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Quirinale, trattative in stallo. Salvini e Letta ci riprovano con Draghi, ma i gruppi non li seguono – Il retroscena

I Cinque stelle puntano su Elisabetta Belloni ma si tratta anche sul nome di Cassese. E si torna a parlare del trasloco del presidente del consiglio

«Eppure ieri sera avevamo chiuso con Casini, poi Salvini ha cambiato idea», dicono alcuni parlamentari centristi. Oggi il Transatlantico si è riaperto con più diffidenze che accordi, con gli interessi di parte che prevalgono sulla franchezza delle trattative. Il dietrofront su Casini è arrivato, probabilmente, perché la base leghista non condivideva la scelta. Pare che la sua candidatura l’avrebbe trangugiata persino Meloni, dopo aver fatto una prova di forza che avrebbe mostrato la superiorità del centrodestra nel numero di grandi elettori. Niente da fare: Salvini, al quale era stato persino offerto di intestarsi Casini, si è affrettato a dichiarare che non era lui il candidato di centrodestra. Non una chiusura definitiva, ma un duro colpo alle chance dell’ex presidente della Camera.


Le difficoltà nella Lega

Il leader della Lega «è diventato indecifrabile», lamenta un gruppo di parlamentari di quel centro che include Italia viva e Coraggio Italia, mentre di fronte alla buvette sono scesi in campo i big del Movimento 5 stelle. «Belloni è la nostra candidata, una donna e una figura terza», corrono a intestarsela i contiani. «Di Maio vanta un buonissimo rapporto con lei», ribattono i fedelissimi del ministro degli Esteri. E Di Maio in prima persona, entrando alla buvette, afferma: «Elisabetta è una sorella». Ma la gara per attribuirsi l’investitura della numero uno del Dis si scontra con gli scogli che si sollevano in tutte le forze parlamentari: dai servizi segreti al Quirinale «è un passaggio difficile da comunicare al Paese e alle cancellerie estere», ripetono in un capannello del Pd. Al Carroccio, altrettanto, l’idea non entusiasma.


Il nodo Cassese

Scendono anche le sue quote, mentre l’argine a Cassese è meno alto di quanto sembri, veramente irricevibile soltanto per i 5 Stelle. Ritrosie di Forza Italia per il giurista che non è stato generoso, spesso, nei confronti di Berlusconi. «Ma io lo considero una delle più alte personalità del nostro Paese», ci dice un deputato influente di Forza Italia. «Ha un profilo chiaro, sappiamo come la pensa e non è imprevedibile come Belloni», aggiunge, facendo il paio con un ragionamento che circola anche tra i Dem. Nel caos, torna a crescere la coalizione dello stallo, minoritaria in Transatlantico ma che ancora cerca di persuadere che Draghi al Colle sia l’unica opzione possibile. Tabacci ci prova in tutti modi e il pensiero torna a stuzzicare anche i dimaiani, e alcuni centristi di Coraggio Italia e di Italia viva.

Uno dei crinali che tengono banco è se salvaguardare la maggioranza che regge il governo o la coalizione di centrodestra. Il gruppo di Forza Italia è polarizzato, più compatto al Senato, ma tra i deputati si nota la frustrazione di non essere schiacciati tra le decisioni che prende Salvini e le prove di forza di Meloni. E se Berlusconi, deus ex machina, lanciasse un segnale improvviso in favore di Draghi? È un’ipotesi ventilata a Open, che vede un probabile indizio nella telefonata cordiale del premier all’ex presidente del Consiglio ricoverato al San Raffaele: una telefonata attesa per settimane da Berlusconi durante l’operazione scoiattolo e mai arrivata.

Il nome del presidente del Consiglio è stato proposto da Salvini ai suoi delegati, salvo poi vedere sollevarsi le barricate del gruppo parlamentare. Così come è successo a Letta con una buona parte dei grandi elettori del Pd. Per i quali, ci dicono in tanti, «ben venga la proposta ufficiale di Cassese, la trattativa sarebbe già chiusa». Per l’ipotesi Amato, invece, ci dicono che bisogna aspettare almeno sabato. Intanto c’è attesa per una probabile convocazione della capigruppo: potrebbe essere accolta la richiesta leghista di procedere con due scrutini al giorno. E, al momento, sembrerebbe l’unica scelta che possa imprimere un’accelerazione a questa fase di stallo.

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