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Vaccino ai bambini, la guida dell’Iss per genitori e pediatri che smonta le fake news

Le prenotazioni per la fascia 5-11 anni saranno possibili dal 13 dicembre. Quali sono gli effetti collaterali e perché è necessario vaccinare i più piccoli?

Dal 16 dicembre la campagna vaccinale anti Covid coinvolgerà anche i bambini dai 5 agli 11 anni. Cominceranno i piccoli più fragili e i conviventi con soggetti immunodepressi ed elevata vulnerabilità al Covid. Si andrà avanti poi con la copertura di 3,6 milioni di bimbi vaccinabili in tutto. Ci si potrà prenotare sulle piattaforme regionali già dal 13 dicembre. Il 15 dicembre la struttura commissariale di Francesco Paolo Figliuolo farà arrivare ad hub e ambulatori le prime dosi per 1,5 milioni di vaccini. Il resto delle scorte necessarie si aggiungeranno invece da gennaio. «La vaccinazione in età pediatrica implica un coinvolgimento particolarmente attivo delle famiglie» ha spiegato il commissario, «insieme all’azione proattiva delle strutture ospedaliere pediatriche e dei pediatri sul territorio, potranno offrire un’attività coordinata di informazione e consulenza, e dare chiare risposte alle famiglie per mettere in sicurezza anche questa fascia di popolazione e restituirla alle normali dimensioni sociali». Proprio per il ruolo che famiglie e pediatri saranno chiamati a ricoprire da qui ai prossimi mesi di campagna vaccinale, l’Istituto superiore di sanità ha diffuso nelle ultime ore un vademecum per rispondere ai principali dubbi di genitori e familiari.


Le risposte dell’Iss

Quali sono gli effetti del Covid sui bambini?

Certamente in misura minore rispetto all’adulto ma anche nell’età infantile l’infezione da Sars-CoV-2 può comportare dei rischi per la salute: secondo i dati dell’Iss circa 6 bambini su 1.000 vengono ricoverati in ospedale e circa 1 su 7.000 in terapia intensiva. Per la grande maggioranza dei casi positivi l’infezione decorre in maniera quasi completamente asintomatica, ma non è possibile escludere la comparsa di complicazioni. Tra i sintomi più evidenti la sindrome infiammatoria multisistemica, una malattia rara ma grave che colpisce contemporaneamente molti organi. E il Long Covid, con la comparsa di effetti collaterali anche a molta distanza di tempo dal contagio.


Che tipo di vaccino viene dato ai bambini nella fascia 5-11 anni?

I bambini riceveranno il vaccino Pfizer. Lo stesso vaccino che è stato finora somministrato agli adulti ma con un dosaggio ridotto. La dose che verrà riservata ai bambini dai 5 agli 11 anni sarà di circa un terzo rispetto a quella somministrata ai più grandi. Come per gli adulti, anche per i più piccoli sono previste due dosi, a distanza di tre settimane l’una dall’altra.

Bisogna dare antidolorifici ai bambini prima della vaccinazione?

L’Iss non lo ritiene necessario. Al medico vaccinatore dovrà essere comunicata invece la presenza di allergie, non solo da farmaci ma anche da cibo o di qualsiasi altra tipologia.

Cosa succede durante e dopo la vaccinazione?

Per la puntura si richiederà al bambino di stare seduto o sdraiato. Dopo la somministrazione della dose, gli verrà chiesto di attendere 15-30 minuti sotto osservazione, dopo i quali potrà lascare il centro vaccinale. Il periodo di tempo che passerà prima di andare via sarà utile a poter monitorare l’eventuale comparsa di reazioni allergiche.

Quali sono i principali effetti collaterali?

Come succede per gli adulti, dopo l’iniezione anche per i bambini potrebbe verificarsi un gonfiore e rossore al braccio dove è stata eseguita la puntura. Insieme a un po’ di dolore. Dalle indicazioni Iss potrebbero inoltre manifestarsi sintomi come stanchezza, mal di testa, dolori muscolari, brividi, febbre e nausea. Si tratta in ogni caso di sintomi generalmente di lieve entità che nel giro di 1-2 giorni troveranno risoluzione.

