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«Saman Abbas strangolata dallo zio mentre i cugini la tenevano ferma, un personaggio misterioso nell’omicidio»

Il racconto di uno dei cugini a un altro detenuto e ripreso dalla polizia penitenziaria. Spunta un uomo che ha aiutato la famiglia a disfarsi del cadavere

La diciottenne pachistana Saman Abbas è stata strangolata dallo zio Danish Hasnain con una corda. Mentre veniva tenuta ferma dai cugini Ikram Ijaz e Nomanhulaq Nomanhulaq. Queste le frasi raccontate da uno degli indagati a un altro detenuto che a sua volta le ha riferite alla polizia penitenziaria. Dichiarazioni che per i carabinieri sono credibili sono in parte. Secondo il racconto la madre, Nazia Shaheen, in preda a una crisi di pianto, allontanata dal marito, Shabbar Abbas. Nella vicenda compare anche il contributo di un uomo misterioso che avrebbe aiutato a finirla, infilare il corpo in un sacco, caricarlo su una bici e poi, dopo averlo fatto a pezzi, gettarlo nel Po.


La ricostruzione

Ieri è stata pubblicata un’intercettazione del padre Shabbar, che dice a un’altra persona di aver ucciso lui sua figlia. Secondo la procura la furia del padre nasce dalla pubblicazione sui social network di una foto che ritrae la ragazza mentre bacia il suo fidanzato. L’avvocato dei genitori di Saman però ha detto che il padre parlava «in chiave figurativa». La “confessione” di Ikram invece è riassunta in due diverse occasioni datate 20 e 29 ottobre 2021. Ijaz era stato arrestato su un bus mentre cercava di scappare in Francia. Nel primo caso, in cui il cugino della diciottenne pachistana aveva riferito di non aver preso parte all’omicidio commesso dai parenti, ma di esserne a conoscenza da Nomanhulaq, ci sarebbero elementi non veritieri e depistanti. Il secondo racconto è per gli investigatori più realistico. Anche se contiene punti ritenuti fantasiosi. Forse si sarebbe corretto, anche dopo aver letto gli atti del fascicolo giudiziario, nel frattempo tradotti, per aderire il più possibile agli elementi in possesso degli inquirenti così da essere più credibile.


Il racconto dell’omicidio

Nel racconto del 29 ottobre Ijaz dice che l’omicidio è stato organizzato dai genitori. Perché il padre non riusciva più a gestire la figlia. Secondo questa versione la sera del 30 aprile Shabbar avrebbe chiesto alla moglie di fare una camminata con Saman nelle vicinanze della loro casa di Novellara. Lui le avrebbe seguite da vicino e una volta superate le serre – non è chiaro quali visto che nella zona ce ne sono diverse – le due sarebbero state raggiunte dallo zio Danish, dallo stesso Ijaz e dall’altro cugino Nomanhulaq. I due avrebbero bloccato mani e piedi alla ragazza e la madre a quel punto avrebbe iniziato a piangere e così il marito l’avrebbe allontanata. Danish avrebbe strangolato la ragazza con una corda e il padre avrebbe chiamato un altro uomo, con il volto coperto da un passamontagna, che li avrebbe raggiunti in poco tempo, probabilmente già preallertato. E che avrebbe preso le redini delle operazioni. Ijaz ha sostenuto che lui e il padre sarebbero tornati indietro, mentre il personaggio misterioso, Danish e Nomanhulaq si sarebbero occupati di trasportare il corpo verso il fiume, in sella a una bici.

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