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Sondaggi, cosa succede dopo lo strappo tra Calenda e il Pd: «Più collegi al centrodestra»

Per il centrosinistra sicuri solo 13 seggi all’uninominale. Il M5s verso il 10%

Lo strappo di Carlo Calenda in diretta a Mezz’ora in più porterà più collegi al centrodestra. Mentre aiuterà il leader di Azione in caso di corsa solitaria (un sondaggio interno gli attribuiva, in alleanza con +Europa, il 10,7%). Con la possibilità di sfondare la quota del 15% in caso di alleanza con Italia Viva. Sono queste le previsioni dei sondaggisti sulle elezioni del 25 settembre in attesa della nascita del Terzo polo. I primi dati sono molto netti. Una rilevazione di Bidimedia parte da quanto poteva valere l’accordo inizialmente stipulato dal Pd anche con Azione. Che per l’uninominale prevedeva il 57% dei collegi assegnato ai dem, il 24% a Calenda /+Europa, il 14% all’Alleanza Verdi e Sinistra Italiana, il 5% ad Impegno Civico di Di Maio.


Accordi e disaccordi

Secondo una simulazione fatta proprio da Bidimedia sulla base di una media statistica di più sondaggi, il PD, andando da solo potrebbe vincere solo 13 collegi tra Camera e Senato. Con la coalizione insieme ad Azione l’alleanza ne avrebbe potuto ottenere fino a 53. Assumendo una distribuzione omogenea tra i partiti dei collegi sicuri da vincere, incerti ed impossibili da ottenere, al Partito Democratico sarebbero spettati – sempre in base alla simulazione divulgata da Bidimedia – 30 seggi in cui potrebbe plausibilmente vincere. Il guadagno netto della strategia di Letta, con la coalizione che tiene conto anche di Azione sarebbe stata di 17 collegi, numeri alla mano. Se la coalizione di centrosinistra saltasse del tutto e si andasse «ognuno per conto suo», il Centrodestra potrebbe arrivare anche al 64% del totale. Molto vicino al 66% ( i due terzi) necessario per le riforme costituzionali.


I sondaggi e le opinioni

Fabrizio Masia, amministratore delegato di Emg Different, spiega oggi a Repubblica le ragioni di questo risultato: «Il distacco dal Pd non significa necessariamente che Calenda correrà da solo. Per il leader di Azione, si apre l’opportunità di un patto con Italia Viva di Renzi, che presidia proprio lo spazio politico centrista. Insieme, Calenda e Renzi potrebbero superare agevolmente le soglie di sbarramento». Soprattutto con una lista unitaria. «Semmai vedo in difficoltà Fratoianni, Letta, Bonelli e Di Maio – continua Masia – che intanto perdono qualsiasi aggancio con il centro. Soprattutto dovranno guardarsi dalla competizione dei 5Stelle. Competizione che si giocherà a sinistra, visto che i grillini si etichettano come forza progressista». Sempre secondo questo scenario il M5s dovrebbe conservare alle urne il 10% grazie ai voti del Sud. E quindi tutte le sfide dei collegi uninominali, decisive nel Rosatellum, vedrebbero favorito il centrodestra. Uno scenario in cui il centrodestra può conseguire una maggioranza schiacciante in parlamento è considerato abbastanza probabile.

Quanto vale Calenda alle urne

Antonio Noto, direttore di Noto Sondaggi, spiega invece che «il segretario di Azione ha un valore elettorale maggiore se corre da solo piuttosto che se si presenta insieme al Pd». Da solo «Calenda ha un quoziente di partenza del 7% mentre si sarebbe attestato al 5» nella coalizione lettiana. «Senza la sinistra, Calenda è un candidato trasversale. Può prendere voti da Forza Italia, ma anche da alcuni sostenitori del Pd. C’è un elettorato del Partito democratico poco fidelizzato, moderato, che può scegliere Calenda senza imbarazzi perché il leader di Azione non è certo ostile a Letta». Calenda poi avrà «più spazio in tv. E nelle sue apparizioni potrà presentarsi come l’unico elemento nuovo del mercato elettorale». Potrebbe arrivare a un 9 o 10% (correndo da solo): «Da un punto di vista dell’investimento futuro», conclude Noto, «Calenda ha convenienza a non apparentarsi». Ma un risultato lusinghiero non significherà guadagnare molti seggi alle Camere.

I dubbi sul centrosinistra

Il Corriere della Sera invece dice che Lorenzo Pregliasco di YouTrend è dubbioso sulle sorti della coalizione di centrosinistra. «Premessa: intanto non sappiamo come finirà perché a oggi è tutto più che surreale. Detto questo, si tratta di uno strappo subito dal Pd che segue lo strappo del M5S. Il Nazareno si ritrova con una mini coalizione Pd-Sinistra-Verdi e +Europa. Non solo l’alleanza è eterogenea, per le note differenze programmatiche, ma ha anche un perimetro ristretto». Carlo Buttaroni di Tecné trova però una certa coerenza nella coalizione di centrosinistra senza Azione. «A questo punto assume un perimetro di tipo socialista, su cui si può riconoscere tutto l’elettorato di centrosinistra». Dopodiché «un dato dovrebbe far riflettere: a oggi solo il 31,8% dell’elettorato sa chi votare. Un elettore su tre è orientato, il resto è un mare aperto. Segno che è tutto in evoluzione». Quanto sposterà il leader di Azione? Per Pregliasco «appare un leader poco credibile. Farà fatica a togliere voti al centrodestra perché fino a un’ora fa stava con il Pd, e anche al centrosinistra perché viene visto come un partner inaffidabile. Aggiungo che c’è il problema delle firme. Tanti auguri, allora, perché è il 7 agosto».

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