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Addio a Gorbaciov, presente Orban. Medvedev alla cerimonia, poi scrive: «Dopo l’Urss non fu smembrato l’arsenale nucleare, è una garanzia per la Russia»

Il Cremlino ha fatto sapere che Putin non incontrerà il leader ungherese

Il premier ungherese Viktor Orban è la più importante personalità estera ad aver partecipato alla cerimonia funebre per l’ultimo leader sovietico Mikhail Gorbaciov, oggi 3 settembre, nella sala delle Colonne della Casa dei sindacati di Mosca. La cerimonia è stata aperta alle 9 ora italiana e si è conclusa attorno alle 13, nel pomeriggio l’ultimo leader dell’Urss sarà seppellito a Novodevichy. A parlare dell’arrivo di Orban in mattinata è stata l’agenzia Tass. Attraverso la medesima agenzia di stampa, il Cremlino ha precisato che oggi non sono previsti incontri tra Vladimir Putin e lo stesso Orban, forse a testimoniare la freddezza del presidente russo che si è limitato a portare dei fiori sul feretro nei giorni scorsi, prima della cerimonia prevista oggi. Orban ha portato fiori bianchi sulla bara di Gorbaciov ed ha passato alcuni minuti con la famiglia. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha chiamato Putin per esprimere le sue condoglianze. Nella casa dei sindacati erano presenti vari ambasciatori, tra i quali quello Usa in Russia John Sullivan e il tedesco Geza Andreas von Geyr, oltre all’incaricato d’affari per l’Italia, Guido De Sanctis. Il volto più vicino al Cremlino ad aver preso parte alla camera ardente è probabilmente l’ex presidente russo e vicepresidente del Consiglio di sicurezza Dmitry Medvedev. Il primo ministro russo Mikhail Mishustin e il governo hanno inviato corone di fiori.


L’intervento di Medvedev

Dopo la cerimonia, Medvedev ha scritto un lungo messaggio su Telegram in cui prende spunto dalla morte di Gorbaciov per segnare tutte le differenze tra passato e presente. Specie in tema di nucleare e concezione “imperiale” della Russia. «Nonostante tutta la differenza nelle valutazioni del comportamento dei vertici dell’Urss e della Russia – scrive Medvedev – va notato che erano abbastanza intelligenti da non lasciare che il gigantesco arsenale nucleare dell’Unione potesse essere fatto a pezzi. Le conseguenze potrebbero essere rapide e disastrose per il nostro piccolo Mondo terreno. L’intero arsenale nucleare strategico è poi rimasto nel nostro Paese. Ed è supportato da noi ad un livello molto alto. E questa è la migliore garanzia per la preservare la potenza della Russia». E ancora: «Osservo – attacca l’ex presidente russo – come gli analisti d’oltremare scrivono di nuovo con mani tremanti sull’inevitabilità della morte di tutti gli imperi. Ma la Russia non lo è, nonostante la morte dell’Urss. È un po’ brutto. Pertanto, è necessario con tutti i mezzi spingere il nostro Paese a un nuovo ciclo di disintegrazione. È chiaro che tutti questi sono sogni sporchi dei pervertiti anglosassoni, che si addormentano con il pensiero segreto del crollo del nostro stato. Pensando a come tagliarci a pezzi, farci a pezzetti. Ma tali tentativi sono davvero estremamente pericolosi. Non possono essere sottovalutati».


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