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Gli effetti finanziari della guerra: per russi e ucraini le criptovalute sono diventate un bene rifugio

In 24 ore il valore di Bitcoin ed Ether è aumentato rispettivamente del 13 e del 10%. Ecco perché

La guerra non è solo militare ma anche economica, e la Russia rischia la bancarotta. Le sanzioni previste dall’Occidente in risposta all’invasione dell’Ucraina stanno mostrando i loro effetti: l’economia russa è in difficoltà e Mosca ha meno fondi da destinare al conflitto. In pochi giorni, il rublo ha perso il 30% del suo valore rispetto al dollaro, e gli interessi sui titoli di stato russi sono balzati dal 9,5 al 22%. I fronti d’azione sono due: l’esclusione (parziale) della Russia dal circuito Swift, e il blocco delle transazioni con la Banca Centrale Russa detentrice delle riserve monetarie del paese. L’esclusione dallo Swift rende molto difficile verificare l’identità di chi effettua una transazione. Proprio per questo, non tutti gli istituti bancari russi sono stati esclusi dal circuito: Gazprombank, ad esempio, è rimasta all’interno per garantire l’acquisto “trasparente” di gas da parte dei paesi europei. Il blocco delle transazioni con la Banca Centrale Russa fa sì che Mosca non possa vendere i propri titoli di stato alla maggior parte dei paesi occidentali. Ed è proprio quest’ultima mossa che si sta rivelando particolarmente efficace.


Il crollo del rublo

Negli ultimi anni la Russia ha accresciuto di molto le proprie riserve monetarie, riporta il Sole 24 Ore. Parte di queste – che potrebbero essere usate per finanziare l’acquisto dei rubli – si trovano all’estero, e a causa delle sanzioni Mosca non può accedervi. Un grande problema visto che per difendere la sua valuta, la Russia dovrebbe acquistare rubli mentre il resto del mondo li vende. Ed è così che in pochi giorni il rublo ha perso il 30% del suo valore: se fino domenica bastavano 83 rubli per acquistare un dollaro, oggi ne servono 117. E così, mentre gli investitori fuggono dal paese, Mosca fa sempre più fatica a rifinanziare sia la propria moneta, sia il proprio debito. Il Cremlino sta cercando di porre rimedio alzando i tassi di interesse sui bond, che in due giorni sono balzati dal 9,5 al 22%, ma i potenziali compratori adesso sono molti meno, visto che molti paesi non effettuano transazioni con la Banca Centrale Russa.


Queste difficoltà economiche portano investitori e cittadini a spostare i propri capitali altrove. Per porre un freno al fenomeno, il Cremlino ha vietato ai cittadini russi di trasferire capitali all’estero, con conseguenti code interminabili agli sportelli delle banche russe. Il primo ministro russo Mikhail Mishustin per limitare la fuga degli investitori dal paese ha commentato: «Come insegna l’esperienza, è facile abbandonare un mercato, ma è molto più difficile tornare dove i concorrenti hanno acquisito una solida presenza».

Le criptovalute come bene di rifugio

Per molti, la soluzione a questi vincoli economici sono le criptovalute. Queste infatti non sono dipendenti da un’autorità centrale, non si trovano fisicamente in nessun luogo, ed è relativamente semplice rendere le transazioni anonime. Queste caratteristiche stanno tornando utili sia all’Ucraina che alla Russia negli ultimi giorni. In Ucraina, da oltre una settimana sono bloccate le transazioni elettroniche e non è possibile ritirare valuta estera. Per questo motivo, riferisce Vox molti ucraini stanno acquistando criptovalute con l’obiettivo di mantenere i propri risparmi al sicuro mentre cercano di lasciare il paese, per poi riconvertirli una volta passato il confine. Questi vantaggi si riflettono anche nelle azioni del governo ucraino, che sta incoraggiando donazioni in criptovalute.

In Russia invece le criptovalute permettono di aggirare almeno in parte le sanzioni. L’anonimità delle transazioni diventa un’arma per scavalcare l’esclusione dal circuito Swift, dato che possono essere effettuate anche individui ed enti i cui conti sono stati estromessi dal sistema. Inoltre, la Russia sta lavorando a strumenti informatici che garantirebbero l’anonimità delle transazioni, e sta persino sviluppando un rublo digitale, riporta il New York Times. Nel frattempo, in un’economia bloccata cittadini e investitori russi ne si stanno rivolgendo in massa alle criptovalute già affermate per sfuggire alla volatilità del rublo. In 24 ore il valore di Bitcoin ed Ether è aumentato rispettivamente del 12 e dell’11%, fissando i cambi a 44 mila dollari per il Bitcoin e 3 mila per Ether. Il nuovo oro, bene di rifugio per eccellenza, pare quindi essere digitale.

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