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Quirinale, campagna tra gli ex 5s per Casellati. Il partito di Draghi punta sui tempi lunghi, ma si rafforza anche Casini

Si prevede che le schede con su scritto «Casini» oggi aumentino. Salvini valuta ancora l’all-in su Casellati. Ma l’ipotesi Mario Draghi resta sull’orizzonte

Entro stasera. I pontieri dei partiti che nel Transatlantico si scambiano indicazioni possibili sono convinti che oggi è il giorno della svolta nelle trattative. E sul piatto, al momento, gli scenari più chiacchierati sono due. O si va su un presidente eletto tra le gomitate, con Salvini che gioca l’all-in su Casellati. Oppure si converge su una figura più condivisa ed è il nome di Pier Ferdinando Casini a prendere spazio nelle conversazioni. L’ipotesi Mario Draghi resta sull’orizzonte, con un attivissimo Bruno Tabacci che cerca di convincere i grandi elettori che questa sia l’unica strada che garantisca stabilità al Paese. Si prevede che le schede con su scritto «Casini» aumentino, oggi, nell’urna. Potrebbe essere anche il modo per qualche gruppo di contarsi, anche se diversi parlamentari invitano «alla prudenza per non bruciare l’opzione politica più trasversale che ci sia».


L’opzione Casellati, invece, viene considerata ancora molto probabile ma ad altissimo indice di rischio. Il segretario della Lega rischia di bruciare la seconda carica dello Stato. Ma, soprattutto, di bruciarsi se l’assalto al quarto scrutinio non riuscisse. «È normale che le forze di centrodestra si stiano muovendo», ci dice un parlamentare del Misto. «Vogliono provare a chiudere subito su di lei». Le lusinghe sono arrivate al gruppo di circa 40 grandi elettori che hanno votato, in modo compatto, Maddalena ai primi due scrutini. Casellati diventa eleggibile «pur di evitare che sia Draghi a salire al Colle», ci confida uno di loro, contattato da un pontiere leghista.


Per riuscire, l’operazione di Salvini ha bisogno di pescare nel grande gruppo dei 5 stelle. I parlamentari del Pd lo temono, e cercano di riallacciare i rapporti tra le coalizioni nella speranza che si converga su un nome comune, piuttosto che rischiare di perdere la partita. Ma la Lega, d’altro canto, deve guardarsi da Fratelli d’Italia: seppure con un numero limitato di grandi elettori, il partito di Giorgia Meloni oggi ha lanciato un segnale, non rispondendo alla prima chiama. Si sono contati inserendo il nome di Guido Crosetto nell’urna. Fratelli d’Italia spinge per lo stallo, nell’ottica di far palesare le difficoltà di questo parlamento e sperare in uno scioglimento delle Camere. Allora sì che gli equilibri nel centrodestra cambierebbero anche a Montecitorio, mentre adesso il consenso di Meloni si traduce soltanto nei sondaggi.

Il partito di Draghi

Ecco, le due forze in gioco, in questo momento, sembrano essersi ricomposte in due schieramenti fluidi che non rispondono pienamente alle indicazioni di partito: ci sono i grandi elettori che lavorano affinché perduri lo stallo e chi, invece, scommette sulla chiusura lampo alla quarta chiama. Più passa il tempo, più tornano a crescere le chance per Draghi, che in questo momento deve sperare di riuscire a costruire un rapporto di fiducia con Salvini e Conte, i due leader a capo dei gruppi parlamentari più corposi, ma anche quelli che hanno espresso per primi il desiderio che il presidente del Consiglio resti a Palazzo Chigi. E sullo sfondo, nessuno considera definitivamente chiusa la porta del Quirinale per Sergio Mattarella: che in una situazione di blocco totale i grandi elettori, come successe nove anni fa per Giorgio Napolitano, possano andare a bussare alla sua porta, con il capo cosparso della cenere di tutte le candidature bruciate nelle prime chiame?

Foto in evidenza Felice Florio

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