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Rincari, il nuovo decreto di Draghi: limiti al riscaldamento nelle case e bonus sociale per le bollette

Allo studio un intervento sulle tasse per i carburanti. Il piano d’emergenza scatterà la prossima settimana. E c’è chi chiede uno scostamento di bilancio

Un nuovo decreto per i risparmi sui consumi e un bonus sociale allargato per le famiglie a basso reddito. E sullo sfondo un intervento sulle tasse per i carburanti. Il governo Draghi ha intenzione di muoversi la prossima settimana per fronteggiare gli effetti economici e sociali della crisi tra Ucraina e Russia. E il piano d’emergenza seguirà le altre norme approvate nei mesi scorsi: tra la seconda metà del 2021 e la prima del 2022 l’esecutivo ha speso 16 miliardi di euro per fronteggiare i rincari delle bollette. Ma nel secondo semestre 2022 i costi dell’energia saliranno ancora. Per questo in maggioranza c’è chi preme per un nuovo scostamento di bilancio.


I rincari e il governo

Il ministero dell’Economia non è d’accordo. E pensa che sia prematuro per ora aumentare l’indebitamento senza conoscere almeno qualcosa in più sui tempi della crisi ucraina. Intanto, spiega oggi La Stampa, il decreto che il governo sta studiando dovrebbe contenere norme per abbassare le temperature massime consentite del riscaldamento negli edifici. Ma anche cambiare gli orari di accensione nei condomini in base alle zone e ridurre il consumo di luce negli uffici pubblici. E sui monumenti: a Roma si attende un’ordinanza del sindaco Roberto Gualtieri per lasciare al buio quelli meno importanti di notte e per abbassare la temperatura dei caloriferi di due gradi.


C’è poi allo studio l’ampliamento del bonus sociale per le famiglie a basso reddito, mentre il presidente del Consiglio Mario Draghi ha parlato in più occasioni di un tetto sui prezzi del gas. Ma per la misura ci vuole un’intesa a livello Ue. In arrivo anche la tassa sui profitti realizzati dalle società elettriche, mentre sempre Draghi ha avanzato l’ipotesi di staccare il mercato dell’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili rispetto a quello del gas. E c’è anche la benzina. Il cui prezzo continua a volare, arrivando a 2,3 euro per il servito (e crescono anche diesel e metano). E mentre c’è chi minaccia scioperi, da Forza Italia arriva la proposta di ridurre le accise e mantenere l’Iva per tagliare il prezzo finale del carburante di venti centesimi al litro.

Il problema dell’Ue

Ma secondo altri per il decreto si dovrà attendere il prossimo Consiglio europeo fissato per il 24 e il 25 marzo prossimi. Perché, hanno spiegato ieri fonti del Mef all’Adnkronos, «non ci possono essere fughe in avanti rispetto all’Europa. Dobbiamo agire in fretta, ma coordinandoci a livello europeo, altrimenti tecnicamente non possiamo partire». Del resto, la necessità di muoversi insieme è emersa con chiarezza dalle parole dello stesso premier a Versailles. Se l’economia europea dovesse indebolirsi per «mancanze di materie prime, perché ci sono queste sanzioni, perché c’è una diminuzione dell’export in generale, perché questa incertezza può proiettarsi sul mercato mondiale, sul commercio mondiale, perché i mercati finanziari sono abbastanza agitati, in quel caso – ha rimarcato il presidente del Consiglio – occorrerà una convincente risposta di bilancio, delle politiche di bilancio. Che, ripeto ancora, non può tanto venire dai bilanci nazionali. Noi abbiamo speso 16 miliardi già ora per per mitigare l’effetto dei rincari, quindi bisogna che sia una risposta Europea».

I tempi

Al Mef, per mettersi a lavoro sulle misure d’emergenza, hanno atteso il summit di Versailles. Ma le risposte giunte non hanno dato margini per mettere in cantiere un decreto. Dunque si dovrà attendere il prossimo appuntamento europeo, la due giorni a Bruxelles, «da lì ci muoveremo immediatamente» spiegano le stesse fonti di via XX Settembre. Aprile? «No, faremo prima. Entro fine mese il governo varerà le misure di cui il Paese ha bisogno».

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