Plusvalenze Juventus, la telefonata tra Agnelli ed Elkann: «Allegri? Non parli delle politiche societarie»

In un’intercettazione l’a.d. di Exor consiglia all’allenatore discrezione sugli affari bianconeri. Il cugino: «Eccessivo ricorso alle plusvalenze»

Agli atti dell’inchiesta della procura di Torino sulle plusvalenze della Juventus c’è anche una telefonata tra Andrea Agnelli e John Elkann. L’a.d. di Exor (non indagato) parla proprio del bilancio “abbellito” grazie alla compravendita dei calciatori. E si preoccupa di quello che potrebbe dire l’allenatore dei bianconeri Massimiliano Allegri. A cui Elkann consiglia per interposta persona di non parlare delle politiche societarie. Intanto dopo la richiesta di rinvio a giudizio notificata dalla procura anche l’Uefa ha aperto un’inchiesta sul Fair Play finanziario. Tra i destinatari ci sono l’ex presidente, l’ex vice Pavel Nedved, Fabio Paratici e Maurizio Arrivabene. L’ipotesi accusatoria non è cambiata né per gli indagati né per la Juventus. Ma dalla rosa sono stati stralciati gli ex tre componenti del collegio sindacale che nei giorni scorsi sono stati sentiti dai magistrati torinesi. E per i quali si potrebbe andare verso l’archiviazione.


L’indagine dell’Uefa: cosa rischia la Juventus

Alla base dell’inchiesta i bilanci di tre annualità: 2019, 2020 e 2021. La procura ipotizza plusvalenze fittizie e manovre sugli stipendi dei calciatori durante la pandemia Covid. Ma ora per la Juve i guai potrebbero arrivare anche dalla Uefa. La confederazione di Aleksander Ceferin aveva infatti raggiunto con i bianconeri un settlement agreement sui conti, in base alla politica del financial fair play. Che impone alle società paletti precisi allo sbilanciamento tra entrate e uscite. Agnelli & Co. avevano accettato una multa di 3,5 milioni. Ed altri 19,5 da pagare in caso non venissero rispettati ulteriori paletti sugli esercizi delle prossime tre stagioni. Ma adesso a Nyon pensano che quell’accordo sia nato da dati falsati. L’Uefa parla infatti del rischio di una situazione «significativamente diversa da quella valutata» al momento dell’accordo concluso sulla base dei dati finanziari forniti dalla Juve per l’arco di tempo dal 2018 al 2022. Ovvero proprio l’orizzonte temporale al centro dell’inchiesta torinese. Per questo l’Uefa «coopererà con le autorità italiane». Ma intanto paventa una battaglia legale che in caso sarebbe lunga, anche più del procedimento disciplinare. Da quello, se verranno accertata irregolarità, la Juve rischia oltre alla revoca dell’accordo l’esclusione dalle Coppe europee per i prossimi anni, con annesse conseguenze sulle entrate. In Italia, con la riapertura dell’inchiesta da parte della Figc, le ipotesi sono di una multa e di una penalizzazione in classifica, oltre alle squalifiche. Ma c’è chi, come l’avvocato ed esperto di diritto sportivo Mattia Grassani, parla anche di una possibile retrocessione.


L’intercettazione Agnelli-Elkann

L’intercettazione tra Agnelli ed Elkann risale invece al 6 settembre 2021. A parlarne oggi è il Corriere della Sera: la telefonata si trova agli atti dell’inchiesta. «Il tema qua – dice il presidente – e torniamo alla genesi, all’anamnesi della situazione: noi abbiamo sempre preso dei rischi e il consiglio è sempre stato informato che siano stati presi. E si sono sempre trovati dei correttivi strada facendo». Al che Elkann replica: «Sì, però come ricordi, tu avevi detto che alla fine c’è stato, da parte della direzione sportiva, (…) si sono allargati. Ci sono tutta un serie di operazioni che loro hanno fatto». E Agnelli parla proprio del problema alla base dell’inchiesta: «Esatto, facendo eccessivo ricorso allo strumento delle plusvalenze: se ti crolla il mercato, ti crolla il mercato! Questo è un dato di fatto». I due parlano anche dell’allenatore Allegri. Secondo Elkann deve stare attento «a non dire che le politiche che sono state fatte in questi anni erano dissennate, si è speso un sacco di soldi per dei giocatori che non sanno. E poi quelle che erano le prerogative di mercato, erano prerogative dei mercati in quel momento. Adesso bisogna gestire le cose al meglio (…) tanto alla fine di quello che hanno fatto gli altri prima, chi se ne frega». E il cugino replica: «Sì, sì sono d’accordo, sono perfettamente d’accordo».

Le altre telefonate e il fantasma di Moggi e Giraudo

Nel fascicolo c’è anche una telefonata tra Andrea Agnelli e Luca Percassi, amministratore delegato dell’Atalanta. In altre intercettazioni si parlava degli affari con gli orobici. «Ci sono sette milioni di debito con l’Atalanta mai messi a bilancio», ha detto il dirigente sportivo Federico Cherubini davanti ai pm. E l’amministratore delegato Maurizio Arrivabene: «Sappiamo quanto dobbiamo all’Atalanta». Nella telefonata Agnelli dice invece a Percassi che la società deve rimanere ferma a causa dell’indagine di procura e Consob: «Allora io vorrei chiudere questa roba qua e poi tornare a mettere a posto, consapevole di quello che abbiamo, le varie situazioni». E in altri colloqui si evocano anche le precedenti gestioni, quelle finite dentro Calciopoli. A parlare sono i capi dell’area finanza, Stefano Bertola e Stefano Cerrato, e il responsabile dell’ufficio legale, Cesare Gabasio. Cerrato: «E ancora grazie che Ronaldo non ha fatto dei pizzini pericolosi». Bertola: «Moggi, Moggi! Però hai fatto magia». Gabasio: «Però all’epoca Giraudo non faceva ste cose qui».

L’ipotesi del bilancio parallelo

Il Sole 24 Ore invece ricorda che nella sua relazione Deloitte rilevava che la perdita di esercizio e il patrimonio risultavano sovrastimati di 61 e 9 milioni. Mentre nell’avviso di conclusione delle indagini si parlava di 155 milioni di plusvalenze e di risparmi per 22 milioni invece di 90. Per questo ci potrebbero essere debiti non riportati a bilancio per decine di milioni. Le scritture private con i calciatori, secondo i bianconeri, non vanno considerate come fonti di obbligazioni. Su questo si giocherà buona parte della partita legale.

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