuti, ma specialmente nell’epitelio vasale, nelle giunzioni neuromscolari e nelle sinapsi, dove regolano il passaggio del neurotrasmettitore. Il legame della Spike, in teoria (anche se le evidenze cliniche non mancano) può quindi essere la causa della inibizione di funzioni neurologiche superiori, come il movimento, la o, la attenzione, con conseguenti paresi o emiparesi, tremori, deficit cognitivi, eventi che si sono manifestati in molte occasioni come reazioni avverse ai vaccini ad mRNA».

«Questo passaggio è un coacervo di cose mescolate un po’ a casaccio – continua il Genetista – Si mescola l’affinità di legame per il recettore ACE2 con supposizioni che sono state fatte riguardo alla possibilità che le integrine possano fungere da recettori. Si aggiungono poi cose di cui non vi è alcuna evidenza, come il legame della Spike (S) coi batteri della flora intestinale».

Conclusioni: quanto sono fondate le ipotesi dell’autore?

Eppure il nutrizionista presenta le sue considerazioni come fondate e riconosciute, dagli «addetti ai lavori» a cui si rivolgerebbe.

«[Sono] condivise da esponenti di spicco del mondo scientifico medico e clinico», conclude l’autore.

Ora siamo curiosi di sapere se queste persone esistono davvero. Sembrerebbe, quindi, che tali ipotesi siano prese in considerazione dalla comunità scientifica. «Work in progress – spiega Gerdol – work in progress». Nella sua conclusione l’autore auspica ulteriori «approfondimenti»:

«Per il bene dei soggetti che vogliono sottoporsi ai vaccini, e per le ditte farmaceutiche, affinchè blocchino la distribuzione dei vaccini attuali e si prendano il tempo necessario per rivederne la formulazione».

Dovremmo dedurne che non avremmo fatto tutti gli accertamenti necessari. «Abbiamo capito che in questo genere di narrazioni (complottiste) basterebbe l’antigene da solo a generare la tempesta di citochine – conclude il genetista – di conseguenza la somministrazione tramite vaccino causerebbe potenzialmente la Covid-19».

«Si tratta di fantasie che mescolano alcune supposizioni serie, come sulle integrine, col complottismo spinto. Questo minestrone serve solo a stimolare le fantasie di chi è ancora dubbioso sui vaccini, con spiegazioni complicate, che puntano sulla loro ignoranza e predisposizione a crederci».

Forse sarebbe meglio presentare un testo rivolto agli addetti ai lavori dove questi si trovano davvero: le riviste scientifiche. Così però si rischia di trovarsi di fronte a dei revisori, che capiscono l’argomento, e ne coglierebbero le fallacie, rimandando indietro il manoscritto. «Per fortuna la scienza si continua a fare proprio così, attraverso la peer review delle riviste di settore – conferma Gerdol – non su Facebook».

Open.online is working with the CoronaVirusFacts/DatosCoronaVirus Alliance, a coalition of more than 100 fact-checkers who are fighting misinformation related to the COVID-19 pandemic. Learn more about the alliance here (in English).

Foto di copertina: geralt | vaccini a mRNA.

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