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Usa e Ucraina riscrivono la bozza per la pace: il piano si riduce a 19 punti. Quali sono i temi rimasti fuori

24 Novembre 2025 - 16:55 Alba Romano
Le questioni territoriale e i rapporti tra Nato, Russia e Stati Uniti slittano. Sarà poi l'amministrazione americana a chiamare Mosca per far avanzare i colloqui

Una nuova bozza di pace tra Stati Uniti e Ucraina prende forma a Ginevra. Un documento snellito a 19 punti, frutto di ore di negoziati «intensi e produttivi», come riferito al Financial Times dal primo viceministro degli Esteri ucraino Sergiy Kyslytsya. Le due delegazioni hanno rivisto completamente il testo, raggiungendo un’intesa su diversi aspetti, ma lasciando «tra parentesi» le questioni più controverse, ovvero le questioni territoriali e i rapporti tra Nato, Russia e Stati Uniti, che saranno rimesse alla decisione diretta dei presidenti Donald Trump e Volodymyr Zelensky. Una bozza, dunque, che prova a fissare il perimetro comune degli interessi internazionali di Kiev ma che resta sospesa nei suoi punti più sensibili. Secondo quanto riferito dal viceministro Kyslytsya, questa nuova bozza rivista ha «poco in comune» con il piano di pace iniziale di 28 punti, contestati dall’Europa e da Zelensky: «Sono rimasti pochissimi elementi della versione originale», ha dichiarato. Sarà poi l’amministrazione americana a chiamare Mosca per far avanzare i colloqui.

Gli emendamenti Ue al piano iniziale degli Usa

Al piano iniziale americano, l’Ue aveva proposto 24 emendamenti. La proposta messa sul tavolo da Francia, Germania, Regno Unito e Commissione europea aveva rivisto in profondità i 28 punti della bozza americana, di cui quattro cancellati integralmente. L’obiettivo era correggere la linea statunitense sulle concessioni territoriali e sulle garanzie di sicurezza, a partire dal fatto che Stati Uniti e Ue dovranno garantire insieme la protezione di Kiev, riproducendo di fatto un meccanismo simile all’articolo 5 Nato.

Cosa c’era nella prima bozza

Nel primo articolo della bozza iniziale si segnala: «La sovranità ucraina da riconfermare». Al punto 9 si legge che «I caccia Nato saranno stanziati in Polonia», mentre la formulazione trumpiana parlava di «caccia europei». Mentre al punto 13 si sottolinea che il ritiro delle sanzioni alla Russia «sarà discusso e concordato in fase e caso per caso». Il rispetto dell’accordo sarà garantito da Usa, Ucraina, Russia e Ue. E quindi non solo dagli Stati Uniti. Al punto 27 si offre a Trump un ruolo prioritario: «Questo accordo sarà legalmente vincolante. La sua attuazione sarà monitorata e garantita da un Consiglio di Pace, presieduto dal Presidente Donald J. Trump». Infine, l’ultimo punto dichiara l’immediato cessate il fuoco.

La possibilità di sostenere l’Ucraina senza gli Usa

Intanto gli europei si preparano anche al piano B. Ovvero alla possibilità di sostenere l’Ucraina senza gli Usa. Il primo punto è l’intelligence. Lo spionaggio dallo spazio, dal cielo, dalle antenne che captano le comunicazioni serve agli ucraini per anticipare gli attacchi dei russi e per programmare i raid sul territorio di Vladimir Putin. Per questo le risorse ci sono, ma vanno messe in rete. Tra queste costellazioni di satelliti che offrono riprese con una risoluzione leggermente inferiore a quelli militari ma coprono l’intero pianeta. Poi ci sono le armi. Lo scudo di Kiev contro i bombardamenti da giugno riceve pochissimi missili terra-aria: le donazioni americane sono finite e il programma Purl – vendite dagli Usa pagate dai Paesi Ue – si sta dimostrando lentissimo.

