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La vicenda Orsini è entrata nella propaganda russa: così l’agenzia Tass racconta il professore della Luiss

Le controverse posizioni del professore della Luiss sono state raccolte e rilanciate anche dall’agenzia vicinissima al Cremlino

Alessandro Orsini, direttore dell’Osservatorio sulla Sicurezza Internazionale della Luiss, è noto per le sue controverse posizioni sull’invasione russa in Ucraina. Il 24 marzo, la Rai ha interrotto il contratto da 12 mila euro come ospite di Carta Bianca, scatenando le polemiche sia sul compenso che sulla cessazione della collaborazione. Potrà comunque partecipare come ospite, a titolo gratuito, così come prosegue con le sue comparse all’interno di altri programmi televisivi e programmi come Piazzapulita in onda su La7. Nonostante non gli venga negata la libertà di espressione, come contrariamente avviene a Mosca per chi non segue la narrativa di Vladimir Putin, c’è chi in Italia sostiene che il professore venga censurato per le sue posizioni. Accusato di essere un filorusso, nonostante si dichiari contrario all’invasione militare, già il 22 marzo veniva citato dall’agenzia stampa russa Tass come «l’esperto italiano» favorevole alla pace e per questo attaccato da media e politici. In qualche modo, la vicenda di Orsini viene usata strumento utile alla propaganda russa.


L’agenzia russa, nell’articolo pubblicato il 22 marzo dal titolo «L’esperto italiano accusa l’Unione europea di intensificare il conflitto in Ucraina invece di cercare la pace», mette in risalto le critiche del docente della Luiss contro l’Unione europea, posta come colpevole del proseguimento del conflitto: «Finora Bruxelles ha lavorato solo per una guerra – fornendo armi all’Ucraina, diffondendo propaganda occidentale e usando sanzioni. Questo non fa nulla per raggiungere la pace» scrive Tass citando Orsini. Una chiara condanna a Bruxelles che «gestisce la crisi in modo inadeguato» e un’accusa a Ursula von der Leyen in quanto, sempre secondo le parole di Orsini riportate da Tass, «non tutela gli interessi degli europei». Il professore si è dichiarato contrario alla cessione delle armi a Kiev in quanto, a suo parere, allungherebbe il conflitto aumentando il numero delle vittime. Pertanto, seguendo la sua logica, Zelensky dovrebbe cedere i territori a Putin e accettare le sue richiesta per porre fine a tutto. Un discorso che per molti equivale a porre le vittime di un’aggressione al pari dell’aggressore.


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