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Commercio, scuola, energia: la verifica delle affermazioni dei politici al meeting di Rimini

Fact checking di sei dichiarazioni dei leader politici presenti all’incontro

Il 23 agosto, alcuni leader ed esponenti di primo piano dei principali partiti si sono confrontati al Meeting di Rimini, organizzato dal movimento cattolico Comunione e liberazione. Gli ospiti presenti erano: il segretario del Partito democratico Enrico Letta; la presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni; il segretario della Lega Matteo Salvini; il vicepresidente di Forza Italia Antonio Tajani; il presidente di Italia Viva Ettore Rosato; il leader di Impegno civico Luigi Di Maio; e il capo politico di Noi Moderati Maurizio Lupi. All’incontro non c’era il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, che su Twitter ha commentato la sua assenza. «Al Meeting di Rimini non è stata ospitata la voce del Movimento 5 stelle. C’era invece una sfilata di politici che fingono di litigare e poi intorno trovano sempre un accordo», ha scritto Conte. «Siamo scomodi per un certo sistema che vuole escluderci e oscurarci. Siamo diversi da loro».Dall’economia alla scuola, abbiamo verificato una dichiarazione per politico.

La versione originale di questo articolo è stata pubblicata il 23 agosto 2022 sul sito di Pagella Politica. Clicca qui per scoprire tutti i fact-checking, divisi per politici e partiti.

Per chi ha fretta:

  • Sì, l’export italiano nel 2021 – come dichiara Luigi Di Maio – ha raggiunto un record mai registrato prima: 516 miliardi di euro.
  • No, non tutti i simboli dei partiti oltre a quello del Pd hanno il nome del leader presente al dibattito.
  • No, eliminare il test d’ingresso a medicina non sarebbe a «costo zero», come sostiene Matteo Salvini. Il costo stimato è di 200 milioni di euro.
  • No, non «serve reintrodurre i voti nella scuola primaria» come sostiene Giorgia Meloni. Ci sono già.
  • Sì, è vero che lo stipendio medio degli insegnanti in Italia è circa la metà che in Germania, come sostiene Maurizio Lupi.
  • Sì, è vero che l’Italia è seconda per peso percentuale della manifattura sul totale del Pil, come sostiene Antonio Tajani.

Analisi

Di seguito, vediamo una ad una le dichiarazioni di ciascun politico che abbiamo verificato. Dal commercio alla scuola, sono sei le affermazioni che abbiamo verificato.

Di Maio e l’export

«Non abbiamo mai esportato così tanto Made in Italy nel mondo come l’anno scorso»

È vero: secondo i dati del Ministero degli Esteri, nel 2021 l’Italia ha esportato beni per un valore pari a 516 miliardi di euro, una cifra mai raggiunta prima.

Letta e i nomi nei simboli

«[Sul simbolo del Pd] non vedrete il mio nome […]. Tutti gli altri simboli che sono qui presenti hanno tutti il nome delle persone che vedete qui attorno a me»

Qui il segretario del Pd è stato un po’ impreciso, anche se nella sostanza quello che dice è corretto. È vero che nel simbolo elettorale del suo partito non compare il nome di Letta, mentre i nomi di Salvini, Meloni, Lupi e Di Maio compaiono rispettivamente nei simboli della Lega, di Fratelli d’Italia, di Noi moderati (all’interno del logo di Noi con l’Italia) e di Impegno civico-Centro democratico. Il nome di Tajani e di Rosato non compare invece nei simboli delle liste dei loro partiti. Sul simbolo di Forza Italia compare comunque il nome del leader, Silvio Berlusconi, mentre su quello di Azione e Italia Viva c’è il nome di Carlo Calenda.

Salvini e l’eliminazione del test d’ingresso di medicina

«A nessuno deve essere negata la possibilità di accedere alla facoltà di medicina. Costo per lo Stato: zero»

Secondo il leader della Lega, il test di ingresso per frequentare le università di medicina andrebbe cancellato, lasciando che sia poi il percorso di studi a selezionare gli studenti in grado di proseguire o meno. 

«Le iscrizioni al corso di laurea in medicina debbono essere libere, senza test d’ingresso. Tutti i candidati potranno iscriversi e frequentare un primo semestre comune. Al termine del primo semestre, sarà previsto un test nazionale su quesiti relativi alle sole materie studiate (come fisica, biologia, istologia e anatomia)», si legge nel programma elettorale della Lega. «Potranno sostenere il test annuale soltanto coloro che avranno superato tutti gli esami previsti dal piano di studi relativo al primo semestre comune. Gli studenti che avranno superato il test, potranno perfezionare la loro iscrizione al corso di studi. Chi, invece, non sarà riuscito a superare tutti gli esami del primo semestre o a superare il test di ammissione dovrà abbandonare il percorso di studi».

Non è chiaro però come questo possa avere un costo «zero» per le casse dello Stato. Di recente, il sito lavoce.info ha calcolato, a spanne, che eliminare il test d’ingresso richiederebbe l’investimento di circa 200 milioni di euro, per pagare i docenti in più, gli spazi e i laboratori.

Meloni e i voti alle elementari

«Serve reintrodurre i voti nella scuola primaria»

Alla fine di dicembre 2020, il Ministero dell’Istruzione ha stabilito che nella scuola primaria, ossia alle elementari, nelle valutazioni periodiche e finali degli alunni (le più note “pagelle”) contengano un «giudizio descrittivo al posto dei voti numerici». I giudizi sono quattro: “avanzato”, “intermedio”, “base”, “in via di prima acquisizione”. Secondo il ministero, questo cambiamento «ha lo scopo di far sì che la valutazione degli alunni sia sempre più trasparente e coerente con il percorso di apprendimento di ciascuno». Questo non vuol dire però, come lascia intendere Meloni, che i voti siano scomparsi. Come si legge nell’ordinanza ministeriale che ha introdotto le modifiche, la «valutazione in itinere» rimane espressa «nelle forme che il docente ritiene opportune e che restituiscano all’alunno, in modo pienamente comprensibile, il livello di padronanza dei contenuti verificati».

Lupi e gli stipendi degli insegnanti

«Un insegnante italiano prende il 50 per cento in meno di quello tedesco»

Questa dichiarazione è corretta, come abbiamo verificato più nel dettaglio qui.

Tajani e la manifattura in Italia

«Siamo il secondo Paese più manifatturiero d’Europa»

È vero: secondo i dati più aggiornati di Eurostat, l’Italia pesa per il 16 per cento per la produzione industriale europea, dietro al 27 per cento della Germania, ma davanti all’11 per cento della Francia.

Conclusioni:

In tutto, delle sei affermazioni analizzate, 3 erano veritiere: quelle di Di Maio, di Lupi, e di Tajani.

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