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Da Dugin all’export di tecnologia: cosa c’è nell’ottavo pacchetto di sanzioni alla Russia

L’Unione si è concentrata soprattutto su coloro che hanno partecipato all’organizzazione dei referendum di annessione, definiti «una farsa illegale»

Il Consiglio dell’Unione Europea ha ufficialmente approvato l’ottavo pacchetto di sanzioni alla Russia. Come anticipato, al suo interno c’è il price cap “dinamico” ai prodotti petroliferi. Il valore del tetto deve ancora essere stabilito dai 27, che lo voteranno all’unanimità. Oltre a questo, l’Ue sanziona gli individui e le entità che hanno partecipato all’organizzazione della «farsa dei referendum illegali» e persone note che diffondono informazioni false e rappresentanti della difesa. Tra i primi figura anche l’ideologo di Vladimir Putin, il filosofo Alexander Dugin, confidente dello zar e considerato tra i maggiori ispiratori della sua politica. Il Consiglio lo ritiene corresponsabile «dell’ecosistema di disinformazione e manipolazione delle informazioni». A lui, come agli altri individui oggetto di sanzioni, viene imposto un blocco degli asset finanziari e dei beni di valore da lui posseduti, nonché un divieto di viaggiare nei territori dell’Unione. Il Consiglio ha reso noto che in totale sono stati sanzionati 1236 individui e 115 entità.


Il price cap dinamico sul petrolio

L’Unione ha deciso di adottare un approccio relativamente flessibile nel pensare sanzioni sul petrolio russo. Concretamente, si fa divieto di offrire e finanziare trasporto marittimo, assistenza tecnica, servizi di intermediazione del greggio – a partire da dicembre – e dei prodotti petroliferi – dal febbraio prossimo – che hanno origine in Russia o sono esportati dalla federazione. Per questi beni verrà introdotto un tetto massimo al prezzo, che il Consiglio deve ancora stabilire. Le sanzioni sul trasporto e sui servizi potranno essere bypassate se il loro prezzo sarà inferiore di questo tetto. L’obiettivo è ridurre gli introiti che la Russia ottiene dal petrolio.


L’import e l’export

Vengono anche istituiti nuovi divieti all’import e all’export. Non si potranno importare in Europa prodotti siderurgici provenienti dalla Russia, così come pasta di legno e di carta, sigarette, plastica e cosmetici. Per quanto riguarda le esportazioni, l’Unione non manderà a Mosca i prodotti che possono contribuire a un potenziamento militare e tecnologico della Russia, soprattutto per quanto riguarda i settori di difesa e tecnologia. Tra questi ci sono componenti elettronici tecnologicamente avanzati e diverse sostanze chimiche, tra cui quelle che possono essere usate per la tortura e trattamenti degradanti delle persone. Vengono anche limitato il commercio di beni utilizzati nel settore dell’aviazione. Viene poi istituito il divieto di vendere, regalare e trasferire armi e da fuoco civili ed equipaggiamenti e veicoli militari. Il divieto riguarda anche i loro componenti essenziali e le munizioni.

Consulenze, crypto e ruoli di spicco

Si fa poi divieto ai cittadini dell’Unione di ricoprire cariche negli organi direttivi di alcuni organismi e società controllati dallo Stato russo. Non è consentito fornire servizi di criptovaluta, qualunque sia la quantità di denaro coinvolta e non potranno essere date consulenze di architettura, ingegneria e informatica legale.

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