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Obbligo vaccinale, dopo l’appello di von der Leyen il governo resta prudente: «Aspettiamo gli effetti del Super Green pass»

Ieri la presidente della Commissione ha aperto a una linea comune in Ue, ma da Palazzo Chigi frenano. Decisivo l’impatto delle nuove regole sulla curva epidemiologica

Sono trascorse solo poche ore da quando la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha rotto il tabù dell’obbligo vaccinale: «Fino a due o tre anni fa non lo avrei mai pensato», ha detto il 1° dicembre durante la conferenza stampa sull’emergenza Covid, «ma ora è tempo di discuterne». E così sulla scia dei primi due grandi esempi europei, uno già effettivo dell’Austria che obbligherà tutti al vaccino da febbraio 2022, e l’altro potenziale in Germania, dove il futuro cancelliere Scholz si è già mostrato favorevole al via libera nella stessa data, in Europa monta il dibattito su una possibile politica comune sul fronte dell’obbligatorietà. In questo scenario l’Italia resta prudente. L’ipotesi di introdurre l’obbligo vaccinale al momento è sul tavolo del premier Mario Draghi ma nessun segnale è stato dato rispetto a una possibile data. Quello che è certo è che dal 15 dicembre scatterà l’obbligo per alcune categorie professionali come i docenti, la polizia di Stato, i militari, gli amministrativi sanitari, il soccorso pubblico. Ma sul coinvolgimento di tutta la popolazione Palazzo Chigi prende tempo, con l’intenzione di vedere gli effetti che zone gialle e Super Green pass, in vigore dal 6 dicembre fino almeno al 15 dicembre, avranno sui dati epidemiologici.


Le pressioni aumentano

La curva attuale certo non promette bene. Il monitoraggio dell’ultimo bollettino ha registrato un numero di contagi per la prima volta dopo mesi oltre quota 15 mila. Stessa cosa per i decessi che hanno superato i 100 giornalieri. La rassicurazione del ministro Roberto Speranza è nel confronto con la maggior parte dei Paesi europei, senza dubbio più in difficoltà in termini di diffusione del virus rispetto all’Italia e con una copertura vaccinale inferiore. L’ago della bilancia saranno i prossimi quindici giorni, quando si spera che in previsione delle feste natalizie la popolazione non ancora vaccinata possa decidere di proteggersi e acquisire così il Super Green pass per spostamenti e luoghi di svago. «Negli ultimi giorni c’è stata una crescita significativa di somministrazioni della prime dosi: lunedì abbiamo avuto oltre 31 mila dosi mentre nella settimana precedente la media era fra 15 e 20 mila», ha detto Speranza, ribadendo come le ultime decisioni del governo stiano ottenendo parte dei risultati sperati. La strategia punta tutto sul potenziamento della campagna vaccinale e sul completamento delle terze dosi. Strada che secondo la visione del governo potrebbe evitare l’ultima spiaggia dell’obbligo.


«Le pressioni che arrivano dai sindacati e da Confindustria aumentano, ma ugualmente forte è l’avversità dei No vax che nel nostro Paese sono una minoranza, ma hanno comunque dimostrato di poter mobilitare le piazze» ha continuato il ministro. Ed è proprio questo aspetto uno dei motivi principali per cui Palazzo Chigi tentenna. Lo scontro tra le due parti di una società ormai polarizzata è lo scenario che più si vorrebbe evitare, impennata di contagi e ricoveri permettendo. Nel frattempo la minaccia della nuova variante Omicron si aggiunge ai motivi della possibile recrudescenza dell’epidemia. «Non possiamo permetterci nuove restrizioni generalizzate. Non torneremo indietro rispetto al periodo del lockdown», ha rassicurato il premier Draghi. Se i dati confermeranno l’effettiva maggiore pericolosità di Omicron la strada verso l’obbligo potrebbe accorciarsi ancora.

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