Cittadinanza italiana a Zaki, decisa una data per la discussione alla Camera: sarà il 6 luglio

A metà aprile il Senato ha approvato la mozione, che era stata criticata da Fratelli d’Italia e dalla Lega

Martedì prossimo, il 6 luglio, è attesa alla Camera la discussione generale sulla mozione a favore della cittadinanza italiana a Patrick Zaki, lo studente dell’Università di Bologna detenuto in carcere in Egitto dal 7 febbraio 2020. La decisione arriva dopo la conferenza dei capigruppo di Montecitorio, tenutasi oggi, 30 giugno. A metà aprile era arrivata l’approvazione del Senato: durante la seduta era intervenuta anche la senatrice Liliana Segre, che si era esposta a favore. Il 16 giugno scorso, giorno del compleanno di Zaki, alla Camera la maggioranza aveva chiesto su input del Partito democratico di mettere in calendario la discussione e il voto sulla mozione. Ma Fratelli d’Italia, insieme all’opposizione e alla Lega si erano sfilati, spiegando che «esistono i canali diplomatici per arrivare alla soluzione della vicenda Zaki», e che «è velleitario credere di risolvere il problema con una mozione».


La precedente discussione alla Camera

In occasione della discussione alla camera, la questione era stata sollevata dal dem Filippo Sensi: «Chiedo a nome del mio gruppo del Pd e a tutti i gruppi di calendarizzare per l’Aula al più presto la mozione sulla richiesta della cittadinanza italiana a Patrick Zaki per chiudere il cerchio aperto dal Senato», «e perché non ci sia silenzio» sulla vicenda dello studente dell’Università di Bologna. Al discorso si erano accodati alcuni deputati di Leu, M5s e Italia viva. «Il governo – aveva ricordato Sensi – da due mesi ha preso formalmente l’impegno a valutare le condizioni per conferire la cittadinanza italiana, ma sono passati due mesi e c’è stato l’ennesimo rinvio farsa di 45 giorni della carcerazione e mi duole dirlo, troppo silenzio. Noi abbiamo fiducia nell’operato del nostro governo, l’Italia sa trovare la sua strada per essere rispettata come merita ma qui non c’è più tempo, non possiamo più stare zitti e buoni».    


L’opposizione di Fdi e Lega

Ad opporsi alla linea tracciata dai dem c’era Giovanni Doinzelli di FdI: «Siamo tutti convinti» della necessità di agire per la liberazione di Zaki, e «l’opposizione ha offerto al governo la sua collaborazione, mentre la maggioranza chiede una mozione per fare scena, chiedo alla maggioranza di adoperarsi per stimolare il governo a fare di più o invece c’è la volontà di raccattare voti in più? Mi auguro di no». Sulla stessa lunghezza d’onda anche Guglielmo Picchi della Lega: «Mi sembra velleitario credere di risolvere il problema con una mozione. Abbiamo tutti gli elementi per risolvere la vicenda con i canali diplomatici. La Lega c’è per sostenere ogni iniziativa, ma dobbiamo anche dire che esiste uno Stato sovrano che è l’Egitto che gestisce in autonomia i propri processi e noi dobbiamo fare chiarezza ma non si può pensare che una mozione risolva il problema, anzi potrebbe essere anche controproducente».

Draghi e il dietrofront del governo

A due giorni dall’ok del Senato, arrivato a metà aprile, il premier Mario Draghi aveva commentato in conferenza stampa la vicenda: «È un’iniziativa parlamentare, il governo non è coinvolto al momento». Parole che hanno subito portato a reazioni da più parti. «Se il governo si tira indietro dopo due giorni è un brutto segnale francamente», aveva detto il portavoce di Amnesty International Italia, Riccardo Noury. Le polemiche hanno costretto il Governo a riconsiderare la cosa. Dopo 24 ore, era arrivato l’annuncio del sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova: «Il governo darà seguito all’impegno preso in Parlamento con un ordine del giorno approvato a larghissima maggioranza, e a cui il governo ha dato parere favorevole, avviando le verifiche necessarie per il conferimento della cittadinanza a Patrick Zaki».

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