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Scuola, in Alto Adige alcune classi già in Dad. L’esperimento che dimostra perché non bisogna abbassare la guardia

Mentre riparte la scuola italiana, un report su una scuola elementare americana fa riflettere sull’importanza dei vaccini

La scuola in presenza è appena iniziata, ma il timore del ritorno della didattica a distanza è dietro l’angolo. L’obbligo del Green pass per il personale scolastico e i genitori accompagnatori è attivo da lunedì, ma non bisogna abbassare la guardia. Nella Provincia di Bolzano, dove le lezioni sono iniziate il 6 settembre, alcune classi sono tornate in Dad a causa dei primi casi positivi. La conferma arriva dal governatore Arno Kompatscher, il quale sottolinea l’importanza dello screening: «Ci aiuterà ad evitare grossi focolai nelle scuole. I primi casi nelle scuole – ha detto – sono stati scoperti perché le persone, in un modo o l’altro, vengono comunque testate».


Per alcune famiglie la Dad potrebbe essere un grosso problema, soprattutto per i genitori dei più piccoli che non possono essere lasciati a casa da soli. Tornare a scuola in sicurezza è possibile, ma bisogna mantenere alta l’attenzione per evitare possibili contagi all’interno delle classi. Sorge spontanea la domanda: è possibile contrarre in virus durante le lezioni in aula? Ovvio che sì! A peggiorare la situazione è la variante Delta, come dimostrato dai casi riscontrati in una scuola elementare della contea di Marin in California, diventata oggetto di studio per comprendere l’importanza del tracciamento.


Il contagio nella scuola elementare californiana

Un report dei CDC americani rende pubblico un caso di contagio dovuto alla variante Delta del nuovo Coronavirus, presso una scuola elementare della contea di Marin in California. Un maestro (o una maestra) che non aveva ricevuto alcun vaccino, risultato positivo a SARS-CoV-2 il 23 maggio 2021, avrebbe contagiato a lezione 14 bambini su 24 presenti in classe.

L’insegnante era sintomatico già da da quattro giorni, ma ha continuato a presentarsi in classe per due giorni fino al 21 maggio, quando si è deciso finalmente a fare un tampone. A seguito di una indagine di tracciamento della sanità locale tra le famiglie coinvolte, sono stati identificati in tutto 27 casi, contando l’insegnante e gli alunni.

Le indagini proseguirono. Tra il 24 maggio e il primo giugno altri sei studenti su 18 di un’altra classe della stessa scuola sono risultati positivi. Erano troppo piccoli per ricevere il vaccino. Del resto parliamo della variante Covid che sta ormai prendendo piede in tutto il mondo, sormontando le altre: la Delta.

Ci sono pochi dubbi su chi ha fatto partire il focolaio. Si tratta di una piccola scuola elementare con 205 alunni e due insegnanti: ogni aula può contare tra 20 e 25 alunni. Tutto il personale è vaccinato, mentre i casi riguardano bambini a contatto con l’unico maestro non vaccinato. Se da un lato, la variante Delta ha mostrato una maggiore capacità di trasmettersi, dall’altro sappiamo che in generale i vaccinati hanno una carica virale bassa e anche se infetti non dovrebbero contagiare. Inoltre, i vaccini hanno dimostrato di proteggere dai sintomi gravi.

Il docente non vaccinato e senza mascherina

L’insegnante considerato il «paziente indice» (l’individuo da cui parte la catena di contagi), oltre a essersi presentato per due giorni, era stato sorpreso da alunni e personale scolastico senza mascherina, nonostante una evidente congestione nasale.

Questo insegnante ha riferito di aver partecipato a eventi sociali durante il 13-16 maggio, ma non ha segnalato alcuna esposizione nota al COVID-19 e ha attribuito sintomi ad allergie. L’insegnante ha continuato a lavorare dal 17 al 21 maggio, accusando successivamente tosse, febbre soggettiva e mal di testa. La scuola richiedeva agli insegnanti e agli studenti mentre erano al chiuso; le interviste con i genitori degli studenti infetti hanno suggerito che l’aderenza degli studenti alle linee guida di mascheramento e distanziamento in linea con le raccomandazioni del CDC era alta in classe. Tuttavia, secondo quanto riferito, l’insegnante era senza mascherina quando parlava ad alta voce in classe. Il 23 maggio, l’insegnante ha notificato alla scuola di aver ricevuto un risultato positivo al test per SARS-CoV-2 eseguito il 21 maggio e [si è messo in auto-quarantena ndr] fino al 30 maggio. L’insegnante non ha ricevuto un secondo test COVID-19, ma ha riferito il suo recupero completo durante l’isolamento.

Le cose si complicano ulteriormente se consideriamo il fatto che i bambini a loro volta possono essere contagiosi e con la variante Delta sembrano meno protetti dalle forme gravi. Dall’indagine della Sanità americana, risulta che un alunno aveva partecipato a un pigiama party con almeno due compagni di classe. Tutti e tre sono risultati sintomatici.

Anche i genitori risultano esposti, quanto riportano i CDC nel report è emblematico:

Tra i cinque adulti infetti, un genitore e l’insegnante non erano vaccinati; gli altri erano completamente vaccinati. Gli adulti vaccinati e un adulto non vaccinato erano sintomatici con febbre, brividi, tosse, cefalea e perdita dell’olfatto. Nessun altro membro del personale scolastico ha riferito di essersi ammalato.

Cosa dobbiamo imparare dal caso di studio americano?

La buona notizia è che per fortuna in questo caso nessun infetto è stato ricoverato. La cattiva è che – nel pieno rispetto del concetto di immunità di gregge – non essendo i vaccini protettivi al 100%, anche i vaccinati, se pur in rari casi, possono rischiare di ammalarsi se a contatto con un non vaccinato che non segue alcun distanziamento sociale, né indossa la mascherina.

Ecco perché continuare a seguire le misure di contenimento in classe, unito all’accesso tramite Green pass, sarà fondamentale anche nelle nostre aule scolastiche.

La questione dei tamponi rimane controversa. Ricordiamo che l’insegnante americano era risultato sintomatico quattro giorni prima di fare il tampone, convinto si trattasse di una allergia. Se per caso fosse risultato negativo con un test eseguito il giorno prima di venire contagiato, questa convinzione da parte sua sarebbe risultata addirittura rafforzata, sottovalutando i primi sintomi nelle 48 ore successive.

Solo il 9 settembre scorso avevamo trattato il caso nostrano di una maestra elementare non vaccinata, che chiedeva tamponi gratuiti. È molto probabile che non si tratti di un caso isolato, mentre attualmente in Italia si parla di tamponi a campione nelle scuole.

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