Israele compra inserzioni su YouTube per smentire la crisi umanitaria: «C’è cibo a Gaza, qualsiasi altra affermazione è una bugia» – Il video
«Politici cinici e media di parte stanno mentendo, le immagini no», così inizia l’ultimo video diffuso sul canale YouTube del Ministro per gli Affari Esteri israeliano prima di mostrare diverse riprese di mercati e attività commerciali pieni zeppi di verdura, frutta, carne e altre migliaia di prodotti alimentari. «Queste sono riprese reali dei mercati alimentari di Gaza tra luglio e agosto 2025», immagini quindi attualissime, contemporanee addirittura, che, a detta del video diffuso, smentiscono la presunta carestia che affligge Gaza e i suoi abitanti. Nel video, oltre al cibo, si vedono persone sorridenti che mostrano fieramente prodotti in scatola e dolciumi. «C’è cibo a Gaza. Qualsiasi altra affermazione è una bugia», conclude il filmato con una scritta a caratteri cubitali.
La strategia comunicativa israeliana
Questi video, diffusi in tre lingue diverse (inglese, tedesco e italiano), è solo l’ultimo tassello nella campagna di comunicazione del governo israeliano per contrastare il racconto della carestia a Gaza, emergenza che l’Onu ha ormai ufficialmente confermato. Analizzando i dati messi a disposizione da Google, i video diffusi come fanno parte di un pacchetto di circa 300 inserzioni pubblicitarie acquistate dalla Israeli Government Advertising Agency, conosciuta anche come Lapam, l’ufficio comunicazione dell’esecutivo guidato da Benjamin Netanyahu. Per questo motivo è probabile che prima o durante la visione di un video su YouTube appaia questa inserzione. Al momento gli ultimi tre video contano 6,5 milioni di visualizzazioni nella versione inglese, 1,3 in tedesco e 700 mila in italiano. Nonostante le oltre 8 milioni di visualizzazioni combinate, è solo uno il commento presente sotto i video (i proprietari dei canali possono cancellare i commenti).
Gli influencer a Gaza
Non è la prima iniziativa di questo tipo. Già la scorsa settimana il governo israeliano aveva organizzato lo sbarco a Gaza di dieci influencer, con l’obiettivo di offrire una narrazione alternativa con un target mirato ai giovanissimi. Nei contenuti pubblicati dai giovani creator, la Striscia veniva descritta come una «terra piena di cibo e opportunità». Ma sullo stesso canale YouTube del Ministero sono presenti video di soli cinque giorni fa che mostrano i ristoranti di Gaza City o che attaccano i media occidentali «che diffondono la propaganda di Hamas».