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Il pranzo riparatore tra Di Maio e Belloni, il segnale per Conte: tutte le amicizie del ministro M5s che preoccupano l’ex premier

Nonostante l’ostruzionismo del capo della Farnesina a una candidatura quirinalizia della direttrice generale del Dis, i due posano insieme per sottolineare la «lealtà» del grillino

Un’assoluzione, con tanto di immagine e virgolettati riportati sui social. Elisabetta Belloni, direttrice del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza – un ramo dei servizi segreti, per intenderci -, è andata a pranzo con Luigi Di Maio, oggi primo febbraio. Eppure il ministro degli Esteri è stato uno dei suoi principali detrattori nella corsa al Quirinale. Insieme, sembrerebbe, al ministro Lorenzo Guerini, avrebbe contribuito a disinnescare l’accordo raggiunto prima tra Giuseppe Conte e Matteo Salvini, e poi esteso a Enrico Letta. Italia viva e Forza Italia, non coinvolte nella scelta, hanno poi fatto il resto nella serata tra il sesto e il settimo scrutinio. Nel Transatlantico, a una nostra domanda sul rapporto con Belloni, Di Maio aveva accennato ai motivi dello stop all’investitura della diplomatica, aggiungendo: «Elisabetta è una sorella». La conferma, per i miscredenti, è stata offerta oggi dalla macchina comunicativa del capo della Farnesina.


Sulla pagina Facebook del ministro grillino, a corredo della fotografia, è comparso come primo virgolettato quello di Belloni: «Con il Di Maio c’è un’amicizia sempre più solida. Di Maio è sempre leale». Poi, a seguire, il commento del titolare degli Esteri: «Queste le parole di Elisabetta Belloni, alla quale mi legano una profonda stima e una grande amicizia – e ancora -. Oggi a pranzo ho fatto una piacevole chiacchierata con lei. Grazie Elisabetta, condivido pienamente quello che pensi del nostro rapporto». Insomma, una vera e propria photo opportunity di quelle pensate per dimostrare esattamente qualcosa. E il messaggio, a tre giorni dalla bruciatura di Belloni al Quirinale, non può essere equivocato: Di Maio ha tessuto una rete di rapporti eccezionali con le istituzioni e gli esponenti degli altri partiti. Conte, con il quale è in corso una guerriglia interna la Movimento, è avvisato.


Le relazioni con il centrosinistra

Le due fazioni si contendono i numeri dei parlamentari che seguono l’uno o l’altro leader. Seppure il presidente del Movimento sembrerebbe riuscire a controllare la maggior parte del gruppo di deputati e senatori, Di Maio è l’interlocutore privilegiato per chi vuole trattare con i 5 stelle. Conte, che mantiene ferreo il rapporto con Goffredo Bettini, ha perso credibilità anche agli occhi di un’ala del Partito democratico. Tanti grandi elettori Dem hanno lamentato l’inaffidabilità contiana e del Movimento durante le negoziazioni. Il senatore Andrea Marcucci l’ha spiegato a Open in modo esplicito: «Diciamo che su alcune candidature ipotizzate per il Colle, a volte si è avuta la sensazione del ritorno ad un asse gialloverde». Lui, come diversi colleghi riformisti del Pd, guardano a Di Maio come referente del gruppo grillino estremamente polarizzato: «Apprezzo non da ora l’equilibrio del titolare della Farnesina, il suo buon senso e la sua capacità di essere un alleato franco e solido».

Partendo dalla sinistra dell’arco parlamentare e spostandoci verso destra, ecco come si dipana la fitta ragnatela di contatti che il ministro può vantare nella disfida con Conte. Andando oltre a Base riformista – corrente del Pd – anche il ministro Dario Franceschini non ha nascosto il suo apprezzamento per il collega del governo Draghi. Liaison tra il titolare dei Beni culturali e Di Maio sarebbe anche l’ex ministro Vincenzo Spadafora, che ha condiviso un tratto della sua esperienza politica proprio con Franceschini e Francesco Rutelli. Erano i tempi della Margherita e tra i centristi che ne facevano parte figurava anche Ettore Rosato, oggi presidente di Italia viva. Non è un mistero che il partito di Matteo Renzi abbia tra i principali nemici – politicamente parlando – l’ex premier Conte. Supportare Di Maio, in questa fase, vuol dire accelerare il declino dell’avvocato del popolo. Restando nel campo del terzo polo, seconda formazione dopo Italia viva per numero di parlamentari è Coraggio Italia. L’11 gennaio scorso, Di Maio aveva ricevuto alla Farnesina il leader del partito, Luigi Brugnaro.

Dai centristi fino alla Lega

Si parlò anche di Quirinale. Oggi, il deputato di Coraggio Italia Emilio Carelli, in un’intervista a Open, ha mostrato un’apertura importante nei confronti del ministro: «È sicuramente Di Maio l’interlocutore naturale e compatibile con le posizioni che Coraggio Italia sta portando avanti. Non nascondo che se un domani ci fosse una scissione nel M5s, noi saremo disponibili ad accogliere una componente dimaiana nel polo di centro». Procedendo verso la destra dell’arco parlamentare, Di Maio ha saputo imbastire una fitta corrispondenza anche con le due eminenze grigie di Silvio Berlusconi: Gianni Letta e Fedele Confalonieri. Ha parlato con entrambi durante le trattative per il Quirinale. Il ministro degli Esteri, passando ai rapporti con la Lega, ha persino scherzato in Transatlantico sulle serate in pizzeria trascorse con Giancarlo Giorgetti. E se si punta il mirino fuori dal parlamento, gli ottimi rapporti con il segretario generale della presidenza della Repubblica, Ugo Zampetti, e la manifesta sponsorizzazione della scalata quirinalizia di Mario Draghi, completano il quadro delle amicizie che Di Maio ha saputo stringere negli ambienti politici e istituzionali. Alle quali, con ogni evidenza fotografica, si va a sommare anche il sodalizio con Belloni.

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