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Stallo sul bonus psicologo: governo a caccia di risorse. Il Pd va in pressing: «Misura urgente»

L’emendamento da inserire nel Milleproroghe è accantonato per un’interlocuzione in corso tra il ministero dell’Economia e quello della Salute

Lavori in corso sul bonus psicologo. Il Pd in queste ore sta spingendo per l’inserimento di questo incentivo nel Milleproroghe, ora all’esame del Parlamento. A sostegno di questa iniziativa si sono espressi anche dirigenti del calibro della capigruppo Debora Serracchiani. Nel frattempo, la petizione online ha raggiunto quasi 300 mila firme. L’attenzione resta alta, segno che il problema è più che mai sentito, specialmente tra i giovani. Come emerso dall’inchiesta di Open, infatti, molti non riescono ad andare da uno psicologo perché costa troppo. Nella migliore delle ipotesi si parla di 50-60 euro a seduta, una ogni settimana. Una cifra spesso difficile da sostenere per uno studente o un lavoratore. Da qui l’idea – dopo la bocciatura in legge di bilancio – di inserire il bonus psicologo nel Milleproroghe. L’emendamento, però, al momento risulta accantonato per un’interlocuzione in corso tra il ministero dell’Economia e quello della Salute per trovare le risorse necessarie per finanziare il bonus.


Le reazioni politiche

«Tra le tante proposte, l’onorevole Filippo Sensi ha depositato un emendamento per l’introduzione del bonus psicologo. È un’idea per cui ci battiamo da mesi, una proposta sacrosanta per rispondere all’emergenza salute mentale che è una realtà nella vita di milioni di persone. Non ci sono più alibi, non ci sono più scuse: il governo passi dalle parole ai fatti e accolga questa proposta», ha commentato la vicepresidente dei senatori del Pd, Caterina Biti. Dello stesso avviso la capogruppo del Pd alla Camera Serracchiani: «Il disagio e le sofferenze provocate in tantissime persone dalla pandemia rappresentano un’effettiva emergenza sociale. Per questo abbiamo presentato un emendamento al decreto Milleproroghe: è una misura urgente». A schierarsi a favore anche il deputato Alessandro Zan, papà del ddl che porta il suo nome e che sarebbe servito per combattere l’omotransbifobia (la sua legge non ha mai visto la luce). «Questo emendamento è un fatto di civiltà – scrive Zan su Twitter – il governo lo appoggi con convinzione. I giovani stanno pagando un prezzo altissimo della pandemia, anche in termini di salute mentale. Sostenerli è un dovere».


Foto in copertina di repertorio da PEXELS

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