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Il futuro di Schengen dopo la pandemia: le tre mosse dell’Ue per blindare la libera circolazione in Europa

La Commissione europea ha presentato la nuova strategia per lo spazio Schengen, con l’obiettivo di garantire sicurezza e libertà di movimento dopo la fine della pandemia

La pandemia di Coronavirus ha messo a dura prova la libera circolazione nello spazio Schengen, obbligando i paesi europei a reintrodurre i controlli alle frontiere interne mettendo a repentaglio il funzionamento del mercato unico. Attualmente lo spazio Schengen comprende 22 Stati membri dell’Ue, più altri quattro – Islanda, Norvegia, Svizzera e Liechtenstein – che vi aderiscono pur non facendo parte dell’Unione. Schengen si basa su tre principi: la libera circolazione delle merci, delle persone e dei servizi, ed è una delle principali conquiste dell’integrazione europea. Negli ultimi anni la libera circolazione delle persone è stata messa alla prova dalle minacce terroristiche e dalle crisi dei migranti, ma è con il Covid-19 che Schengen è stato de facto sospeso, mettendo a rischio anche il funzionamento delle catene di approvvigionamento. Durante la prima ondata e i lockdown nazionali (quelli veri), gli unici a poter attraversare le frontiere europee erano gli autotrasportatori, e da quel momento non c’è mai stato un pieno ritorno alla normalità. Ogni tipo di viaggio all’estero richiede controlli, quarantene, tamponi e documentazione aggiuntiva. Anche i nuovi i green pass appena introdotti con la speranza di salvare l’estate non rappresentano una garanzia di poter esercitare il diritto alla libera circolazione.


La nuova strategia per lo spazio Schengen

Mercoledì 2 giugno la Commissione europea ha presentato la proposta per la nuova strategia su Schengen. «La libertà di muoversi, vivere e lavorare in diversi Stati membri è una libertà cara agli europei, uno dei più grandi risultati dell’Ue» ha detto la presidente Ursula von der Leyen, ma «diverse crisi e sfide ci hanno mostrato che non possiamo dare Schengen per scontato», ha aggiunto. L’obiettivo della nuova strategia è fare in modo che Schengen possa resistere alla prova del tempo e del Covid-19, tornare quello che era in origine e continuare ad assicurare la libera circolazione di persone, beni e servizi in qualunque circostanza, garantendo i diritti di cittadinanza degli europei e il funzionamento delle catene logistiche anche di fronte a crisi eccezionali. 


I tre pilastri

Nel concreto, la Commissione intende intervenire su tre pilastri: rafforzare il controllo delle frontiere esterne dell’Ue; rafforzare le misure interne per compensare l’assenza di controlli alle frontiere tra Paesi Schengen, aumentando la cooperazione delle forze di polizia per i controlli di sicurezza e dell’immigrazione; istituire un sistema di governance, compreso il completamento dell’area di libera circolazione con l’inclusione dei Paesi che ancora non ne fanno parte. Sono quattro: Romania, Bulgaria, Croazia e Cipro, ma in questo caso la decisione va esaminata dal Consiglio europeo

Controllare la frontiera esterna, per blindarla

Per rafforzare il controllo della frontiera esterna Bruxelles vuole lanciare un corpo permanente di guardie di frontiera e guardia costiera (in fase di istituzione), e rendere inter-operabili i sistemi informativi per la gestione delle frontiere e dell’immigrazione. Anche il nuovo patto su migrazione e asilo, una volta adottato, stabilirà un approccio comune per la gestione dei rifugiati e dell’immigrazione. A breve è prevista anche  una proposta per rendere digitali le richieste di visto e i documenti di viaggio degli extra-comunitari.

Controllare la frontiera interna, per tenerla aperta

Per garantire la libera circolazione all’interno dello spazio Schengen e compensare l’assenza di controlli alle frontiera, la Commissione vuole che venga rafforzata la cooperazione tra polizie nel contrasto delle minacce alla sicurezza, dal terrorismo all’immigrazione. Le nuove iniziative includeranno un codice di cooperazione, l’aggiornamento del trattato di Prüm per lo scambio di informazioni su Dna, impronte digitali e dati dei veicoli, e un’estensione dell’utilizzo delle informazioni sui passeggeri dei voli interni. La Commissione ha annunciato anche un piano di emergenza nel caso in cui tutto dovesse peggiorare di nuovo, inclusa la riattivazione del sistema delle «corsie verdi» (green lanes) che hanno permesso, per quanto possibile, la libera circolazione delle merci anche durante i lockdown più severi. Sia per i controlli di sicurezza che per il monitoraggio della logistica, la digitalizzazione pressoché totale dei documenti sarà determinante. 

La governance

Infine, la Commissione vuole rivedere il meccanismo di valutazione e monitoraggio di Schengen, convocando incontri regolari per discutere le sfide comuni sulla base delle relazioni annuali sullo Stato di Schengen. Entro la fine dell’anno sarà proposto di rivedere il codice delle frontiere, introducendo delle salvaguardie affinché il ripristino dei controlli interni rimanga una misura di ultima istanza. L’implementazione delle nuove strategie richiederà diversi anni, entro il 2023 i sistemi informatici per la gestione delle frontiere dovrebbero diventare inter-operabili.

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