Mondiali in Qatar, la Norvegia valuta il boicottaggio: «Non possiamo guardare la gente morire per il calcio»

Le violazioni dei diritti umani nel Paese del Golfo non rende indifferenti i vertici della federcalcio norvegese: oggi la riunione per valutare la partecipazione in caso di qualificazione

Uno scenario del genere era già nell’aria: troppe le morti nei cantieri degli stadi in costruzione in Qatar, dove si svolgerà il prossimo Mondiale di calcio. Nel marzo scorso, infatti, la Nazionale della Norvegia aveva indossato durante il riscaldamento del match contro la Turchia delle t-shirt con scritto «Diritti umani dentro e fuori dal campo». Quel gesto era l’inizio dell’iter che ha portato la Nff, la federcalcio norvegese, a discutere di un eventuale boicottaggio dell’evento in caso di qualificazione della Nazionale. Oggi i vertici calcistici del Paese scandinavo si riuniranno in un incontro straordinario per decidere cosa fare. L’esito al momento è «incerto», come ha detto lo stesso presidente della Nff Terke Svendsen.


Il possibile boicottaggio

Nonostante la Norvegia sia quarta nel girone di qualificazione, e le possibilità di un accesso al Mondiale sono sempre più remote per la squadra guidata da Erling Braut Haaland, la pressione dei club e delle organizzazioni umanitarie nel Paese ha portato i vertici a valutare il boicottaggio. L’incontro in programma riunirà 8 membri del comitato esecutivo, 18 rappresentati dei distretti del Paese oltre a centinaia tra dirigenti e responsabili di club professionistici e minori. Anche due rappresentati dei tifosi sono stati invitati a partecipare.


La questione ha ottenuto riscontro nell’opinione pubblica anche grazie alle denunce del Tromso, club di Eliteserien, la massima divisione norvegese. «Non possiamo più sederci e guardare la gente morire in nome del calcio», ha detto lo stesso presidente della squadra Helge Kræmer. «Giocare nel Golfo nel 2022 è come giocare in un cimitero», ha affermato Ole Cristian Sandvik, portavoce della Norwegian Supporters Alliance, l’organismo che rappresenta i tifosi in Norvegia.

Conscio della difficoltà del successo dell’iniziativa, lo stesso comitato di esperti ha raccomandato 26 misure per promuovere e garantire che la Fifa non diventi complice del cosiddetto “lavaggio sportivo”, ovvero la pulizia dell’immagine di un Paese controverso con un grande evento sportivo. «Perché un boicottaggio abbia successo, serve una massa critica alle spalle, un’opposizione che lo chieda nel Paese, l’Onu per fare pressione sulle autorità, sul mondo degli affari, sui sindacati e sulla società civile perché facciano pressione su di esso a lungo termine», ha detto il presidente del comitato Sven Mollekleiv.

Sempre più morti nei cantieri in Qatar

Lo scorso febbraio uno studio del quotidiano britannico Guardian aveva rivelato che almeno 6.500 migranti arrivati in Qatar per lavorare nei cantieri hanno perso la vita a causa delle mancato rispetto delle norme di sicurezza. Dal dossier emerge anche che 37 casi accertati di lavoratori deceduti sono riconducibili alle condizioni di lavoro estreme e di sfruttamento. Le autorità qatariote hanno comunicato di aver avuto 3 morti dal 2014 e 35 scomparse esterne ai posti di lavoro.

Secondo un sondaggio realizzato dal quotidiano norvegese Vg il 49% della popolazione scandinava è a favore del boicottaggio e solo il 29% vorrebbe la Nazionale ai Mondiali. La Fifa, dal canto suo, sostiene che l’assegnazione della Coppa al Qatar ha aperto le porte al progresso sociale: «C’è ancora del lavoro da fare, ma dobbiamo riconoscere i significativi progressi compiuti in brevissimo tempo», aveva dichiarato a maggio il presidente Fifa Gianni Infantino.

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