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Berlino risponde a Draghi: «Italia è amica: da noi solo un freno ai prezzi del gas». Scholz sulla vittoria di Meloni: «Consiglio di rispettare le regole Ue»

Il governo tedesco ha voluto chiarire che l’intervento di 200 miliardi che ha scatenato le polemiche in Europa, a cominciare dall’Italia, non avrebbe nulla a che fare con il dibattito sul price cap. E intanto il cancelliere di Berlino ha lanciato un consiglio al prossimo esecutivo italiano

La Germania difende il suo piano per frenare il prezzo del gas. Dopo le indiscrezioni circolate nelle scorse ore sulla rabbia del premier Mario Draghi, il governo tedesco tira dritto sulla propria ricetta contro il caro energia. «La Germania ha introdotto un freno al prezzo del gas e questo non ha nulla a che fare con il price cap», ha chiarito il portavoce del ministro dell’Economia tedesco. Ieri, il cancelliere Olaf Scholz ha annunciato un maxi-investimento da 200 miliardi per frenare il prezzo del gas, pur continuando a opporre resistenza a Bruxelles per l’approvazione di un price cap europeo. Una «fuga in avanti» che ha fatto irritare il governo italiano, da mesi impegnato a trovare un accordo fra tutti i Paesi membri per adottare una politica comune.


La Germania tira dritto: «Il price cap è controproducente»

Berlino, però, continua a difendere la sua strategia contro il caro bollette. «Dobbiamo distinguere fra freno al prezzo, che è quello che facciamo in Germania, e tetto al prezzo del gas – ha chiarito Steffen Heberstreit, portavoce di Scholz -. Nel caso di un tetto al prezzo noi sosteniamo per lo più la proposta della Commissione europea, che vuole una comune piattaforma di acquisto. Non sosteniamo l’opzione di un limite massimo al prezzo, perché sussiste il pericolo che alla fine non vi sia più gas a sufficienza da comprare sul mercato mondiale. E questo sarebbe controproducente». Sul dibattito che si è aperto in Italia e le indiscrezioni sulla rabbia di Draghi, Heberstreit ha aggiunto: «Non vedo alcuna contraddizione e non capisco le perplessità di cui riferiscono i media».


All’interno dell’Unione Europea, però, c’è chi continua a definire il piano tedesco come «unilaterale e anti-solidale». Non solo: il piano annunciato da Berlino potrebbe configurarsi come un aiuto di Stato. Sulla questione si è espressa oggi anche la Commissione Europea, che ha sottolineato come spetti proprio agli Stati membri notificare se il piano tedesco si può classificare come aiuto di Stato. Il compito dell’esecutivo Ue, ha chiarito oggi un portavoce, è quello di «monitorare che ci siano ragionevoli livelli di aiuto di Stato ed evitare distorsioni del mercato unico». In altre parole, «bisogna separare la natura politica del dibattito dal ruolo della Commissione, che è più giuridico, ovvero far rispettare il quadro delle regole attuale».

«L’amicizia con l’Italia è profonda»

Il governo tedesco ha cercato poi di smorzare i toni del confronto, intervenendo per la prima volta sui risultati delle elezioni italiane del 25 settembre. «Il governo tedesco è complessivamente pronto a collaborare con i governi dei Paesi partner – ha chiarito il portavoce del cancelliere -. L’amicizia con l’Italia è profonda e così resterà». Scholz si è detto poi ottimista sul ruolo che il nuovo governo italiano ricoprirà in Europa, specificando che l’Italia non sarà «un’esplosivo per l’Ue». Secondo Scholz, «le italiane e gli italiani sono chiaramente europeisti», per poi aggiungere: «Il mio consiglio è di contare sul fatto che anche il futuro governo italiano si atterrà alle regole europee che ci siamo dati insieme».

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