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Doppia, multicanale, condivisa, ma la lettura dei libri resiste ancora. I dati dell’Osservatorio sull’editoria

Questa sera la presentazione del rapporto “Cosa leggeremo l’anno prossimo?” dell’osservatorio creato da Fondazione Feltrinelli

Leggiamo, continuiamo a leggere, nonostante la tentazione degli schermi, dei video on line, dei social. Ma il modo di leggere è cambiato e lo è pure il “cosa” leggiamo. Lo spiega con chiarezza il primo Rapporto annuale Cosa leggeremo l’anno prossimo? a cura di Fondazione Feltrinelli in collaborazione con Gruppo Feltrinelli, che sarà presentato stasera a Milano (alle 18.30 nella sede di viale Pasubio). A raccontarlo a Open è la professoressa Paola Dubini, che insegna Economia aziendale delle gestioni culturali presso la Bocconi ed ha coordinato i lavori dell’Osservatorio sul Futuro dell’Editoria della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli. «Ci siamo posti alcune domande: come leggiamo oggi? Cosa leggono gli adolescenti? Come è cambiato il modo di leggere nelle scuole? Chi sono coloro che prendono i libri e i libri digitali in prestito? E dalle risposte emerge il quadro di un paese che continua a leggere e che ha anche dei giovani tra i lettori forti. Quello che forse può allarmare è che è diminuita la percentuale di cittadini, e di giovani, che si definisce lettore». La conclusione più importante, spiega, è forse quella che porta sulla strada della molteplicità della fruizione: «Partiamo dall’analisi di come leggono i giovani: a scuola come all’università la loro è sempre una lettura su più schermi, da un lato il testo e dall’altro gli approfondimenti on line, o, nel caso dell’università, gli appunti, le slide, le piattaforme. La carta tiene, non ha subito l’abbandono avvenuto nella musica, ad esempio, ma chi legge un testo su carta quasi mai legge solo il testo su carta».


Anche la scelta di cosa leggere è cambiata: la lettura si è polarizzata tra pochi bestseller con successi mondiali, che vendono tantissimo, e un secondo livello alla portata di diversi autori: «Paradossalmente – spiega Dubini – entrare in una topten oggi è più facile di quanto non fosse in passato, perché esclusi i libri che vendono moltissimo ci sono vari titoli che vendono tutti abbastanza ma non cifre inarrivabili, anche un libro che vende 10mila copie può entrare in top ten». Un tema, il cosa si legge di più, connesso alla battaglia per la sopravvivenza delle librerie: «Nonostante le vendite on line, che non sono solo quelle delle grandi compagnie, la presenza di librerie fisiche è ancora il principale vettore di diffusione del libro di carta – spiega Dubini – Se però per le piccole librerie è impossibile rinunciare ai libri più venduti e, d’altro canto, è importante differenziarsi, bisogna iniziare a pensare ad alleanze tra librerie capaci di sviluppare la multicanalità di vendite dirette, on line e diverse forme di diffusione dei testi».


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