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Quirinale, intesa in direzione Pd per «una figura di alto profilo istituzionale». Letta: «No a un capo politico»

Il segretario dem all’indomani del vertice di Villa Grande: «Il centrodestra non ha nessun diritto di precedenza»

«Non c’è nessun diritto di precedenza che il centrodestra può vantare nell’indicare il presidente della Repubblica: si è confuso un atteggiamento rispettoso da parte nostra con un diritto che non c’è». Così Enrico Letta all’apertura della riunione della Direzione e dei Gruppi Pd commenta le ultime dichiarazioni dei partiti di centrodestra sulla candidatura ufficiale al Quirinale. La direzione Pd ha affidato all’unanimità al segretario il mandato, con le capogruppo, «di seguire le trattative per l’elezione del presidente della Repubblica. Il Pd ritiene che sia necessario individuare una figura di alto profilo istituzionale e quindi non di parte». Nel documento finale della riunione dem, si legge: «A tal fine occorre giungere rapidamente a una scelta condivisa dall’arco di forze parlamentari più ampio possibile, a partire da quelle dell’attuale maggioranza».


Dopo il vertice di Villa Grande avvenuto ieri, 14 gennaio, i leader di Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia hanno sciolto il nodo della candidatura unitaria. Ma la nota ufficiale diffusa con il nome di Silvio Berlusconi sembra non aver messo di buon umore Letta: «Non stiamo parlando di un diritto, non è che il centrodestra debba semplicemente valutare l’equilibrio migliore al suo interno», ha spiegato il segretario dem. «Sarebbe una scelta profondamente sbagliata come è sbagliata la logica dello scoiattolo di cercare i voti in una dinamica che non è quella del tempo che stiamo vivendo». Il riferimento è a quella strategia di reclutamento che Berlusconi starebbe avanzando fin dal periodo natalizio. Dopo le chiamate di sinceri auguri farcite con una buona pubblicità alla sua possibile candidatura, dall’11 gennaio la spedizione del Cavaliere si era diretta nella Capitale per incontrare personalmente i grandi elettori. «In Parlamento nessuno ha la maggioranza», ha continuato però Letta. «Ognuno deve considerare l’essere minoranza con responsabilità, che è l’atteggiamento con noi ci muoviamo».


Le parole di Letta

«In tanti ci stanno dicendo: mettete in campo anche voi una candidata o un candidato. Nel momento in cui in Parlamento c’è una unione di minoranze, mettere in campo nomi significa bruciarli, essere oggetto di veti da parte di altri parti politiche», ha spiegato ancora Letta, sottolineando come l’idea del Partito Democratico sul nuovo presidente della Repubblica sia quella «di una figura in scia con Mattarella, e non un capo politico». Per questa ragione l’invito è quello «di un patto di larga legislatura e di una discussione in totale trasparenza». Il segretario ha poi proseguito con una proposta: «La rivolgo a tutte le forze politiche, sia ai nostri alleati, sia a coloro che hanno chiuso le porte al dialogo, scelta sbagliata: noi vogliamo riaprire le porte per il bene del Paese. Proponiamo un’iniziativa che crei un patto di legislatura per completarla nei tempi naturali, fatto di tre punti: l’elezione di un o una presidente della Repubblica istituzionale, super partes e di garanzia per tutti; la scelta forte di dare energia perché i prossimi 14 mesi di governo siano efficaci in continuità ma con rinnovata energia; il completamento delle riforme per la buona politica».

«Berlusconi il nome più divisivo che possa esserci»

«Dovremo decidere come comportarci se il centrodestra andrà avanti con la scelta profondamente sbagliata di candidare il capo politico più divisivo che possa esserci, perché ogni capo politico è divisivo, ma quando parliamo degli ultimi 25 anni, è difficile pensare a un capo politico più divisivo di lui». Letta continua a commentare la scelta del centrodestra anche in funzione delle mosse che il Pd si troverà a fare nelle prossime settimane. «Questa scelta ci ha profondamente stupito e anche deluso perché ora rende le cose più difficili». Quanto alle elezioni per il 2022 «non sono da considerare», dichiara Letta. E aggiunge: «Vogliamo un presidente che dia l’incarico a chiunque vinca nel 2023. Stiamo per assumere decisioni e scelte molto importanti, che hanno a che fare con un passaggio della vita politica del nostro paese che capita poche volte in un quinquennio, un settennato, un decennio, dalle scelte che faremo nelle prossime ore dipenderà il futuro del nostro Paese».

«Disponibili a nuova legge elettorale»

Durante la riunione di Direzione della Direzione e dei Gruppi Pd Letta ha avanzato la proposta di un Patto per il Quirinale che avrebbe tra gli obiettivi anche una possibile riforma elettorale. «Uno degli scopi del Patto è quello di limitare il fenomeno del trasformismo parlamentare, che è uno degli elementi di maggiore lontananza dei cittadini dalle istituzioni», ha spiegato Letta, «fino alla nostra disponibilità, che abbiamo sempre dato, ad aggiustare la legge elettorale, che non è la più bella legge elettorale che potremmo avere». I punti del piano secondo il segretario avranno necessariamente bisogno «di un accordo generale, che parta dalle forze di maggioranza, per rinnovare il patto di legislatura».

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