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A Pavlinka 300 soldati russi uccisi in una trappola ucraina: la lettera della fanteria che imbarazza gli ufficiali di Mosca

La lettera spedita da alcuni soldati della fanteria russa al comando militare del Cremlino accusa i superiori di aver «mandato allo sbaraglio» i proprio uomini «solo perché il nostro generale voleva mettersi in mostra»

È scoppiata una piccola rivolta tra i militari della 155ma brigata del Pacifico dell’esercito russo impegnata in Ucraina. Secondo la ricostruzione di Repubblica, i militari del Cremlino erano impegnati a cercare di conquistare la cittadina di Pavlivka, nella regione di Donetsk, occupata in aprile e poi persa durante la controffensiva ucraina estiva. L’esercito di Mosca è entrata in città senza trovare alcuna resistenza. A un certo punto, però, si sono accorti di essere finiti in una trappola: i soldati di Kiev hanno lanciato un contrattacco dalle aree periferiche della città, stringendo gli invasori tra due fuochi e compiendo una strage di circa trecento militari russi. Anziché ordinare la ritirata, i generali di Mosca hanno deciso di gettare altre truppe nella mischia, finendo per sacrificare inutilmente la vita di altri soldati. Le immagini della disfatta russa sono state riprese da alcuni droni telecomandati ucraini e mostrano, tra le altre cose, esplosioni di carri armati e corpi che saltano in aria.


La lettera in cui i soldati russi accusano il generale

La sconfitta dell’esercito russo a Pavlivka, nel Donbass, si è trasformata in un caso nazionale. I soldati di Mosca sopravvissuti alla battaglia, infatti, hanno scritto una lettera a Oleg Kozhemyako, il governatore di Primorsky Krai, la regione russa – situata all’estremo oriente – da cui provengono i soldati. «Ci hanno mandato allo sbaraglio – si legge nell’appello dei combattenti russi – In quattro giorni almeno trecento sono morti, metà dei blindati è stata distrutta. E questo soltanto nella nostra brigata. Uccisi perché un generale voleva mettersi in mostra con l’alto comando». Il reparto di fanteria accusa il generale Rustam Muradov di aver sacrificato la vita di decine di soldati russi solo per «guadagnare crediti con il ministro Gerasimov», falsificando i dati sui caduti per nascondere la disfatta sul campo di battaglia. La lettera sarebbe stata ripresa in diversi canali Telegram di diversi commentatori ultranazionalisti, come Alexander Khodakovsky, comandante del battaglione filorusso Vostok operativo nel Donbass. Dopo la rivolta dei superstiti di Pavlivka, il generale Muradov ha ammesso le perdite ma ha continuato a insistere sulla linea. «Stiamo bene, lo scontro è duro. Adesso ci diamo una ripulita, prendiamo le munizioni e torniamo a Pavlivka. Certo, ci sono morti e feriti, ma il morale è alto». Di diverso avviso il Cremlino, che avrebbe invece negato l’entità delle perdite, minimizzando le accuse lanciate nella lettera, come riportato da Novaya Gazeta.


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