Le riserve Ue

L’Ue può aiutare l’Ucraina soltanto dando fondo alle sue riserve. Repubblica spiega che Berlino, Atene, l’Aia, Stoccolma, Bucarest, Madrid hanno centinaia Patriot, ritenuti indispensabili per la sicurezza nazionale. Lo stesso vale per gli Aster 30 di Londra, Parigi, Roma che servono per le batterie Samp-T, due delle quali presenti in Ucraina ma rimaste senza proiettili. Mentre nel 2026 in Germania dovrebbe entrare in funzione una fabbrica di Patriot. Anche se c’è da considerare il versante di Mosca. Dove anche Putin ha bisogno di chiudere in fretta il conflitto.

La Russia ha dovuto fronteggiare il crollo del prezzo del petrolio e quindi delle sue entrate. È stata obbligata a introdurre tasse impopolari. Mentre la macchina del reclutamento soffre degli storici problemi. Diplomatici e generali dell’Ue vedono questa prospettiva come l’opportunità per trattare oggi una pace in condizioni accettabili per Kiev. Mentre i 28 punti di Trump vengono letti come una replica dell’accordo siglato dallo stesso presidente in Afghanistan, senza coinvolgere gli alleati.

Il cancelliere Merz e la linea rossa

Intanto il cancelliere Merz spiega che «le condizioni non negoziabili sono senza dubbio l’integrità territoriale dell’Ucraina e il diritto del Paese a esistere. Su questo non si può trattare e quindi noi, e io personalmente, sosteniamo la posizione negoziale del governo ucraino». Poi elogia gli Usa: «Sono grato che gli americani abbiano nuovamente manifestato la loro disponibilità a partecipare alla fornitura di garanzie di sicurezza, il ruolo degli Stati Uniti è indispensabile. Ecco perché ne stiamo discutendo con gli americani, ma ora non è il momento giusto per speculare sui dettagli». Infine, sulle truppe tedesche in Ucraina: «Sono tutte speculazioni prive di attinenza con la situazione attuale. Adesso stiamo cercando di porre fine a questa guerra, o almeno di raggiungere un cessate il fuoco. E se ci riusciremo, avremo già fatto molto. Dopodiché inizierà il vero lavoro».

Quanto può resistere l’Ucraina

Oleksiy Melnyk, condirettore del think tank ucraino Razmukov Centre, spiega infine che «senza le armi e l’intelligence americane l’Ucraina può resistere, sì, ma non so per quanto tempo e con quanta efficacia». Perché, per esempio, «senza l’allerta Usa sui droni Shahed e i missili balistici avremo più vittime civili e più distruzioni. È anche vero che gli europei hanno aumentato la produzione di munizioni e droni, oggi possono dare più di prima». Sul Donbass «l’Ucraina è in inferiorità numerica e di fuoco. I successi russi, però, sono sopravvalutati: Mosca occupa circa il 20 per cento del nostro territorio, Crimea inclusa, e in due anni di offensiva ha conquistato meno dell’1 per cento in più al prezzo di perdite enormi. Con questi ritmi le servirebbero almeno altri due anni per arrivare ai confini amministrativi del Donbass».

Il piano Trump

Melnyk dice che quando ha letto il piano di Trump ha pensato «a un falso. Sembrava scritto a Mosca e tradotto in inglese. In tal senso, sono arrivate anche delle conferme. Così com’è, è un piano di capitolazione: promette profitti agli americani e soddisfa quasi tutte le richieste di Putin». Infine, Zelensky: «Non deve scegliere Trump o l’Europa, servono Trump e l’Europa. Bisogna coordinarsi con Ue e Regno Unito, con cui abbiamo comuni interessi di sicurezza, e presentare a Washington una posizione unitaria sulle linee rosse da non attraversare. Uno stop agli aiuti colpirebbe anche gli Usa: la loro industria oggi guadagna sulle vendite finanziate dagli europei». Il piano prevede un tetto alle forze armate ucraine di 600 mila soldati. Per gli europei si può arrivare a 800 mila. «Non è una questione di numeri, ma di principio. Nessuno dall’esterno, soprattutto lo Stato aggressore, può dire a un Paese sovrano quanti soldati deve avere. Altrimenti la sovranità viene limitata».

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