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Uno studio dimostra che l’idrossiclorochina aumenta la sopravvivenza del 200%? Assolutamente no

Come una ricerca osservativa su pochi pazienti è erroneamente diventata la “prova” che l’idrossiclorochina funziona

A leggere certi titoli si potrebbe dire che aveva ragione Donald Trump: l’idrossiclorochina (HCQ) assieme alla azitromicina (AZM) funzionerebbe contro il nuovo Coronavirus sui malati gravi di Covid-19. Lo dimostrerebbe un recente studio, condotto da un team di ricercatori del Saint Barnabas Medical Center nel New Jersey, su 255 pazienti. Tutto questo, se fosse vero, confuterebbe quanto emerso su ampi studi – come il progetto britannico RECOVERY trial – ovvero, che l’idrossiclorochina è associata a un aumento dei decessi.

Infatti, la ricerca – più sobriamente intitolata «Studio osservativo su 255 pazienti Covid ventilati meccanicamente all’inizio della pandemia negli Usa» – non dimostra niente di tutto questo. Né potrebbe stabilire un rapporto causale di alcun tipo, data la tipologia di studio. Non ci riferiamo solo al fatto che si tratti di un preprint, quindi di un lavoro in attesa di revisione.

Per chi ha fretta:

  • Lo studio in questione è in attesa di revisione;
  • Si tratta di un lavoro osservativo, che non prevede controlli e non può dunque stabilire un collegamento causale;
  • Il miglioramento suggerito dai ricercatori, riguarda una mortalità inferiore rispetto a quanto si aspettavano nei loro modelli, relativa a un gruppo relativamente piccolo.

Analisi

Parliamo di uno studio retrospettivo di coorte, ovvero, di tipo osservativo. Non si tratta quindi di un esperimento che prevede un gruppo di controllo, in cui i pazienti assumono un placebo o solamente le terapie standard. Si osservano 225 casi. Buona parte di questi purtroppo non è nemmeno sopravvissuta. Parliamo di un campione di pazienti con un tasso di mortalità pari a quasi l’80%. Si trattava di persone sopra i 60 anni, con forme gravi di Covid-19 e varie comorbilità, trattate parallelamente con le terapie standard: terapia intensiva, intubati e ventilazione meccanica invasiva (IMV).

«In questa coorte di 255-IMV che richiedono pazienti Covid, il tasso di mortalità è stato del 78,8%. Questo tasso è simile ai dati pubblicati sui pazienti affetti da Covid in condizioni critiche da febbraio a giugno 2020 (14-17), ma inferiore a quello di altri studi – spiegano i ricercatori – Solo il 3,5% della coorte “è uscito dall’ospedale”. Mentre diversi fattori sono stati associati all’esito nei pazienti Covid ricoverati, pochi sono associati all’esito nei pazienti Covid che richiedono IMV».

Come siamo arrivati quindi ai titoli su un aumento della sopravvivenza del 200%? Secondo i ricercatori, la mortalità riscontrata era comunque più bassa rispetto a quella menzionata da altri studi.

«In questa coorte di 255-IMV che richiedevano pazienti Covid, il tasso di mortalità era del 78,8%. Questo tasso è simile ai dati pubblicati sui pazienti affetti da Covid in condizioni critiche da febbraio a giugno 2020 (14-17) ma inferiore a quello di altri studi».

Purtroppo nel testo non è presente alcuna nota che ci permetta di capire a quali ricerche si sta facendo riferimento. Così, supponendo che vi sia effettivamente una mortalità significativamente più bassa (e non potendo dimostrare in nessun modo che sia collegata all’idrossicolorochina), i ricercatori stilano comunque un modello, in cui suggeriscono un miglioramento della sopravvivenza»:

«Il modello causale stabilisce che la terapia HCQ e AZM aggiustata per il peso migliora la sopravvivenza di oltre il 100%. Il prolungamento dell’intervallo QTc non era correlato alla dose cumulativa di HCQ o ai livelli sierici di HCQ – continuano gli autori – Tuttavia, è probabile che l’AZM contribuisca in modo significativo a questo aumento del tasso di sopravvivenza. Poiché la terapia con HCQ/AZM a dosi più elevate migliora la sopravvivenza di quasi il 200% in questa popolazione, i dati sulla sicurezza sono discutibili. Tuttavia, dati i dati qui presentati, gli studi che riportano l’effetto di HCQ sugli intervalli QTc devono essere rivalutati».

Conclusioni

I ricercatori non affermano che l’idrossiclorochina, da sola o associata alla azitromicina, sia collegata causalmente a un incremento della sopravvivenza dei pazienti pari al 200%. Suggeriscono un miglioramento, relativo a quanto si sarebbero aspettati normalmente in un gruppo di oltre 200 pazienti anziani, gravi, in cui la mortalità può arrivare, secondo i loro calcoli anche a oltre il 90%.

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