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Fausto Desalu è il giovane dell’anno di Open: «Pensavo di mollare tutto ma ho resistito per mia mamma. Papà? Non c’è stato nei momenti difficili» – L’intervista

Il giovane campione, in un’intervista a Open, ricorda ancora «il freddo patito» la mattina quando si alzava alle 4 per fare 10 km in bici con la madre. E poi la delusione di non poter concorrere ai campionati a 16 anni perché non aveva la cittadinanza italiana. «Sono favorevole allo ius soli», dice oggi a gran voce

Quest’anno la redazione di Open ha voluto scegliere un personaggio dell’anno, un giovane che si è contraddistinto, che ce l’ha fatta da solo e che, dal nulla, è riuscito a stupire tutti, a diventare uno dei quattro atleti più veloci al mondo. Un esempio, un modello per i giovani, in un anno difficile, come quello appena trascorso, nel pieno di una pandemia che non intende fermarsi. Il nostro personaggio dell’anno è Fausto Desalu, campione olimpico della staffetta 4×100 metri ai Giochi olimpici di Tokyo, che, grazie a una grinta da vendere e una determinazione da far paura, si è aggiudicato la medaglia d’oro. Classe 1994, Desalu, di origine nigeriana ma nato e cresciuto in Italia, ha avuto un’infanzia non semplicissima: la vittoria è stata per lui e per sua madre Veronica un vero e proprio riscatto sociale. Sua madre, infatti, abbandonata dal marito dopo due anni dall’arrivo nel nostro Paese, si è subito rimboccata le maniche, andando a lavorare «nei mattatoi», raccogliendo pomodori e facendo la badante. Non si è mai fermata un attimo per dare un futuro a “Faustino”. Adesso è lui a ripagarla di questi sforzi. Un tempo le diceva sempre «Diventerò qualcuno».


Oggi può dirlo a gran voce contro ogni previsione, contro chi lo accusava di sognare troppo. Simpatico, divertente, intelligente e scanzonato, è anche l’emblema dell’integrazione. Peccato che viva in un Paese, l’Italia, che gli ha concesso la cittadinanza italiana solo a 18 anni: prima non poteva concorrere nemmeno ai campionati, non poteva indossare la maglia azzurra. «Ci sono rimasto male, oggi sono a favore dello ius soli. Infatti, chi nasce in un Paese deve avere la cittadinanza di quel Paese, poi a 18 anni decide cosa fare della propria vita», spiega. Lui, però, tra tante difficoltà, ha atteso, soffrendo in silenzio, fino alla maggiore età (quando sapeva che avrebbe ottenuto certamente la cittadinanza). Ha tirato dritto perché non voleva deludere la madre, anche quando lei avrebbe voluto cambiare Paese. E lui l’ha convinta a restare. Ora dalle Canarie, nella video intervista di Open, lancia un messaggio forte e chiaro a chi non vuole vaccinarsi: «La scienza ha fatto progressi, non abbiate paura del progresso e vaccinatevi», dice. Lui, atleta, giovane, in salute, nel pieno della sua carriera, si è già fatto la terza dose (Pfizer, non Moderna «perché asmatico»). Senza alcuna esitazione.


Le fobie, l’infanzia difficile e la cittadinanza italiana negata

Da quel 6 agosto del 2021, quando si è laureato campione olimpico della staffetta 4×100 metri correndo la terza frazione e stabilendo il record italiano di 37″50, la sua vita è cambiata. Non solo dal punto di vista economico. Oggi, infatti, lo fermano spesso per strada: «Non voglio apparire, però, per il “calimero” di turno, per quello che è cresciuto senza padre e con tanti problemi. Io sono un atleta, non un divo». E, come tutti i ragazzi della sua età, con tanti hobby – dai manga alla musica fino al calcio (il Milan sempre nel cuore) – e anche con qualche fobia: «Soffro le vertigini, infatti faccio fatica quando mi affaccio sul balcone di casa. I ragni? Un po’ sì anche se mi piace farmi “mordere” così da trasformarmi in Spiderman, idolo della mia infanzia». Con Filippo Tortu è stato compagno di stanza, con Marcell Jacobs ha condiviso momenti importanti e anche dolorosi: è stato lui, ad esempio, ad aiutarlo in un periodo di depressione, dopo la delusione della gara individuale dei 200 metri.

Con la madre, Desalu – se non si fosse già capito – ha un rapporto bellissimo (anche se lei lo vorrebbe vedere presto padre ma lui, al momento, rifiuta l’offerta e va avanti): «A lei devo i valori che ho, il duro lavoro, i sacrifici. Quando ho pensato di mollare tutto, alla fine ho tirato dritto per non mancarle di rispetto. Ha lavorato persino nei mattatoi. Mi ricordo ancora quando ci svegliamo alle 4 del mattino e ci facevamo 10 km in bici. Io, che ero piccolissimo, stavo dietro nel sellino. E, ancora oggi, a distanza di tempo, ricordo il freddo che pativo».

E il papà? Non l’ha sentito nemmeno dopo la vittoria di Tokyo. «Non lo sento da sei anni. Non mi è mai andato giù il fatto che, nei momenti difficili, lui non ci sia stato, lasciando da sola una donna in un Paese straniero con tante difficoltà. Non ho astio nei suoi confronti, siamo sangue dello stesso sangue e siamo tutti esseri umani e tutti commettiamo errori. Ma non mi interessa conoscerlo o andare con lui a pesca. A me bastava che mia madre fosse felice», ci confida Desalu ricordando, infine, che mamma Veronica – nonostante abiti in Italia ormai da 30 anni – non ha ancora la cittadinanza italiana. Incredibile ma vero. «Mi ha detto che è difficile e che si sta informando». Da qualche mese sua madre lavora in una casa di riposo e vorrebbe tornare un po’ nel suo Paese d’origine perché – come dice suo figlio “Faustino” – «non c’è nessun posto come casa».

Foto in copertina di repertorio| Video di Fabio Giuffrida per OPEN

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