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Assalto a Capitol Hill, resiste la linea del silenzio imposta da Trump: l’ex capo staff non collabora. Bannon a processo fra 7 mesi

Passo indietro di Mark Meadows, ex capo staff di Trump: non coopererà più con la Commissione che indaga sui fatti del 6 gennaio scorso

Il processo a Steve Bannon, ex stratega di Donald Trump e tutt’ora suo alleato, partirà il prossimo 18 luglio. Bannon dovrà rispondere di oltraggio al Congresso per essersi rifiutato di testimoniare davanti alla commissione che indaga sull’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio scorso. I suoi legali avevano chiesto di fissare la prima udienza a metà ottobre 2022, in modo da far coincidere l’evento con la vigilia delle elezioni politiche di metà mandato. Richiesta che, però, è stata respinta. Chi ha deciso di cooperare è invece Marc Short, ex capo dello staff dell’ex vicepresidente Mike Pence. Short, come ricorda la Cnn, è considerato un testimone chiave soprattutto per ricostruire le ore in cui Pence era chiamato a certificare in Senato la vittoria di Joe Biden alle presidenziali: dovrà chiarire che tipo di pressioni esercitò Trump affinché ciò non avvenisse.


La retromarcia dell’ex capo staff di Trump alla Casa Bianca

Passo indietro invece di Mark Meadows, ex capo dello staff della Casa Bianca di Donald Trump. Oggi, 7 dicembre, ha fatto sapere di non voler più cooperare con la commissione del Congresso. Meadows aveva inizialmente accettato di essere ascoltato, diventando il testimone più vicino all’ex presidente americano. Gli avvocati motivano la retromarcia dicendo che l’atteggiamento della Commissione ha reso l’apparizione di Meadows «insostenibile»: secondo loro, non sarebbero stati rispettati gli accordi sul limitare le domande a un ambito che non riguardasse Trump e il suo esecutivo.


Immagine di copertina: EPA/PETE MAROVICH

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