I falsi miti da sfatare

Insieme alle direttive principali per una vaccinazione il più possibile consapevole, l’Istituto superiore di sanità si è preoccupato anche di sfatare dei falsi miti e notizie ingannevoli proprio sul tema dei vaccini ai più piccoli.

È vero che i bambini non si ammalano di Covid e se si ammalano non muoiono, manifestano sintomi lievi e hanno bassa capacità di trasmettere il virus, e dunque vaccinarli è inutile?

La risposta è no. Dall’inizio dell’epidemia al 1° dicembre di quest’anno, nella fascia 6-11 anni ci sono stati oltre 263 mila casi, 1.453 ricoveri in reparti ordinari, 36 ricoveri in terapia intensiva e 9 decessi. Nelle ultime settimane il numero di contagi in questa fascia di età poi è nettamente in crescita. Anche se in misura minore rispetto all’adulto, nell’età infantile l’infezione da Sars-CoV-2 può comportare dei rischi per la salute, sia nell’immediato sia per conseguenze a lungo termine come nel caso del Long Covid. Il vaccino si è mostrato efficace nel ridurre di circa il 91% il rischio di infezione. «Nel beneficio di una vaccinazione si deve inoltre considerare non soltanto la protezione dalla malattia», spiega Iss, «ma anche la possibilità di frequentare con una maggiore sicurezza la scuola e condurre una vita sociale connotata da elementi ricreativi ed educativi che sono particolarmente importanti per lo sviluppo psichico e della personalità in questa fascia di età».

È vero che il vaccino espone i bambini a rischi di effetti avversi?

Gli effetti collaterali esistono come per tutti i farmaci e i vaccini. «Ma la sicurezza dei vaccini anti Covid è monitorata continuamente dalle agenzie regolatorie di tutto il mondo, e anche per le fasce più giovani il rischio di eventi avversi gravi è risultato molto raro», spiega l’Istituto. Il rischio di eventi avversi deve essere sempre confrontato con quello di incorrere nell’infezione da Covid. Su questa base viene calcolato il rapporto rischi-benefici da parte degli enti regolatori. «L’Ema, l’agenzia regolatoria europea sui medicinali, ha concluso che il rapporto tra benefici e rischi è positivo anche per la fascia d’età 5-11 anni».

È vero che il numero di bambini che hanno partecipato al programma di sviluppo clinico dei vaccini è troppo piccolo per rilevare potenziali rischi di miocardite associata a vaccinazione?

L’iss spiega come nei soggetti giovani (adolescenti e giovani adulti) sia stato riportato un rischio aumentato di miocardite e pericardite che però rimane «estremamente basso»: intorno ai 50 casi per milione dopo due dosi. «Nella maggior parte dei casi, inoltre, tali manifestazioni hanno avuto un decorso assolutamente benigno. In generale nei bambini più piccoli si osserva un minore rischio di sviluppare queste patologie, e non sono stati segnalati casi durante i test clinici», spiega l’Iss. Le informazioni di sicurezza oggi disponibili riguardano non solo i 3.000 bambini che hanno ricevuto il vaccino nell’ambito della sperimentazione clinica, ma comprendono anche i primi dati raccolti negli oltre 3 milioni di bambini di 5-11 anni già vaccinati negli Stati Uniti.

I vaccini agevolano processi infiammatori che provocano cambiamenti nel sangue dei più piccoli?

Attualmente non ci esistono studi scientifici che hanno dimostrato una correlazione tra il vaccino e problemi di questo tipo.

I vaccini indeboliscono il sistema immunitario ancora non sviluppato dei bambini?

E’ esattamente il contrario. L’Iss spiega come il sistema immunitario dei bambini sia programmato per reagire a possibili pericoli già dalla nascita. «Il vaccino anti Covid, così come gli altri, insegna al sistema immunitario a riconoscere l’agente infettivo prima dell’effettiva esposizione, contribuendo così a rafforzarlo».

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