Usa-Russia-Ucraina, si tratta a oltranza. Trump manda Witkoff da Putin e rimbalza Zelensky: «Li vedrò solo quando c’è l’accordo»

Il pendolo dei negoziati sulla fine della guerra tra Russia e Ucraina continua ad oscillare ed ora, dopo aver temuto di dover ingoiare un accordo di «capitolazione», è Kiev a credere nel nuovo piano che starebbe prendendo forma nei conciliaboli con gli americani. Mentre i russi masticano amaro. Dopo i colloqui svolti a Ginevra nella giornata di domenica, anche grazie alla mobilitazione degli europei, gli americani hanno rimesso mano al piano, che secondo indiscrezioni si è ora ridotto a “soli” 19 punti rispetto ai 28 di partenza. Non si conoscono ufficialmente i dettagli, ma sembra che molte delle condizioni più punitive per l’Ucraina siano state corrette o rimosse dalla bozza di accordo. «Ora ha l’aria molto solida», ha detto il braccio destro di Voldodymyr Zelensky Andriy Yermak ad Axios parlando in particolare delle garanzie di sicurezza «vincolanti» per l’Ucraina cui gli Usa avrebbero ora acconsentito. «Penso sia una decisione storica del presidente Trump e degli Stati Uniti di emettere queste forti garanzie di sicurezza come l’Ucraina non ha mai avuto prima», ha sottolineato Yermak. Quanto alla Nato, Kiev ha chiarito che non modificherà certo la Costituzione per escludere l’adesione – come voleva la bozza Witkoff-Dmitriev – ma si rende conto della realtà attuale che nei fatti al momento non lo consente.
Le questioni «delicate» da risolvere
Un giudizio nel complesso positivo, dunque, anche se restano questioni ancora sul tavolo da dirimere. Lo ha confermato oggi la stessa portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt: «Nell’ultima settimana gli Stati Uniti hanno fatto incredibili progressi verso un accordo di pace portando al tavolo sia l’Ucraina che la Russia». Ci sono però «alcuni dettagli delicati, ma non insormontabili, che devono essere risolti e richiederanno ulteriori colloqui tra Ucraina, Russia e Stati Uniti», ha spiegato su X la portavoce dopo che nelle scorse ore si era sparsa la voce che l’Ucraina avesse già dato il suo sì al nuovo impianto. Yermak chiarisce ad Axios che quei «dettagli delicati» riguardano essenzialmente le questioni territoriali. A quali e quanti territori dovrà rinunciare l’Ucraina? Su questo evidentemente l’accordo pieno ancora non c’è, e per questo ora Zelensky vuole vedere a quattr’occhi Donald Trump, e al più presto, di modo da chiudere la partita. Se sarà possibile, già nei prossimi giorni, quelli del “ponte” di Thanksgiving negli Usa che inizia giovedì. Trump progetta di lasciare Washington fin da stasera per trascorrere i giorni di festa nella villa di Mar-a-Lago, in Florida, fino a domenica. No problem per Kiev, anzi, sarebbe «significativo simbolicamente che l’incontro si tenga attorno alla festività», dice Yermak. Un riferimento forse anche al fatto che proprio il giorno di Thanksgiving era stato indicato inizialmente da Trump come data ultima entro cui l’Ucraina avrebbe dovuto dare la sua risposta al piano-capestro proposto. Deadline poi smussata, rinviata, di fatto cancellata, anche se la Casa Bianca continua a spingere per giungere al più presto a un accordo sulla fine della guerra.
November 25, 2025
Il doppio tavolo di Trump per trovare l’intesa
Trump però in serata ha fatto capire di non avere alcuna intenzione di vedere Zelensky. Non ora, e non da solo. Con russi e ucraini continueranno a parlare in separate sedi i suoi vari inviati e alter ego. Quanto a lui, progetta di vedere Putin e Zelensky sì, ma «SOLO quando l’accordo per mettere fine alla guerra sarà definitivo, o agli ultimi passi». Lo ha scritto in serata lo stesso presidente Usa su Truth, ribadendo la soddisfazione per i progressi «incredibili» compiuti nell’ultima settimana e dando mandato nel breve termine rispettivamente all’inviato Steve Witkoff di andare a incontrare direttamente con Vladimir Putin, e al segretario dell’Esercito Dan Driscoll di proseguire nei colloqui con gli ucraini. Lui, per ora, attenderà gli aggiornamenti dal suo buen retiro di Mar-a-Lago.
