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Picco di contagi in Lombardia, Bertolaso sulla “linea Zangrillo”: «Negli ospedali non è come un anno fa: qui facciamo solo più tamponi»

Secondo il consulente della Regione, gli ospedali non sono sotto pressione nonostante i numeri. E ipotizza: «Smettiamo di testare i vaccinati con tre dosi e senza sintomi»

La situazione in Lombardia è «diversa rispetto a un anno fa», nonostante il nuovo picco di contagi provocato dalla variante Omicron. A dirlo è Guido Bertolaso, consulente della Regione per la campagna vaccinale contro il Coronavirus, che ha parlato in un’intervista al Corriere della Sera. Ieri, 28 dicembre, oltre un terzo dei contagi odierni è stato registrato in Lombardia (28.795 positivi su 78.313 casi totali). «Chi vive in prima linea, negli ospedali, ha una fotografia del virus molto diversa rispetto a un anno fa», ha detto. «I reparti non sono chiusi, gli ambulatori funzionano e si fanno gli interventi». Nonostante il record, «la situazione per fortuna non cambia grazie ai vaccini». Pur a fronte di una serie di dati incoraggianti sulle ospedalizzazione, gli esperti invitano a non abbassare la guardia: l’alta contagiosità della variante Omicron potrebbe comunque portare a un aumento dei ricoveri a stretto giro. Inoltre, secondo i dati forniti da Agenas nell’ultima rilevazione, il tasso di occupazione dei reparti da parte di pazienti Covid sale in tre Regioni, tra cui proprio la Lombardia, dove tocca il 15%. Sempre la Lombardia aveva già superato la soglia di allerta per l’occupazione delle terapie intensive, con un tasso di occupazione al 12%. Secondo il consulente, però, la situazione è così sotto controllo che i vaccinati con tre dosi non dovrebbero nemmeno essere testati se non hanno sintomi: «Il contact tracing deve avere la precedenza per i non vaccinati, i più fragili o chi non ha completato il ciclo. Chi ha tre dosi di vaccino – ha aggiunto – a mio parere, può evitare la quarantena se non ha sintomi».


Immagine di copertina: ANSA/MATTEO CORNER


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