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L’avvocato di Trento che si rifiuta di difendere i lavoratori No vax: «Non accetto chi usa tesi scientifiche inesistenti»

La storia del legale Stefano Giampietro, che ha deciso di non rappresentare i dipendenti che rifiutano il vaccino anti Covid

«Una scelta di coscienza» dettata dal fatto che «il bene comune prevale su quello individuale». Stefano Giampietro, avvocato giuslavorista di 52 anni presso il foro di Trento, non ha dubbi sulle richieste di appello dei lavoratori No vax che si sono moltiplicate dopo le proteste di piazza e i provvedimenti contro i dipendenti non vaccinati. Il legale, da sempre impegnato in cause inerenti i diritti dei lavoratori, ha deciso di «non rappresentare quelli che rifiutano per principio e senza motivazione concrete il vaccino contro il Covid» e che per questo si sono visti sospendere dal posto di lavoro, magari con congelamento dello stipendio perché sprovvisti di Green pass.


La scelta dell’avvocato Giampietro

Come centinaia di suoi colleghi, Giampietro ha ricevuto numerose richieste da parte di potenziali clienti. Ma l’avvocato ha deciso di non accettare richieste simili perché «è importante vaccinarsi per tentare di tutelare, non solo la propria salute, ma anche quella degli altri», come spiega al Corriere del Veneto. Durante l’intervista, Giampietro ha anche spiegato come le decine di sentenze di Tribunali amministrativi regionali creino una giurisprudenza difficile da confutare in sede giudiziaria per i No vax. «Ci sono ormai decine di sentenze di Tribunali e Tar che hanno rigettato ricorsi», spiega il legale, «sul tema si è espressa anche la Corte di Giustizia Europea lo scorso 8 aprile, che ha respinto il ricorso di alcuni genitori contro la legge della Repubblica Ceca che, come da noi, vieta l’iscrizione alla scuola d’infanzia ai bambini non vaccinati. 15 giorni fa la Cedu», prosegue, «ha respinto il ricorso dei vigili del fuoco francesi che avevano impugnato l’obbligo vaccinale Covid previsto in Francia per la loro categoria».


Cosa dice l’articolo 32 della Costituzione

L’articolo 32 della Costituzione prevede la tutela della salute come «fondamentale diritto dell’uomo e interesse della collettività». Tuttavia, è proprio il comma 2 della legge, quello per il quale «nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge», che prova a essere sfruttato nelle cause portate avanti da lavoratori No vax per vincere in tribunale. Su questo punto lo stesso Giampietro spiega l’incongruenza della questione. «L’obbligatorietà dei vaccini», afferma, «è ben regolamentata in legge e non pare possa violare i limiti dell’articolo 32 visto che nel primo comma si cita la tutela della salute come “diritto dell’uomo e interesse della collettività”. Anche sull’obbligo, «vi sono margini legali affinché determinate categorie di lavoratori che sono a contatto con il pubblico, come insegnanti e sanitari, per esempio, siano chiamati all’obbligo vaccinale», continua l’avvocato.

Il nodo dell’obbligo vaccinale

Secondo l’avvocato, vanno «valutate a fondo e concesse alternative all’obbligo vaccinale» per «evitare ogni estrema conseguenza sul rapporto professionale», tra cui potrebbe rientrare «la gratuità del tampone per tutti» così da offrire la «possibilità di controllare la propria situazione». «I vuoti normativi ci sono», secondo Giampietro. «Penso anche a chi ha avuto il Covid senza saperlo, perché totalmente asintomatico», afferma il legale, «ma siccome non è stato certificata la sua malattia non può sapere se può o deve vaccinarsi e così vive in una sorta di limbo, costretto a fare tamponi a pagamento ogni due o tre giorni. La mia contrarietà», conclude Giampietro, «non è verso chi non può vaccinarsi o chi ha timore del vaccino in sé, ma contro chi si oppone portando avanti tesi scientifiche inesistenti o fanta giuridiche che non posso condividere».

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