La delusione dei russi e i colloqui ad Abu Dhabi
Da convincere restano infatti ora i russi, che sembrano alquanto amareggiati dalla piega che hanno preso i colloqui Usa-Ucraina + europei. Mosca «non accetterà la cancellazione dal piano di pace di Trump sull’Ucraina della lettera e dello spirito di Anchorage», ha detto stamattina il ministro degli Esteri Sergej Lavrov, rievocando le intese tra Trump e Putin al vertice di Ferragosto in Alaska su cui si baserebbe essenzialmente il piano in 28 punti spuntato fuori la scorsa settimana. Ancora una volta il Cremlino sostiene che gli europei siano intervenuti a rovinare tutto il lavorio diplomatico bilaterale tra le due ex superpotenze. L’Europa ha avuto le sue possibilità per giocare un ruolo nella soluzione pacifica del conflitto ucraino, ma «ha fallito su tutti i fronti» a partire dal 2014, sostiene Lavrov, secondo cui la Russia «apprezza la posizione degli Stati Uniti, gli unici nel mondo occidentale, a differenza di Londra, Bruxelles, Parigi, Berlino, a mostrare iniziativa per trovare vie per una soluzione». Fumo propagandistico a parte, nei fatti Usa e Russia si stanno parlando, e di nuovo a quattr’occhi. Da ieri sera il segretario dell’esercito Usa Daniel Driscoll si trova ad Abu Dhabi per negoziare con la controparte russa. «I colloqui stanno procedendo bene e restiamo ottimisti», si limita a dire un suo portavoce. In realtà secondo il Financial Times la Russia ora è di nuovo tentata di far saltare il banco se il nuovo piano di pace non andrà incontro ai suoi principali obiettivi.
Meloni, Rubio e le garanzie per l’Ucraina
L’amarezza dei russi si spiega anche con il nuovo dialogo sull’asse euro-americano. Oggi infatti per la prima volta il segretario di Stato Usa Marco Rubio ha preso parte alla video-riunione della cosiddetta Coalizione dei Volenterosi. Un evidente segnale di vicinanza agli europei rimasti sbigottiti nei giorni scorsi per il piano Usa-Russia. Nella riunione Rubio avrebbe sottolineato che le garanzie di sicurezza per Kiev sono «una componente fondamentale» di qualsiasi accordo di pace e che sia l’Ucraina che la Russia «hanno bisogno di chiarezza». Anche la premier italiana Giorgia Meloni ha preso parte alla riunione ed ha sottolineato lo stesso aspetto. Nel suo intervento Meloni «ha manifestato apprezzamento per il processo negoziale avviato a Ginevra su impulso americano e ha sottolineato l’importanza della coesione a sostegno di un percorso finalizzato a una pace giusta e duratura in Ucraina. In tale quadro, è stata anche ribadita la necessità di solide garanzie di sicurezza condivise tra le due sponde dell’Atlantico», fa sapere Palazzo Chigi in una nota. La presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, dal canto suo, ha sottolineato come «un punto centrale dei negoziati è la questione del finanziamento dell’Ucraina, compreso l’utilizzo dei beni sovrani russi immobilizzati», su cui secondo Emmanuel Macron l’Ue presenterà presto una soluzione.
Droni e missili sull’Ucraina (e oltre)
L’esercito russo ha lanciato 22 missili e oltre 460 droni contro l’Ucraina nella notte tra lunedì 24 e martedì 25 novembre, causando diversi morti e feriti. a Kiev, secondo quanto riportato dalle autorità locali, sono almeno quattro le persone rimaste uccise. Alcuni droni sono caduti poi anche in Moldavia e Romania. In particolare, gli abitanti dell’area della città di Floresti, in Moldavia, sono stati evacuati dopo la caduta di un drone stanotte durante un massiccio attacco russo sull’Ucraina. Mentre caccia della Nato sono stati fatti decollare in Romania per proteggere il suo spazio aereo dopo che almeno un drone russo ha violato lo spazio aereo rumeno vicino al confine con l’Ucraina. «Ecco perché tutti i partner devono ricordare che ogni giorno bisogna salvare vite umane. Armi e difesa aerea sono essenziali. Non ci deve essere alcuna interruzione negli aiuti», ha incalzato Zelensky.
Foto copertina: ANSA/EPA/PRESIDENTIAL PRESS SERVICE | L’ultimo incontro tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky alla Casa Bianca – Washington, 18 agosto 2025
