Scopri di più su DOMINO, la nuova rivista sul mondo che cambia

Vicenza, la preside dopo la protesta delle studentesse: «Sono femminista, ma alcune battaglie sono anacronistiche»

La dirigente è stata contestata per avere ripreso alcune ragazze per l’abbigliamento: «Credo di dover andare in pensione, mi sento vecchia e lontana da un certo tipo di mentalità»

«È un liceo, non una spiaggia». La preside del Liceo Fogazzaro di Vicenza, Maria Rosa Puleo, interviene sulle proteste degli studenti dopo un episodio di «stampo sessista» che l’ha vista protagonista. «Era da qualche giorno che mi arrivavano delle segnalazioni circa l’abbigliamento inopportuno indossato da alcuni studenti. Così l’altra mattina sono entrata in tre classi per ribadirlo. Nelle prime due c’è stato un confronto sereno e costruttivo. La terza sezione che ho visitato, invece, ha sollevato il putiferio», racconta in un’intervista al Corriere della Sera. Puleo prende le distanze dalle accuse di bodyshaming e specifica di non essere una «bacchettona», ma – dice – «la scuola ha anche il dovere di insegnare la buona educazione».


«Non ho mai detto quelle parole»

La dirigente smentisce di aver detto «Se una ha un bel c**o lo si vede anche con gli slip, non serve mettere il tanga o il perizoma». «Posso aver utilizzato delle metafore un po’ crude ma di certo non ho mai pronunciato quelle parole», si difende. La preside poi racconta che, quando lei aveva 7 anni, sua madre le mise una vestitino con una gonna molto corta in occasione del ritiro di un premio. Arrivata a scuola venne richiamata per com’era vestita e rimandata a casa. «Sono stata un’attivista, una femminista – spiega -. Ma oggi qui non c’è in discussione il diritto a inseguire i propri gusti in fatto di moda: le mie studentesse sono più fortunate di quanto lo è stata la mia generazione e hanno libertà di esprimersi anche attraverso l’abbigliamento».


Puleo dice che in un’occasione le studentesse le hanno proposto di venire in classe in maglietta bianca e senza reggiseno per aderire al movimento Free the Nipple. «A me non sta bene, le battaglie per il reggiseno sono anacronistiche: a scuola si può essere eleganti senza apparire inopportune», commenta. La dirigente si dice «perplessa e delusa» dell’accaduto e critica i ragazzi e le ragazze che, a suo dire, «vivono attaccati al telefonino a guardare influencer sempre più svestite». «Credo di dover andare in pensione: mi sento vecchia e lontana da questo tipo di mentalità», conclude.

Continua a leggere su Open

Leggi anche: